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4 dicembre 2022

Massimo Popolizio torna in scena con FURORE di Steinbeck al Teatro Argentina | 6 - 18 dicembre 2022

 

Teatro Argentina

6 - 18 dicembre 2022

 

Massimo Popolizio

Furore

dal romanzo di John Steinbeck
ideazione e voce Massimo Popolizio
adattamento Emanuele Trevi
musiche eseguite dal vivo da Giovanni Lo Cascio

suono Alessandro Saviozzi
luci Carlo Pediani
regista assistente Giacomo Bisordi
creazioni video Igor Renzetti e Lorenzo Bruno 

foto di Federico Massimiliano Mozzano

Produzione Compagnia Umberto Orsini, Teatro di Roma - Teatro Nazionale

Furore Copyright © John Steinbeck, 1939
Copyright rinnovato John Steinbeck, 1967

 

orari: prima, martedì e venerdì ore 20.00

mercoledì, sabato e giovedì 8 dicembre ore 19.00 | domenica e giovedì 15 dicembre ore 17.00 | lunedì riposo
durata: 75 minuti senza intervallo

 

Tra le personalità d'arte con cui il Teatro di Roma condivide da diverse stagioni la volontà di innescare riflessioni per interpretare il mondo e farsi cassa di risonanza del nostro tempo, Massimo Popolizio è artista coerente e fondante del progetto artistico per un rinnovamento della tradizione da porgere nella sua vivezza anche alle nuove generazioni. La sua maestria interpretativa e sapienza registica tornano sul palco del Teatro Argentina, dal 6 al 18 dicembre, con la ripresa di Furore, prestando corpo e voce al capolavoro scritto da John Steinbeck nel 1939, e adattato per la scena da Emanuele Trevi, recente premio Strega 2021.

Un successo coproduttivo del Teatro di Roma con la Compagnia Umberto Orsini, apprezzato da un pubblico vasto, sempre crescente, che calca le scene dal 2019 e viene, oggi, riproposto per restituire la forza e la potenza di uno spettacolo di travolgente attualità, che ha saputo impregnare di verità umana le pagine di un capolavoro della narrativa americana. Epico affresco della Grande Depressione, che racconta una delle più devastanti migrazioni di contadini della storia moderna, attraverso un viaggio di sfinimento, sopraffazione, paura e speranze verso la terra sognata della California. Una trama che si snoda fra migrazioni, povertà e crisi sociale, e che Massimo Popolizio fa risuonare in un flusso narrativo fatto di fame, esilio, alluvioni, corpi esausti, cataclismi climatici, polvere e semi di quel "furore" che cresce sempre più. Lo spettacolo diventa una ballata blues, dolce e furiosa, amplificata dalle suggestioni sonore del polistrumentista Giovanni Lo Cascio e dalle immagini immortalate eternamente dalle fotografie di Dorothea Lange e Walker Evans, per immergere lo spettatore nella fragile umanità e nel tragico destino di un popolo, umiliato e prostrato, senza terra e nella povertà più assoluta, ma che non si arrende nel suo viaggio, senza ritorno, verso la sopravvivenza. Massimo Popolizio suona con le sue parole le pagine-mondo dello straziante esodo dei braccianti dalle regioni centrali degli Stati Uniti, costretti a lasciare le proprie terre e attraversare la Route 66, in seguito alla Depressione del '29 funestata da crisi agricola, economica e sociale.

Lo spaccato umano e storico di quello che si trasformerà in un classico della letteratura americana, risale all'inchiesta giornalistica commissionata a Steinbeck nell'estate del 1936 dal San Francisco News sulle condizioni di vita del proletariato rurale immigrato in California. Contadini americani del Midwest, colpiti dalla crisi e in fuga dalle tempeste di sabbia e dalla conseguente siccità che rendeva sterili le terre coltivate a cotone. Il risultato di quell'indagine fu una serie di articoli da cui l'autore americano generò, tre anni dopo, nel 1939, il romanzo Furore, e con cui conquisterà il Premio Pulitzer. «È una straordinaria figura di narratore – nello stesso tempo arcaica e modernissima – che può prendere forma in un lavoro di drammaturgia basato sul capolavoro di John Steinbeck. E forse non c'è un attore, nel panorama teatrale italiano, più in grado di Massimo Popolizio di prestare a questo potentissimo, indimenticabile «story-teller» un corpo e una voce adeguati alla grandezza letteraria del modello. Leggendo Furore, impariamo ben presto a conoscerlo, questo personaggio senza nome che muove i fili della storia. Nulla gli è estraneo: conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro, ma a differenza di loro conosce anche le cause del loro destino, le dinamiche ineluttabili dell'ingiustizia sociale, le relazioni che legano le storie dei singoli al paesaggio naturale, agli sconvolgimenti tecnologici, alle incertezze del clima – racconta Emanuele Trevi Tutto, nel suo lungo racconto, sembra prendere vita con i contorni più esatti e la forza d'urto di una verità pronunciata con esattezza e compassione. Più che a una «riduzione», riteniamo che un progetto drammaturgico su Furore debba tendere a esaltare le infinite risorse poetiche del metodo narrativo di Steinbeck, rendendole ancora più evidenti ed efficaci che durante la lettura Massimo Popolizio darà vita a un one man show epico e lirico, realista e visionario, sempre sorprendente per la sua dolorosa, urgente attualità. Il controcanto è affidato al caleidoscopio di suoni realizzati dal vivo dal percussionista Giovanni Lo Cascio».

Massimo Popolizio torna protagonista nel periodo natalizio, il 26 e il 27 dicembre, sul palco del Teatro Argentina con Popolizio legge Belli, tra i versi affilati, cinici, erotici e rivoluzionari del cantore della Città eterna, con l'accompagnamento di Valerio Magrelli. Mentre dal 14 marzo al 2 aprile, sempre all'Argentina, debutta con un altro capolavoro della drammaturgia americana, Uno sguardo dal ponte, dramma della gelosia di Arthur Miller scritto nel 1955 e diretto al cinema da Sidney Lumet. Un grande racconto teatrale riproposto con la potenza espressiva di un film per restituirne un affresco sociale che solleva temi ancora attuali come povertà, immigrazione clandestina, caccia allo straniero e morbosità familiare.

Iniziative culturali attorno a Furore

 

Attorno a Furore il Teatro di Roma dipana un ricco programma di iniziative culturali: per l'intera durata delle repliche di Furore, dal 5 al 18 dicembre in Sala Squarzina, è allestita la mostra fotografica The Grapes of Wrath (visitabile per 30 minuti dopo il termine dello spettacolo), che restituisce il volto dell'America della Depressione attraverso una collezione di immagini scattate dai più grandi fotografi di quegli anni su incarico del governo americano, disegnando un percorso da Oklahoma fino agli alberi di arance della California, sulle tracce dell'atmosfera del capolavoro di Steinbeck. L'8 dicembre (ore 16:30) l'appuntamento è alla Nuvola, nell'ambito della manifestazione "Più libri più liberi", con Dal libro al teatro, l'incontro – a cura di Biblioteche di Roma in collaborazione con Teatro di Roma – vedrà lo scrittore e giornalista Eugenio Murrali in dialogo con i circoli di lettura delle Biblioteche Flaminia, Giordano Bruno e Fabrica, sul rapporto tra il testo di Steinbeck e l'adattamento teatrale a cura di Emanuele Trevi. Il 16 dicembre (ore 17) in Sala Squarzina si terrà il talk pubblico Dall'America con "Furore". Migrazioni climatiche dal 1930 a oggi, dedicato a contestualizzare il lavoro di Steinbeck con l'attualità di tematiche come aridità, inondazione e migrazione climatica, l'incontro è organizzato in collaborazione con lo Youngboard di Teatro di Roma e Dominio Pubblico e lo Youth Council dell'Ambasciata degli Stati Uniti in Italia. Inoltre, Furore arriva nelle scuole con i laboratori di lettura ad alta voce - Novecento americano, attivati negli istituti scolastici aderenti alla Mappa della Città Educante dell'Assessorato alla Scuola di Roma Capitale. Le iniziative rientrano nel percorso di approfondimenti e sconfinamenti NOVECENTO AMERICANO, che il Teatro di Roma propone intorno a tre spettacoli in programma all'Argentina – Furore, Chi ha paura di Virginia Woolf? e Uno sguardo dal ponte – per raccontare uno spaccato storico e intimo del novecento americano attraverso lo sguardo letterario e drammaturgico di Steinbeck, Albee e Miller, dalla Grande depressione degli anni '30 alla New York degli anni '50 fino ai potenti cambiamenti sociali degli anni '60: un viaggio nella storia e nella società d'oltreoceano del '900, fra letteratura, cinema e immagini che rivelano profonde e sorprendenti risonanze con l'attualità.

 

Programma iniziative:

 

* 5 - 18 dicembre - Sala Squarzina del Teatro Argentina
mostra fotografica The Grapes of Wrath
Per tutta la durata delle repliche di Furore la mostra sarà visitabile per 30 minuti dopo il termine dello spettacolo.
Info e orari: ingresso libero | lunedì 5 dicembre ore 17.00 - 19.00 | da martedì 6 a sabato 10 dicembre ore 16.00 -18.00

domenica 11 dicembre ore 11.00 - 16.00

 

* 4 dicembre ore 17.00 - Casa del Cinema, Villa Borghese

Grapes of Wrath di John Ford (1940) Il film

Proiezione ad ingresso gratuito della versione cinematografica di Furore diretta John Ford (1940)

 

* 8 dicembre ore 16:30 Arena Biblioteche di Roma, centro congressi La Nuvola

Dal libro al teatro. Incontro su Furore di John Steinbeck

L'incontro – a cura di Biblioteche di Roma in collaborazione con Teatro di Roma, nell'ambito della manifestazione "Più libri più liberi" – vedrà lo scrittore Eugenio Murrali in dialogo con i circoli di lettura delle Biblioteche Flaminia, Giordano Bruno e Fabrica


* 16 dicembre ore 17:00 - Sala Squarzina del Teatro Argentina

Dall'America con "Furore". Migrazioni climatiche dal 1930 a oggi

Talk su Furore, organizzato in collaborazione con lo Youngboard di Teatro di Roma e Dominio Pubblico e lo Youth Council dell'Ambasciata degli Stati Uniti in Italia


* laboratori di lettura ad alta voce Novecento americano – Furore

10 appuntamenti negli istituti scolastici che hanno aderito al progetto promosso dall'Assessorato alla Scuola di Roma Capitale, Mappa della Città Educante. Queste attività fanno parte del progetto del Teatro di Roma "Novecento americano", un percorso di approfondimenti e sconfinamenti intorno a tre spettacoli in scena all'Argentina.

 

 

 

25 novembre 2022

Visioni Verticali - LUCA RIBUOLI: “Nel cinema più libertà rispetto alla serialità”

 

4. EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CINEMA DI POTENZA "VISIONI VERTICALI - AMBIENTE E TERRITORI"

LUCA RIBUOLI: "NEL CINEMA PIÙ LIBERTÀ RISPETTO ALLA SERIALITÀ"

"In questo momento la serialità concede meno libertà perché rispetto ad un film sono molto più costose", ha esordito così Luca Ribuoli, regista di grande fama e apprezzato dal pubblico per serie tv come NoiL'Allieva, La Mafia uccide solo d'estate, durante la masterclass di regia che l'ha visto protagonista ieri sera alla IV edizione del Festival del Cinema di Potenza "Visioni Verticali – Ambiente e Territori". 

Durante l'incontro, condotto come di consueto dall'attrice Alessandra Ferrara e dal direttore del CeSAMMarcello Foti, Ribuoli ha spiegato al pubblico come è iniziata la sua fortunata carriera. Dal runner all'aiuto regia, passando per il casting, per poi approdare finalmente alla regia: "Appena mi sono messo dietro la macchina da presa ho capito che quello era il mio posto", ha spiegato il regista.

Pur avendo esordito nella fiction che ama molto e in cui continua a lavorare con grande successo, il suo primo amore è sempre stato il cinema – "Ho fatto televisione pensando di fare cinema", ha spiegato.

Ma è grazie alla televisione che si è formato, approdando poi al grande schermo: "Fare fiction era come fare tanti film. Ho dovuto imparare a stare dietro ad un racconto più lungo, più strutturato. È una specie di maratona rispetto a un film".

Anche Francesca Bianchini (Head of Business Affairs di Amazon Studios Italia) e Claudio Falconi (produttore delegato presso la Wildside), nell'ambito del talk dal titolo "Produzione e piattaforme a confronto" moderato da Gemma Cossidente, hanno offerto numerosi spunti di riflessione sul mondo della serialità e non solo.

Il produttore e l'executive, infatti, hanno spiegato come "l'avvento delle piattaforme abbia permesso di arrivare ad un mercato internazionale", arricchendo il panorama dell'audiovisivo con una differenza di linguaggi volta a realizzare un prodotto dal carattere universale.

"In termini produttivi – ha spiegato la Bianchini – questo ha significato portare un modello americano in Italia, trovando un compromesso tra questo e il modello italiano".

Ma negli ultimi tempi il punto di vista si sta leggermente spostando. "La nuova tendenza, infatti, è quella di creare qualcosa di 'local' – ha continuato Falconi –; Prima il cinema era molto romanocentrico, adesso si trovano prodotti che parlano di tantissime altre realtà locali".

Un mercato, quindi, che indipendentemente da come lo si declini, per funzionare ha bisogno di mantenere uno sguardo attento sull'oggi.

Un esempio virtuoso, in tal senso, è sicuramente il film Siccità di Paolo Virzì, la commedia corale che fa i conti con i due anni di confinamento nel cuore di una Roma apocalittica e che ha chiuso la ricca giornata di ieri.

A presentare l'opera, il giovane attore Gabriel Montesi che ha spiegato al pubblico come il lavoro di attore sia per lui "una presa di coscienza come individuo".

Forse anche per questo il talentuoso interprete ha dichiarato di non avere preferenze fra cinema e serialità, perché "quando si ha una storia da raccontare e da scardinale è sempre un'opportunità".







 





19 settembre 2022

Artemis Danza - TRAVIATA -REGIA DI MONICA CASADEI - tournée mondiale

 

Produzione Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei

Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Ferrara

Con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia

Romagna-Assessorato alla Cultura, Provincia e Comune di Parma

 

 

Presentano

 

TRAVIATA

 

Coreografia, regia, scene, luci e costumi di

Monica Casadei

 

Assistente alla coreografia Elena Bertuzzi

Musiche Giuseppe Verdi

Elaborazione musicale Luca Vianini

Drammaturgia musicale Alessandro Taverna

 

TOURNÉE MONDIALE 2022

 

 

IL TERRITORIO IN SCENA: Le Anime di Artemis: Gli spettacoli di Artemis viaggiano in vari Teatri in Italia e all’estero, ogni coreografia studiata e provata con i danzatori della Compagnia si apre al territorio che la accoglie, attraverso il progetto Anime di Artemis incontrando allievi, danzatori, attori che entrano come parte viva e attiva nello spettacolo. Sono laboratori gratuiti dedicati a far conoscere l’identità coreografica di Monica Casadei e di Artemis nei quali si apprende, si danza e si sviluppa la conoscenza necessaria per partecipare allo spettacolo attraverso inserimenti coreografici appositamente valutati e preparati. Il cuore delle Anime di Artemis risiede nella curiosità e nella pratica dell’incontro come spazio di crescita reciproca, tra la Compagnia, le sue creazioni e gli allievi che di volta in volta hanno la possibilità di fare un‘incursione guidata in uno degli spettacoli di Artemis.

 

La collaborazione “BODY OF EVIDENCE” con i Centri Antiviolenza

La Compagnia Artemis Danza collabora con i centri antiviolenza d’Italia per la sensibilizzazione del pubblico sulla violenza contro le donne.

 

 

Traviata è il primo capitolo di un coraggioso progetto firmato da Monica Casadei, eclettica coreografa emiliana formatasi fra Italia, Inghilterra, Francia e vari soggiorni in Oriente, dedicato al celebre Maestro Giuseppe Verdi, che si propone di tradurre nel linguaggio della danza i melodrammi più celebri del più amato compositore italiano. La tappa successiva, Rigoletto, ha debuttato a Gennaio 2012 al Théâtre de Suresnes Jean Vilar di Parigi e, in occasione del bicentenario della nascita di Verdi e Wagner su nuova commissione del Teatro Comunale di Bologna, “La Doppia Notte. Aida e Tristan”, accompagnata dal vivo dall'Orchestra del Teatro stesso, sulle musiche di Giuseppe Verdi e Richard Wagner, con elaborazione musicale del Maestro Claudio Scannavini.

 

“Violetta contro tutti. Violetta in bianco, speranza di purezza, Violetta in rosso, perché le sanguina il cuore. Un cuore che forse sarebbe stato meglio non fosse mai battuto. Meno dolore, meno contrasto. Violetta, una storia in cui scorre il senso della fine ad ogni alzar di calice. Nulla si risolve. È tardi. È tardi. Dietro i valzer, il male che attende. Dietro le feste e la forma, il marciume di una società in vendita, vuota, scintillante. Addio, del passato bei sogni ridenti. Perché non si è pura siccome un angelo. Questa donna conoscete? Amami, Alfredo…”

 

Aver conversato con Monica Casadei sul debutto di Traviata, ci ha catapultati all’interno di un viaggio coreografico in cui la danza e l’opera duettano dando corpo a un fluire di immagini sbrigliato da qualsiasi volontà di aderenza didascalica, eppure legato a doppio filo al dramma di Violetta. Viaggio in cui vibra il sentimento amoroso di chi spera, legato tragicamente alla sensazione di sapere che tutto finisce, mentre si consuma il conflitto tra singolo e società, pubblica facciata e privato sentire.

Ci vuole coraggio e determinazione, ma la Casadei, coreografa volitiva e combattiva, accetta la proposta di intraprendere un triennale progetto coreografico dedicato al celebre compositore di Busseto. Un “corpo a corpo”, nato dal fatto di misurarsi con una musica che non possiamo pensare slegata dalle scene, complice un artista, Verdi, drammaturgo ancor prima che compositore. Per Traviata, quell’Amami, Alfredo, quel libiam ne’ lieti calici, quel croce e delizia, quel sì, piangi, quell’è tardi, qualunque sia la taratura della passione per il bel canto di chi legge, sono parole che si legano nella memoria a voci, ad arie, musiche, storie, teatri, a partire dalle pagine del libro, fonte dell’opera verdiana. Alfredo e Violetta si mischiano nella mente con Marguerite e Armand, i protagonisti dello struggente romanzo La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, 1848, una storia, scriveva il suo autore, che ha un solo merito: “quello di essere vera”. Perché è la società reale con il suo conformismo di copertura che pulsa nelle pagine di Dumas e in Marguerite, nome di fantasia sotto cui si nascondeva quella Marie Duplessis, morta di tisi, sepolta a Montmartre e amata dal giovane scrittore.

Romanzo che diventa prima dramma teatrale, poi opera lirica, poi balletto. Da Eleonora Duse a Sarah Bernhardt, da Maria Callas a Alessandra Ferri, Marie/Marguerite/Violetta con la voce, il canto o l’emozione del corpo che danza ha fatto piangere intere generazioni.

 

Ma quale Traviata vedremo stasera?

 

Una Traviata letta dal punto di vista di Violetta. Violetta, appunto, contro tutti. Violetta al centro di una società maschilista espressa da un coro in nero. Violetta moltiplicata in tanti elementi femminili, in tanti spaccati di cuore. Violetta disprezzata, che anela, pur malata, pur cortigiana, a qualcosa di puro. Violetta contro cui si scagliano le regole borghesi espresse dal padre di Alfredo, Giorgio Germont, emblema di una società dalla morale malsana. Una società in cui per certi versi si rispecchia a distanza anche la nostra.

Ed ecco Violetta in mezzo a altre Violette, gonna bianca, gonna della festa, gonna del libiam, ma anche del dolore, di un assolo danzato di schiena, in cui assolo significa solitudine, viaggio verso la morte, cammino verso il proprio funerale: e intanto ascoltiamo l’addio, del passato.

Traviata ha significato per Casadei e i suoi collaboratori, da Alessandro Taverna, autore della drammaturgia musicale, a Luca Vianini, che ha curato l’elaborazione musicale, entrare nel dramma di Violetta, di questa donna a cui è negata la speranza di un sentimento d’amore. Perché, se come prostituta felice del suo ruolo poteva essere integrata nascostamente dalla società, da cortigiana animata dal desiderio di uscire dal suo destino, non poteva che essere punita dalla malattia, dalla morte, dal disprezzo.

Uccisa dall’ipocrisia del coro. Alfredo, perciò, è nello spettacolo soprattutto un uomo di poco spessore, schiacciato dalle azioni del padre. Appartiene anch’egli al coro. Viene evocato più per la scena della festa da Flora, che per le sue dichiarazioni d’amore. Ancora il disprezzo, ancora lo scontro con la società delle apparenze: qui testimone vi chiamo/ che qui pagata io l’ho.

E allora ecco perché quell’ “È tardi” diventa la chiave di Traviata della compagnia Artemis. Due parole che risuonano come una campana a morte. Perché nulla può essere recuperato. Perché Violetta, in abito rosso, danza e il suo cuore non può che grondare sangue, sangue che è la tisi ma che è anche segno di una ferita interiore da cui non c’è che scampo. La società che tutto vede e controlla vuole il suo sacrificio. Sì, piangi, o misera”.

Come finire dunque? Come terminare questa visione in bianco e nero, sporcata dal rosso e dal dolore? Che sia con Amami, Alfredo, che ascolteremo in un mix di tante edizioni celebri, un’invocazione che è un grido di morte. Perché se nell’opera ascoltiamo Amami, Alfredo dopo l’incontro decisivo tra Violetta e il padre di Alfredo, nello spettacolo quest’invocazione è spostata al finale. Un urlo di disperazione, un grido di solitudine, in una Traviata molto femminile nella quale la partita non si gioca sulla decorazione, ma sull’esplodere di un’energia fisica di dolore, specchio dell’anima.

(Un cuore che gronda - Appunti da una conversazione con Monica Casadei intorno a Corpo a Corpo Traviata di Francesca Pedroni)

 

 

 

TAPPE TOUR INTERNAZIONALE

TRAVIATA - DI MONICA CASADEI

 

20 settembre

Vinh Phuc Theatre – Vin Phuc (Vietnam) h 18.00

 

21 settembre

Hai Phong Theatre – Hai Pong (Vietnam) h 18.00

 

22 settembre

Hanoi Youth Theatre - Hanoi (Vietnam) h 18.00

 

25 settembre

Inchon Theatre – Inchon (Corea) h 18.00

 

27 settembre

Anyang Art Centre – Anyang (Corea) h 18.00

 

7 settembre 2022

Mat Siracusa Shakespeare Fest con ineguagliabile Emanuele Giglio E Monica Griffa








Il 4 settembre il «Siracusa Shakespeare Fest» si è chiuso con l'anteprima dell'ultima creazione di Emanuele Giglio. che firmala traduzione, trasposizione e messa in scena della «Lucrezia» di Shakespeare.

Uno spettacolo di forte impatto, in cui elementi del punk tedesco si fondono all'epoca vittoriana, al barocco, alla musicalità del verso, in un unicum che ben disegna l'umanità ed il teatro dei nuovi anni '20.
«La violenza sulle donne è un carillon ossessivo, che a scadenza i media ci ripropongono fino ad assopire la mente, fino ad inglobare la notizia come scontata, ripetuta,la ascolto ma non la sento più, già la so, mi incuriosisce la dinamica del fatto, la sua spettacolarità e basta. Le conseguenze sono solo un sottofondo a volte anche noioso, monotono: come un rubinetto che gocciola ininterrottamente e che ormai il mio cervello legge come silenzio.»

Così riassume Monica Griffa, che sul palco con Giglio è parte di questo ingranaggio scenico: la Maria di Friz Lang che Emanuele Giglio ridisegna in una Metropolis anni 2022.

Una pièce singolare che arriva nei meandri dell'anima interrogandoci sulla disumanizzazione dell'umanità ed in cui in qualche modo riecheggiano i noti versi di Fabrizio De André ; «...per quanto voi vi crediate assolti, siete per coinvolti..»

 

 




29 agosto 2022

La stagione del Teatro Vascello 2022-2023 - 28 proposte teatrali

 

 

La stagione del Teatro Vascello 2022-2023

28 proposte teatrali

costellata di spettacoli di eccellenza artistica e vitalità intellettuale unici, spregiudicati e originali

Questa stagione è il risultato fruttuoso di tante anime connesse a perseguire un grande exploit

Il teatro vascello spazio teatrale unico nel perseguire una grande impresa volge alla sua XXXIV stagione.

DEL TEATRO NON SI PUÒ FARE A MENO | STAGIONE TEATRALE 2022/2023

 

TEBE AL TEMPO DELLA FEBBRE GIALLA

Dal 26 settembre al 2 ottobre

Testo e regia: Eugenio Barba

 

RESURREXIT CASSANDRA

Dal 4 al 9 ottobre

Ideazione, regia, scenografia, video Jan Fabre

 

LA SIGNORINA GIULIA

Dal 11 al 16 ottobre
adattamento e regia Leonardo Lidi

 

IL RESTO DELLA SETTIMANA

26 ottobre 2022 mercoledì h 21.00
con Peppe Servillo

 

SPAGHETTI

29 e 30 ottobre
Spettacolo di circo contemporaneo sulle migrazioni italiane di inizio secolo

 

ER CORVACCIO E LI MORTI

Lunedì 31 ottobre h 21
con Lino Guanciale

 

ORCHESTRA GIOVANILE FONTANE DI ROMA

giovedì 3 novembre h 21
Concerto dell'Orchestra giovanile Fontane di Roma al Teatro Vascello

 

KOBANE CALLING ON STAGE

Dal 15 al 20 novembre
tratto dall'opera omonima di ZEROCALCARE

 

CIRANO DEVE MORIRE

Dal 22 novembre al 4 dicembre
regia Leonardo Manzan

 

VIVALDIANA

Dal 6 al 11 dicembre
Coreografie Mauro Astolfi

 

JOHANN SEBASTIAN CIRCUS

Dal 15 al 18 dicembre
Regia Fabiana Ruiz e Giacomo Costantini

 

HYBRIS

Dal 20 dicembre 2022 al 22 gennaio 2023
di Flavia Mastrella Antonio Rezza

 

OYLEM GOYLEM

Dal 24 al 29 gennaio
di e con Moni Ovadia

 

ASPETTANDO GODOT

Dal 31 gennaio al 5 febbraio
regia, scene e costumi Theodoros Terzopoulos

 

LA STORIA

Dal 7 al 19 febbraio
liberamente ispirato a "La storia" di Elsa Morante

 

TAVOLA TAVOLA, CHIODO CHIODO…

Dal 21 al 26 febbraio
un progetto di Lino Musella e Tommaso De Filippo

 

IL GABBIANO | PROGETTO CECHOV – PRIMA TAPPA

Dal 28 febbraio al 5 marzo
regia Leonardo Lidi

 

PENG

Dal 7 al 12 marzo
regia Giacomo Bisordi

 

ANTENATI – THE GRAVE PARTY

Dal 14 al 19 marzo
di e con Marco Paolini

 

IL SOCCOMBENTE

Dal 21 al 26 marzo
regia di Federico Tiezzi

 

DAVID COPPERFIELD SKETCH COMEDY, UN CAROSELLO DICKENSIANO

Dal 28 marzo al 2 aprile
una riscrittura di Marco Isidori da Charles Dickens

 

RAGAZZE AL MURO

Dal 4 al 7 aprile
con Eleonora Danco

 

LE CINQUE ROSE DI JENNIFER

Dal 12 al 16 aprile
regia Gabriele Russo

 

LE RELAZIONI PERICOLOSE

Dal 18 al 23 aprile
regia Carmelo Rifici

 

FONTANA PROJECT

Dal 26 al 30 aprile
coreografie Emiliano Pellisari

 

MIRACOLI METROPOLITANI

Dal 2 al 14 maggio
drammaturgia Gabriele Di Luca

 

THANKS FOR VASELINA

Dal 16 al 21 maggio
drammaturgia Gabriele Di Luca

 

STUPIDA SHOW! (CAPITOLO 1 – CATTIVI PENSIERI)

Dal 23 al 28 maggio
drammaturgia Gabriele Di Luca – con Beatrice Schiros

Qui di seguito le proposte dei nostri abbonamenti e card

CARD
Card Libera a 5 spettacoli a scelta su tutti e 28 gli spettacoli
 € 90 (ACQUISTA ONLINE)
Card Love a 2 spettacoli 4 ingressi a scelta su tutti e 28 gli spettacoli € 72 (ACQUISTA ONLINE)

ABBONAMENTI

Abbonamento Zefiro € 105 (7 titoli) (ACQUISTA ONLINE)
Abbonamento Eolo € 105 (7 titoli) (ACQUISTA ONLINE)
Abbonamento Ponentino € 75 (5 titoli) (ACQUISTA ONLINE)

Abbonamento ZEFIRO € 105 (7 titoli)
11- 16 ottobre La signorina Giulia
15-20 novembre Kobane Calling on Stage
31 gennaio – 5 febbraio Aspettando Godot
7-19 febbraio La storia
28 febbraio – 5 marzo Il gabbiano
21– 26 marzo Il soccombente
18–23 aprile Le relazioni pericolose

Abbonamento EOLO € 105 (7 titoli)
4-9 ottobre Resurrexit Cassandra
22 novembre – 4 dicembre Cirano deve morire
24-29 gennaio Oylem Goylem
21-26 febbraio Tavola tavola, chiodo chiodo
7-12 marzo Peng
14-19 marzo Antenati – the grave party
12–16 aprile – Le cinque rose di Jennifer

Abbonamento PONENTINO € 75 (5 titoli)
20 dicembre-22 gennaio H?bris
4–7 aprile Ragazze al muro
2-14 maggio Miracoli metropolitani
16-21 maggio Thanks for vasellina
23-28 maggio Stupida show

Come raggiungerci Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78 Monteverde Roma.
con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro.
Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43/G, Roma;
Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello