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Di Italiavola
il 21 agosto 2026 |
Direttore: Enzo Fasoli
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Di Italiavola
il 21 agosto 2026 |
| Philip Colbert courtesy of the artist studio |
| Lobster Gladiator Robot Ruin from the Future 2026. Ph Valentina Sensi |
| Philip Colbert in Pompei. Ph Valentina Sensi. Ufficio Stampa HF4 |
di Daniela Zappavigna
Una mostra diffusa di astici in una rilettura della
storia dell’arte firmata dall’artista britannico 'erede' di Andy Warhol:
un’installazione è esposta anche a Longola, il sito archeologico
incendiato pochi mesi fa
Dalle
rovine dell'antichità alle icone della cultura pop, passando per un
messaggio di rinascita per il territorio. Dal 27 luglio al Parco
Archeologico di Pompei ha preso il via: 'Philip Colbert in Pompei: Pop
Mythology', la più grande installazione artistica mai realizzata
dall'artista britannico, considerato dalla critica l'erede di Andy Warhol. Oltre
30 sculture monumentali del suo iconico alter ego, The Lobster, popolano
Pompei e i siti del territorio, tra cui il sito protostorico di Longola, dove
una delle opere sarà allestita come segno di attenzione verso il territorio, dopo
il grave incendio doloso che ha colpito l'area qualche tempo fa. 'Pop
Mythology', organizzata da 'Il Cigno Arte' nel il Parco
Archeologico di Pompei, rappresenta il prossimo grande progetto di
arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua
esplorazione della mitologia, della Storia e della cultura
contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti
delle installazioni 'site-specific' su larga scala, Colbert ha
realizzato importanti interventi artistici a Taipei, Seoul, Hong Kong,
Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, costruendo
una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca
all’intersezione tra arte, intrattenimento e cultura di massa, creando
esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo.
"Pompei è, per me, la città dell’antichità per
eccellenza', spiega
Philip Colbert, "un luogo che esiste oltre il tempo. Non
riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo
sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri
limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza, e la
città stessa sembra sospesa tra passato e presente".
Ispirata
all’arte antica di Pompei, in particolare al celebre mosaico a
soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi al Museo
archeologico di Napoli, la mostra, che include molte sculture mai
esposte prima dall’artista, dialoga con la storia del sito e del suo territorio
attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert, che
riecheggia la storia stessa di Pompei, fatta di distruzione,
conservazione e memoria collettiva. Mentre i visitatori attraversano il sito,
le sculture emergono in modo inatteso all’interno del parco: colorati
astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appaiono
tra colonne, archi e rovine antiche. Accanto a queste, una nuova trilogia di
monumentali sculture in acciaio nero, concepite come “reperti mitologici
del futuro”, tra cui 'guerrieri-astice' robotici, si
presentano come rovine speculative proveniente da un futuro
immaginario. Oltre a Pompei, dal 28 luglio scorso le
opere sono esposte anche negli altri siti gestiti dal parco archeologico: Longola,
Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real
Polverificio Borbonico.
"L'allestimento di un'opera a Longola assume un
significato particolare", sottolinea il direttore del parco, Gabriel
Zuchtriegel. "Dopo l'incendio che ha colpito il sito, la
presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e
solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L'arte
contemporanea può contribuire a mantenere alta l'attenzione sul patrimonio
culturale e a trasformare una ferita in un'occasione di partecipazione e
rinascita. Nel corso della mostra, seguiranno incontri con scuole e
associazioni nei vari luoghi, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre
Annunziata e Longola nel comune di Poggiomarino". Fondendo mitologia
classica e immaginario futuristico, 'Pop Mythology' presenta
Pompei non solo come un luogo archeologico storico, ma come uno spazio
culturale vivo, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura
visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità, la
civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia, la
mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati, invitando
un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo
contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva, ludica e
sorprendente.
"Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto
l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente
ludiche e grottesche, che non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una
satira spietata", conclude il curatore, Cesare Biasini Selvaggi. "È
una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico –
con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di
un’umanità irrazionale, incapace di imparare dalla storia, che continua a
consumare guerre nel mondo, sopraffazioni, egoismi e a ignorare o sottovalutare
la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per
consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di
fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza
civile, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori
dal recinto sacro del Parco, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi
satelliti nella carne viva, e spesso ferita, dell’hinterland campano. A partire
dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino), la Pompei prima
di Pompei. Qui, lo scorso 19 giugno, le fiamme della criminalità hanno cercato
di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito,
distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la
lunga marcia degli astici di Colbert prosegue, fino a Boscoreale, Torre
Annunziata, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso
della meraviglia, dello stupore, la fantasia e la creatività non sono un lusso
per pochi, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del
presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di
criminalità, degrado, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o
consolare: deve provocare le coscienze".
La mostra è visitabile fino al 30
novembre 2026.
| Carlotta Pinto - Mare Fuori |
| Cartisia Somma - Mare Fuori |
| Greta De Rosa - Mare Fuori |
Carlotta Pinto, Cartisia Somma e Greta De Rosa ospiti della serata conclusiva della XIV edizione
Sarà la serata conclusiva della XIV edizione dell'Ariano International Film Festival ad accogliere tre dei nuovi volti di «Mare Fuori», il fenomeno seriale che ha saputo parlare a un'intera generazione. Domenica 2 agosto, ad Ariano Irpino, Carlotta Pinto, Cartisia Somma e Greta De Rosa — interpreti della sesta e delle successive stagioni della serie — sfileranno sul Red Carpet del Festival.
Con la loro presenza, l'Ariano International Film Festival rinnova l'attenzione verso i giovani interpreti del cinema e della serialità italiana, dando al pubblico l'occasione di conoscere da vicino alcuni tra i talenti emergenti più promettenti del panorama audiovisivo nazionale.
Nella serie le tre attrici interpretano tre sorelle, nuove protagoniste delle vicende che animano l’IPM di Napoli.
Carlotta Pinto (Benevento) è Marika, la sorella che insegue il sogno del
canto. Cantante prima ancora che attrice, si è esibita al Teatro Comunale di
Benevento e nel 2024 ha vinto la sezione canto del contest «Yes I Know
My Way» dedicato a Pino Daniele;
Cartisia Somma (Roma) è Sharon, ambiziosa e determinata. L’attrice ha
debuttato in teatro nel 2019 ne «Il Vecchio e il Mare» ed è già apparsa
al cinema in «La partita delle emozioni».
Greta De Rosa (Napoli) è Annarella, la più giovane. Con «Mare Fuori» firma il suo debutto in una grande produzione, ed è già confermata tra le protagoniste del nuovo corso della serie.
Mare Fuori è una coproduzione Rai Fiction e Picomedia, società del gruppo Asacha e parte di Fremantle.
L'appuntamento è
per domenica 2 agosto, nella suggestiva cornice della Villa Comunale
di Ariano Irpino, dove le tre attrici saranno protagoniste del Red
Carpet e della cerimonia conclusiva della XIV edizione dell'Ariano
International Film Festival.
Per aggiornamenti sugli ospiti, sul
programma e su tutti gli eventi della XIV edizione, segui l'Ariano
International Film Festival sui canali ufficiali.
Sito: www.arianofilmfestival.it
Facebook: www.facebook.com/ArianoInternationalFilmFestival
Instagram: www.instagram.com/arianofilmfestival
| Menzione speciale Orange Harvest |
| AIFF AI_ SPECIAL MENTION - Orange Harvest |
| MADE IN CAMPANIA - CAMERA CON VISTA |
| I.C. Stanislao Mancini |
| Menzione speciale Alessandro Spallino |
La terza giornata della XIV edizione dell’Ariano International Film Festival si è aperta con un’importante novità: per la prima volta la kermesse ha presentato una neonata sezione competitiva, l’AIFF A.I., composta di sei opere realizzate con l’intelligenza artificiale. Per l’occasione, il regista Elad Baadany Hoogervorst ha mostrato la sua opera “Orange harvest”, insignita di una Menzione speciale. Il cortometraggio ricostruisce, in maniera intensa e suggestiva, una memoria familiare frammentata, giocando con i toni del bianco e nero e con un color arancio dal grande valore simbolico. Nel pomeriggio è stata assegnata un’altra Menzione speciale, al film “Per chi” di Alessandro Spallino, sul progetto Viva Vittoria, simbolo di quelle donne che desiderano cambiare il mondo.
Nel pomeriggio l’Auditorium Comunale
«Lina Wertmüller» ha ospitato le proiezioni «Oltre il concorso» targate Cinemaland,
la scuola di cinema del Festival. Si tratta di un importante progetto di
formazione rivolto ai ragazzi e alle ragazze degli istituti scolastici del
territorio. Attraverso un percorso che unisce teoria e pratica, gli studenti
hanno l'opportunità di conoscere da vicino il linguaggio cinematografico e di
sperimentare i diversi mestieri del cinema. L’Ariano International Film
Festival offre così ai giovani autori la possibilità di presentare il proprio
lavoro all'interno di una manifestazione internazionale, condividendo il
programma con professionisti, ospiti e pubblico.
Durante la giornata di mercoledì 29
luglio sono stati presentati infine i sei cortometraggi in concorso nella
sezione Made in Campania: “Camera con vista” di Mario Porfito, “Fine
vita mai” di Francesco Cesareo, “Fortunata” di Max Oliva
Bartolozzi, “Il fotografo” di Marco Sommella, “L’alone” di
Gian Piero Rotoli e “Nereide” di Alessandro D’Ambrosi. Sei
opere che hanno portato sul grande schermo storie intense e profondamente
legate al territorio, affrontando temi universali attraverso prospettive
differenti. Dalla Napoli degli anni Duemila alla stanza di una clinica di
lungodegenza, dal periodo dell’influenza spagnola a un futuro dominato
dall’intelligenza artificiale, i cortometraggi targati Made in Campania hanno
raccontato l’umanità in tutte le sue sfumature, confermando la vitalità e la
qualità del cinema campano contemporaneo.
Come ogni anno, torna all’Ariano
International Film Festival la competizione internazionale riservata ai
cortometraggi realizzati totalmente o in parte sul territorio della Regione
Campania. Confermandosi una delle più rappresentative la sezione è nata con
l’obiettivo di valorizzare il territorio attraverso il linguaggio del cinema e
di offrire uno spazio privilegiato agli autori che scelgono di raccontarne
l’identità, la cultura e le eccellenze. Il Festival crede profondamente che
sostenere il cinema realizzato sul territorio significhi anche favorire la
crescita di un’intera filiera culturale e produttiva. L’obiettivo non è
soltanto premiare il miglior cortometraggio, ma contribuire alla diffusione di
una cultura cinematografica che riconosca nella Campania un luogo ricco di
storie, creatività e professionalità. Il pubblico dell’Auditorium Comunale
“Lina Wertmüller” ha accolto con entusiasmo gli autori presenti in sala,
partecipando con interesse alle proiezioni e al confronto con i protagonisti.
Ad aggiudicarsi il primo posto è stato “Camera con vista” di Mario
Porfito, un’opera delicata e intensa che racconta la storia di una coppia
di anziani, pazienti di una clinica e compagni di stanza, alle prese con
ricordi condivisi, disegni liberatori e un senso di solitudine che, giorno dopo
giorno, lascia spazio a un profondo legame umano.
Daniela Zappavigna
Le ragazze di Miriam Tirinzoni protagoniste di una serata trionfale ai Trepponti di Comacchio (Fe): una nuova tappa del viaggio nella moda 'mare di lusso' itinerante, in un dialogo ideale con la visione di Dolce & Gabbana
Lo scorso 3 luglio 2026, la
suggestiva cornice di Comacchio (Fe) ha ospitato la sfilata delle
ragazze di Miriam Tirinzoni, in collaborazione con la Cna di Ferrara.
La serata si è tenuta sui Trepponti, dove la stilista ha
presentato una raffinata collezione di pezzi unici e iconici, scaturisti dalla
propria vena artistica: un 'connubio' perfetto tra sartorialità,
lusso e creatività. La stilista valtellinese, ancora una
volta, si è distinta per la qualità delle sue lavorazioni
artigianali, per la scelta di tessuti pregiati, per l’attenzione
ai dettagli. Tutti elementi che da sempre caratterizzano l’identità
del marchio 'MT Fashion'. Ogni costume era concepito
come un pezzo unico, impreziosito da ricami, paillettes, applicazioni e
accessori coordinati tra loro, che esaltavano la femminilità con
uno stile sofisticato ed esclusivo, in linea con
la filosofia del brand. In chiusura di serata, un capo
veramente speciale: un abito da sposa ideato da Miriam Tirinzoni e
denominato ‘Corona di luce’. Una creazione evocativa e raffinata,
di un’eleganza a dir poco regale.
La passerella di Comacchio ha
rappresentato una tappa del viaggio nella moda 'mare di lusso' itinerante di
Miriam Tirinzoni, dove l’eleganza incontra il fascino delle località
italiane più suggestive. Il tutto, in un dialogo tra il
percorso di Miriam Tirinzoni e la visione di Dolce &
Gabbana, primi ideatori e scopritori del valore del territorio, trasformando
città d’arte, borghi storici e luoghi simbolici in
autentici palcoscenici a cielo aperto. In questo scenario,
s'inseriscono anche le creazioni di Miriam Tirinzoni, che ha scelto
di portare le proprie collezioni in location ricche di Storia,
cultura e identità, facendo della sfilata un’esperienza
che unisce moda, arte e valorizzazione del patrimonio locale.
Con questa nuova tappa di Comacchio, il
brand di Miriam Tirinzoni prosegue il proprio percorso di valorizzazione
dell’alta moda italiana, portando in passerella una collezione che
unisce tradizione, innovazione e fascino, confermando
ancora una volta il proprio stile distintivo nel panorama della
moda di lusso. Per ulteriori informazioni sulla moda itinerante di Miriam
Tirinzoni, cliccare QUI.