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17 agosto 2026

ARTE: POP MITHOLOGY: PHILIP COLBERT IN POMPEI


Philip Colbert courtesy of the artist studio

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Lobster Gladiator Robot Ruin from the Future 2026. Ph Valentina Sensi
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Philip Colbert in Pompei. Ph Valentina Sensi. Ufficio Stampa HF4

di Daniela Zappavigna

Una mostra diffusa di astici in una rilettura della storia dell’arte firmata dall’artista britannico 'erede' di Andy Warhol: un’installazione è esposta anche a Longola, il sito archeologico incendiato pochi mesi fa

Dalle rovine dell'antichità alle icone della cultura pop, passando per un messaggio di rinascita per il territorio. Dal 27 luglio al Parco Archeologico di Pompei ha preso il via: 'Philip Colbert in Pompei: Pop Mythology', la più grande installazione artistica mai realizzata dall'artista britannico, considerato dalla critica l'erede di Andy Warhol. Oltre 30 sculture monumentali del suo iconico alter ego, The Lobster, popolano Pompei e i siti del territorio, tra cui il sito protostorico di Longola, dove una delle opere sarà allestita come segno di attenzione verso il territorio, dopo il grave incendio doloso che ha colpito l'area qualche tempo fa. 'Pop Mythology', organizzata da 'Il Cigno Arte' nel il Parco Archeologico di Pompei, rappresenta il prossimo grande progetto di arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua esplorazione della mitologia, della Storia e della cultura contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti delle installazioni 'site-specific' su larga scala, Colbert ha realizzato importanti interventi artistici a Taipei, Seoul, Hong Kong, Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, costruendo una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra arte, intrattenimento e cultura di massa, creando esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo.

"Pompei è, per me, la città dell’antichità per eccellenza', spiega Philip Colbert, "un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza, e la città stessa sembra sospesa tra passato e presente". 

Ispirata all’arte antica di Pompei, in particolare al celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi al Museo archeologico di Napoli, la mostra, che include molte sculture mai esposte prima dall’artista, dialoga con la storia del sito e del suo territorio attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert, che riecheggia la storia stessa di Pompei, fatta di distruzione, conservazione e memoria collettiva. Mentre i visitatori attraversano il sito, le sculture emergono in modo inatteso all’interno del parco: colorati astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appaiono tra colonne, archi e rovine antiche. Accanto a queste, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero, concepite come “reperti mitologici del futuro”, tra cui 'guerrieri-astice' robotici, si presentano come rovine speculative proveniente da un futuro immaginario. Oltre a Pompei, dal 28 luglio scorso le opere sono esposte anche negli altri siti gestiti dal parco archeologico: Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico. 

"L'allestimento di un'opera a Longola assume un significato particolare", sottolinea il direttore del parco, Gabriel Zuchtriegel. "Dopo l'incendio che ha colpito il sito, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L'arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l'attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un'occasione di partecipazione e rinascita. Nel corso della mostra, seguiranno incontri con scuole e associazioni nei vari luoghi, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Longola nel comune di Poggiomarino". Fondendo mitologia classica e immaginario futuristico, 'Pop Mythology' presenta Pompei non solo come un luogo archeologico storico, ma come uno spazio culturale vivo, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità, la civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia, la mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati, invitando un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva, ludica e sorprendente. 

"Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente ludiche e grottesche, che non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una satira spietata", conclude il curatore, Cesare Biasini Selvaggi. "È una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico – con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di un’umanità irrazionale, incapace di imparare dalla storia, che continua a consumare guerre nel mondo, sopraffazioni, egoismi e a ignorare o sottovalutare la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza civile, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori dal recinto sacro del Parco, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi satelliti nella carne viva, e spesso ferita, dell’hinterland campano. A partire dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino), la Pompei prima di Pompei. Qui, lo scorso 19 giugno, le fiamme della criminalità hanno cercato di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito, distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la lunga marcia degli astici di Colbert prosegue, fino a Boscoreale, Torre Annunziata, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso della meraviglia, dello stupore, la fantasia e la creatività non sono un lusso per pochi, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di criminalità, degrado, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o consolare: deve provocare le coscienze". 

La mostra è visitabile fino al 30 novembre 2026.



1 agosto 2026

LE PROTAGONISTE DI «MARE FUORI» SUL RED CARPET DELL'AIFF


Carlotta Pinto - Mare Fuori


Cartisia Somma - Mare Fuori


Greta De Rosa - Mare Fuori


Carlotta Pinto, Cartisia Somma e Greta De Rosa ospiti della serata conclusiva della XIV edizione

Sarà la serata conclusiva della XIV edizione dell'Ariano International Film Festival ad accogliere tre dei nuovi volti di «Mare Fuori», il fenomeno seriale che ha saputo parlare a un'intera generazione. Domenica 2 agosto, ad Ariano Irpino, Carlotta Pinto, Cartisia Somma e Greta De Rosa — interpreti della sesta e delle successive stagioni della serie — sfileranno sul Red Carpet del Festival.

Con la loro presenza, l'Ariano International Film Festival rinnova l'attenzione verso i giovani interpreti del cinema e della serialità italiana, dando al pubblico l'occasione di conoscere da vicino alcuni tra i talenti emergenti più promettenti del panorama audiovisivo nazionale.

Nella serie le tre attrici interpretano tre sorelle, nuove protagoniste delle vicende che animano l’IPM di Napoli.

Carlotta Pinto (Benevento) è Marika, la sorella che insegue il sogno del canto. Cantante prima ancora che attrice, si è esibita al Teatro Comunale di Benevento e nel 2024 ha vinto la sezione canto del contest «Yes I Know My Way» dedicato a Pino Daniele;

Cartisia Somma (Roma) è Sharon, ambiziosa e determinata. L’attrice ha debuttato in teatro nel 2019 ne «Il Vecchio e il Mare» ed è già apparsa al cinema in «La partita delle emozioni».

Greta De Rosa (Napoli) è Annarella, la più giovane. Con «Mare Fuori» firma il suo debutto in una grande produzione, ed è già confermata tra le protagoniste del nuovo corso della serie.

Mare Fuori è una coproduzione Rai Fiction e Picomedia, società del gruppo Asacha e parte di Fremantle.

L'appuntamento è per domenica 2 agosto, nella suggestiva cornice della Villa Comunale di Ariano Irpino, dove le tre attrici saranno protagoniste del Red Carpet e della cerimonia conclusiva della XIV edizione dell'Ariano International Film Festival.

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Per aggiornamenti sugli ospiti, sul programma e su tutti gli eventi della XIV edizione, segui l'Ariano International Film Festival sui canali ufficiali.

Sito: www.arianofilmfestival.it

Facebook: www.facebook.com/ArianoInternationalFilmFestival

Instagram: www.instagram.com/arianofilmfestival




MADE IN CAMPANIA: “CAMERA CON VISTA” VINCE LA SEZIONE DEDICATA AL CINEMA CAMPANO

 


Menzione speciale Orange Harvest


AIFF AI_ SPECIAL MENTION - Orange Harvest


MADE IN CAMPANIA - CAMERA CON VISTA


I.C. Stanislao Mancini


Menzione speciale Alessandro Spallino


La terza giornata della XIV edizione dell’Ariano International Film Festival si è aperta con un’importante novità: per la prima volta la kermesse ha presentato una neonata sezione competitiva, l’AIFF A.I., composta di sei opere realizzate con l’intelligenza artificiale. Per l’occasione, il regista Elad Baadany Hoogervorst ha mostrato la sua opera “Orange harvest”, insignita di una Menzione speciale. Il cortometraggio ricostruisce, in maniera intensa e suggestiva, una memoria familiare frammentata, giocando con i toni del bianco e nero e con un color arancio dal grande valore simbolico. Nel pomeriggio è stata assegnata un’altra Menzione speciale, al film “Per chi” di Alessandro Spallino, sul progetto Viva Vittoria, simbolo di quelle donne che desiderano cambiare il mondo.

Nel pomeriggio l’Auditorium Comunale «Lina Wertmüller» ha ospitato le proiezioni «Oltre il concorso» targate Cinemaland, la scuola di cinema del Festival. Si tratta di un importante progetto di formazione rivolto ai ragazzi e alle ragazze degli istituti scolastici del territorio. Attraverso un percorso che unisce teoria e pratica, gli studenti hanno l'opportunità di conoscere da vicino il linguaggio cinematografico e di sperimentare i diversi mestieri del cinema. L’Ariano International Film Festival offre così ai giovani autori la possibilità di presentare il proprio lavoro all'interno di una manifestazione internazionale, condividendo il programma con professionisti, ospiti e pubblico.

Durante la giornata di mercoledì 29 luglio sono stati presentati infine i sei cortometraggi in concorso nella sezione Made in Campania: “Camera con vista” di Mario Porfito, “Fine vita mai” di Francesco Cesareo, “Fortunata” di Max Oliva Bartolozzi, “Il fotografo” di Marco Sommella, “L’alone” di Gian Piero Rotoli e “Nereide” di Alessandro D’Ambrosi. Sei opere che hanno portato sul grande schermo storie intense e profondamente legate al territorio, affrontando temi universali attraverso prospettive differenti. Dalla Napoli degli anni Duemila alla stanza di una clinica di lungodegenza, dal periodo dell’influenza spagnola a un futuro dominato dall’intelligenza artificiale, i cortometraggi targati Made in Campania hanno raccontato l’umanità in tutte le sue sfumature, confermando la vitalità e la qualità del cinema campano contemporaneo.

Come ogni anno, torna all’Ariano International Film Festival la competizione internazionale riservata ai cortometraggi realizzati totalmente o in parte sul territorio della Regione Campania. Confermandosi una delle più rappresentative la sezione è nata con l’obiettivo di valorizzare il territorio attraverso il linguaggio del cinema e di offrire uno spazio privilegiato agli autori che scelgono di raccontarne l’identità, la cultura e le eccellenze. Il Festival crede profondamente che sostenere il cinema realizzato sul territorio significhi anche favorire la crescita di un’intera filiera culturale e produttiva. L’obiettivo non è soltanto premiare il miglior cortometraggio, ma contribuire alla diffusione di una cultura cinematografica che riconosca nella Campania un luogo ricco di storie, creatività e professionalità. Il pubblico dell’Auditorium Comunale “Lina Wertmüller” ha accolto con entusiasmo gli autori presenti in sala, partecipando con interesse alle proiezioni e al confronto con i protagonisti. Ad aggiudicarsi il primo posto è stato “Camera con vista” di Mario Porfito, un’opera delicata e intensa che racconta la storia di una coppia di anziani, pazienti di una clinica e compagni di stanza, alle prese con ricordi condivisi, disegni liberatori e un senso di solitudine che, giorno dopo giorno, lascia spazio a un profondo legame umano.



26 luglio 2026

Notti sotto le stelle d’Italia




Daniela Zappavigna

Le ragazze di Miriam Tirinzoni protagoniste di una serata trionfale ai Trepponti di Comacchio (Fe): una nuova tappa del viaggio nella moda 'mare di lusso' itinerante, in un dialogo ideale con la visione di Dolce & Gabbana

 

Lo scorso 3 luglio 2026, la suggestiva cornice di Comacchio (Fe) ha ospitato la sfilata delle ragazze di Miriam Tirinzoni, in collaborazione con la Cna di Ferrara. La serata si è tenuta sui Trepponti, dove la stilista ha presentato una raffinata collezione di pezzi unici e iconici, scaturisti dalla propria vena artistica: un 'connubio' perfetto tra sartorialità, lusso e creatività. La stilista valtellinese, ancora una volta, si è distinta per la qualità delle sue lavorazioni artigianali, per la scelta di tessuti pregiati, per l’attenzione ai dettagli. Tutti elementi che da sempre caratterizzano l’identità del marchio 'MT Fashion'. Ogni costume era concepito come un pezzo unico, impreziosito da ricami, paillettes, applicazioni e accessori coordinati tra loro, che esaltavano la femminilità con uno stile sofisticato ed esclusivo, in linea con la filosofia del brand. In chiusura di serata, un capo veramente speciale: un abito da sposa ideato da Miriam Tirinzoni e denominato ‘Corona di luce’. Una creazione evocativa e raffinata, di un’eleganza a dir poco regale. 

 

La passerella di Comacchio ha rappresentato una tappa del viaggio nella moda 'mare di lusso' itinerante di Miriam Tirinzoni, dove l’eleganza incontra il fascino delle località italiane più suggestive. Il tutto, in un dialogo tra il percorso di Miriam Tirinzoni e la visione di Dolce & Gabbana, primi ideatori e scopritori del valore del territorio, trasformando città d’arte, borghi storici e luoghi simbolici in autentici palcoscenici a cielo aperto. In questo scenario, s'inseriscono anche le creazioni di Miriam Tirinzoni, che ha scelto di portare le proprie collezioni in location ricche di Storia, cultura e identità, facendo della sfilata un’esperienza che unisce moda, arte e valorizzazione del patrimonio locale.

 

Con questa nuova tappa di Comacchio, il brand di Miriam Tirinzoni prosegue il proprio percorso di valorizzazione dell’alta moda italiana, portando in passerella una collezione che unisce tradizione, innovazione e fascino, confermando ancora una volta il proprio stile distintivo nel panorama della moda di lusso. Per ulteriori informazioni sulla moda itinerante di Miriam Tirinzoni, cliccare QUI.

 


Estate romana: anche Superman non si sente molto bene

Kent_(locandina)


Cristiana Vaccaro, regista teatrale


di Matteo Pasini

 'Kent': una commedia noir diretta da Cristiana Vaccaro, che va in scena sulle terrazze romane – diversa ogni volta -  in cui anche il supereroe americano per eccellenza viene colto dallo stress e dal disagio dei nostri tempi


C’è il teatro che si fa in una sala buia, con un palcoscenico, tendaggi, giochi di luci e cambi di scenografie studiati al millimetro. Ma non per forza gli spettacoli devono essere sgargianti o stilisticamente elaborati: è sufficiente anche un singolo attore che metta corpo e voce al servizio del pubblico. 

L’oscurità crea immersione e il lavoro degli interpreti colma la distanza fisica e spaziale che li separa anche dalle poltrone più lontane. E poi c’è il teatro di 'Kent': all’aperto, nomade, minimalista e, forse, ancora più suggestivo. Il 'setting' - le terrazze romane, diverse a ogni replica - diventa così fondamentale per entrare nel vivo della storia e nell’anima dei due protagonisti: Pietro (Matteo Quinzi) e un giornalista la cui identità non troppo nascosta risiede nel titolo (Valerio Di Benedetto). 

Si incontrano sul tetto di un edificio, ognuno in preda ad ansie e crisi personali. Il primo sta per buttarsi dal parapetto, quando il secondo sopraggiunge all’ultimo momento e lo salva. Da qui, i due si confronteranno sui rispettivi dilemmi interiori, in una commedia che rimanda, in maniera piuttosto diretta, a Superman. In particolare, a quello di Christopher Reeve dei primissimi film dedicati al personaggio, più volte omaggiato con musiche e riferimenti espliciti. 

Si può trattare la materia supereroistica senza la magia degli effetti digitali, senza i trucchi della settima arte e il grande budget destinato ai progetti cinematografici che da anni popolano i nostri schermi? La regista, Cristiana Vaccaro, partendo da un testo di Marco Andreoli, dimostra di sì. 'Kent', infatti, non ha bisogno di nient’altro che di una sceneggiatura solida, di due ottimi attori dagli eccellenti tempi comici, i brani musicali giusti (di Stefano Switala) e qualche accorto e intelligente stratagemma di messa in scena, in particolare nel sorprendente finale. Bastano i corpi, la fisicità, la chimica ormai rodata tra Quinzi e Di Benedetto - il debutto dello spettacolo risale a dieci anni fa - per rendere credibile una storia che si insinua tra le pagine dei fumetti del supereroe 'kryptoniano' e ne diventa quasi una loro appendice. 

Una storia più piccola, intima, profondamente umana. L’umanità e l’empatia, del resto, sono sempre state le caratteristiche fondative del personaggio di Superman. Ce lo ha ricordato anche James Gunn nel suo film dello scorso anno: Clark Kent è un uomo buono, gentile, forse anche un po’ ingenuo e impacciato. E laddove la nuova versione cinematografica di David Corenswet appare depotenziata, meno onnipotente e meno divina delle precedenti incarnazioni, quella di 'Kent' è del tutto confinata nella sua dimensione terrena. Non può mostrare i suoi poteri, per ovvie ragioni, ma può invece rivelare le sue parti più oscure a uno sconosciuto in cerca di aiuto. E forse, così facendo, può perfino salvare se stesso. 

Come tutte le migliori storie a fumetti, 'Kent' si interroga sulle responsabilità dell’eroismo: quante persone spregevoli, discutibili, ambigue ha salvato Superman nel corso della sua pluridecennale carriera? Davvero tutti meritano una seconda occasione? E, in seguito, interroga noi, invitandoci a scavare più a fondo nella nostra anima e a scoprire, tramite il confronto con l’altro - l’alieno, letteralmente - qualcosa di più su noi stessi. Il tutto, circondato dalle bellezze del paesaggio romano, costituisce un’esperienza unica nel suo genere, impreziosita dagli imprevisti che la location può riservare - concerti in lontananza, elicotteri, stormi di uccelli, aerei - che gli interpreti devono saper affrontare con maestria ed esperienza. 

Per questo motivo, diffondiamo il loro appello finale, affinché lo spettacolo continui a vivere e a propagarsi con la forza del passaparola: si cercano terrazze! La prossima data in programma di 'Kent' è prevista per domenica 19 luglio, in una location segreta, che sarà rivelata solo il giorno stesso dello spettacolo. Le prenotazioni si possono fare a questo link: (cliccare QUI).