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7 maggio 2021

Tre vini di Poderi di San Pietro, il vino di Milano, per la festa della mamma

 

Poderi di San Pietro – Il vino di Milano

 

Foto in alta https://drive.google.com/drive/folders/1_R9PPtyjJM78xo5W9-puCG-etDTiQinr?usp=sharing

Tre proposte per festeggiare la festa della mamma con quello che è considerato il "vino di Milano" con proposte che vanno dalle bollicine rosè, al rosso al suggestivo vino in anfora di Poderi di San Pietro.

Pinot Rosè (extra dry): Uve 100% Pinot Nero, coltivate su terreno argillo-limoso con matrice calcarea presente in tutti gli strati (130 metri s.l.m.). Forma di allevamento Guyot monolaterale. Dal colore delicato, molto simile ai vini della Côtes de Provence. Evidenti note di rosa e di violetta all'olfatto, con un perlage fine e molto persistente. Il contenuto zuccherino consistente e ben compensato da un'ottima acidità. Ottimo per piatti freddi da aperitivo/antipasto come prosciutto crudo di Parma e melone.

https://www.poderidisanpietro.it/it/pinot-rose/

Prezzo consigliato: 6,5 euro
 

Trianon: Il taglio bordolese di questa riserva esprime il massimo livello delle varietà internazionali coltivate nel territorio di San Colombano; ottenuto dalle migliori selezioni di Cabernet Sauvignon e di Merlot, rispettivamente in terreni franchi ricchi di sali minerali (130 metri s.l.m.). Affinamento prevede 36 mesi di barriques, seguiti da un lungo periodo in bottiglia prima della messa in commercio. https://www.poderidisanpietro.it/it/trianon/

Prezzo consigliato: 25 euro
 

Amphora Moris: Amphora Moris nasce dal sogno di creare un vino nuovo ed intrigante, combinando l'utilizzo tradizionale delle anfore con le più moderne tecniche di vinificazione e affinamento. Ottenuto da un'attenta selezione di uve Chardonnay e Verdea, ha un colore brillante, giallo dorato con riflessi che ne esaltano la particolare profondità e lucentezza; il bouquet è al primo impatto fruttato,successivamente speziato e floreale, infine minerale (piacevoli sentori riconducibili al miele di acacia e zafferano). Durante la degustazione è potente, alcolico, sapido e con piacevoli sentori a livello retro-olfattivo che ne esaltano la
complessità aromatica. https://www.poderidisanpietro.it/it/amphora-moris/

Poderi di San Pietro

Poderi di San Pietro: il vino di Milano. Tra i più grandi produttori in provincia di Milano, con una vigna a soli 30 minuti dal centro città, per 60 ettari nei territori di San Colombano e nei comuni limitrofi di Graffignana e Miradolo Terme, sono tra i maggiori produttori della D.O.C. di San Colombano e I.G.T. "Collina del Milanese" con una produzione che varia tra le varietà a bacca rossa di Croatina, Barbera, Uva rara, Merlot, Cabernet e Pinot nero e a bacca bianca con Chardonnay, Trebbiano, Cortese e Malvasia. La storia dell'azienda comincia nel 1998 e diventa subito la cantina più tecnologica e moderna del territorio, noto fin a partire dal 1500 per la coltivazione della vite, sotto la guida di Giuliano Toninelli, già imprenditore agricolo con l'agriturismo Luna a Marudo (Lo), allevatore di suini con una produzione in biologico e nominato imprenditore dell'anno 2016 dalla Camera di Commercio di Lodi.

 

 

 






 

Il 14 maggio esce in versione cd e in digital download "EARTHWAY", il nuovo album del virtuoso della chitarra jazz/fusion GABOR LESKO. E' online il video del brano "STILL HERE FOR YOU".


 

 

Il virtuoso della chitarra jazz/fusion

GABOR LESKO

TORNA IL 14 MAGGIO CON IL NUOVO ALBUM

EARTHWAY

DISPONIBILE IL PRE-ORDER:

https://bit.ly/2SzDWBp

 

DA OGGI È ONLINE IL VIDEO DEL BRANO

STILL HERE FOR YOU

https://bit.ly/2RzmLPX

 

Il 14 maggio esce in versione cd e in digital download “EARTHWAY”, il nuovo album del virtuoso della chitarra jazz/fusion GABOR LESKO.

Inoltre, da oggi è online il video di Still Here For You(https://bit.ly/2RzmLPX), brano che vede la collaborazione di Sophie Alloway alla batteria e Federico Malaman al basso elettrico.

 

Ispirato dall’evoluzione umana, vista come un miracoloso prodigio della natura,Earthway esprime in musica la tensione tra le conquiste del progresso tecnologico e il rischio costante di diventarne schiavi. Solo attraverso la profonda consapevolezza e l’ascolto sarà possibile rimanere in equilibrio e non perdere il controllo.

 

Otto brani inediti, tutti composti da Lesko con una solida impostazione elettronica (synth, chitarre e bassi elettrici guidano la musica dell’album), spaziano tra il funk, il jazz, la fusion e il rock psichedelico. Gli arrangiamenti articolati e complessi del musicista milanese sono attraversati da imponenti assoli e retti da un serrato interplay di altissimo livello tra i musicisti – tutti acclamati protagonisti del panorama jazzistico internazionale.

 

«“Earthway” vuole essere un disco di ‘ensamble’ dove tutti gli strumenti trovano uno spazio, intersecandosi tra loro in favore della composizione – dichiara l’artista – D’altronde quest’album è nato in un momento particolare, in cui noi musicisti a causa del lockdown ci siamo trovati a collaborare principalmente a distanza, su internet. Da qui è nata l’esigenza di coralità che contraddistingue “Earthway” rispetto ai miei lavori precedenti, e che mi ha spinto a curare in particolar modo gli arrangiamenti e la scrittura. Credo infatti che in “Earthway” ci sia una maturità diversa, un maggior equilibrio». 

 

Earthway” è l’ottavo album di Gabor Lesko come leader. La sua costante creatività nel suonare e nel comporre dimostra che la fusion ha ancora molto da dire, ed è la conferma che quella di Gabor Lesko è una voce importante nel jazz moderno.

 

Dave Weckl, Marco Fuliano, Sophie Alloway, Eugenio Mori, Gergo Borlai alla batteria, Hadrien Feraud, Federico Malaman, Jimmy Haslip al basso, Guido Block alla voce e Eric Marienthal al sax soprano: questo è l’elenco dei musicisti stellari, internazionali e non, che si alternano di volta in volta in “Earthway”.

 

Questa la tracklist dell’album”: “Earthway”, “Fiesta”, “Still Here For You”, “Igor”, “Gently Obsessive”, “Push It”, “Mickey Mouse Loves Jazz”, “Air (Lost Key Part Two)”.

 

Lesko è sponsorizzato da Gold Music per le chitarre Schecter, Cordoba e ENGL, e da Aramini per Lakewood.

 

GABOR LESKO è nato nel ’74 a Milano. Di origini ungheresi e cresciuto in una famiglia di musicisti, è entrato in contatto con la musica fin da piccolo. Ha studiato chitarra classica, pianoforte e composizione con Vilmos Lesko al Conservatorio di Bergamo, acquisendo le prime esperienze professionali durante i successivi studi in armonia e composizione a Budapest e alla Civica Scuola di Jazz con Franco Cerri. Vincitore della Berklee College of Music European Scholarship, nel 1998 si trasferisce per un anno negli Stati Uniti, dove studia psicoacustica al Musician’s Institute (GIT) di Los Angeles e incontra prestigiosi maestri come Joe Dorio, Robben Ford, Jennifer Batten, Frank Gambale. Dopo gli studi comincia ad esibirsi e a collaborare con Bill Detko (producer di Scott Henderson). Nella sua carriera ha collaborato con artisti del calibro di Gianna Nannini, Marco Masini, Dannis Dragon (Beach Boys), Vince Tempera, Tony Levin, Simon Phillips, Eric Marienthal, Jimmy Haslip, Chad Wackerman e altri. Con già 7 album all’attivo come leader, Gabor ha suonato in tutto il mondo in importanti venues e festival come il Blue Note di Milano, la Webster Hall di New York, il London Acoustic Festival e tanti altri. Oltre all’attività di concertista e solista, Gabor è anche compositore di musica per tv e film e autore di libri di didattica per chitarra.

 

 

 

L’8 maggio si celebra la Giornata mondiale del tumore ovarico. In Italia 50.000 donne convivono con questa neoplasia

 

 

L'8 maggio si celebra la Giornata mondiale del tumore ovarico
In Italia 50.000 donne convivono con questa neoplasia.

 

L'appello di Women for Oncology Italy alle donne e alle istituzioni sanitarie: 
«Rivolgetevi a centri qualificati e che il test genetico BRCA sia dato a tutte le pazienti».

 

Il tumore ovarico è la malattia tumorale femminile meno conosciuta, più sottostimata, che colpisce ogni anno più di 5mila donne. E' un tumore aggressivo e silenzioso, spesso viene diagnosticato in fase avanzata, nell'80% dei casi, con poche possibilità di guarigione, perché per questo tumore non esiste prevenzione. E' considerato il più letale tra i tumori ginecologici, uccide circa 3.200 donne, ed è il sesto per frequenza tra i tumori femminili. In Italia convivono con questa neoplasia 50mila donne. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è cresciuta dal 30% al 45% negli ultimi 10 anni grazie alle nuove cure (Antiangiogenetici e Parp inibitori) che, consentono alle pazienti di vivere più a lungo anche se con la malattia. 
Di tumore ovarico si torna a parlare in occasione della Giornata mondiale sul tumore ovarico che si celebrerà sabato 8 maggio: un momento per informare e sensibilizzare le donne sulla patologia e sulla possibilità di curarsi.

L'appello rivolto alle donne arriva da Women for Oncology Italy, il network a sostegno delle professioniste dell'oncologia italiana istituito 5 anni fa come spin-off della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), da sempre in prima fila con iniziative concrete per combattere la battaglia contro il tumore ovarico, quanto mai attuale.
"È importante prendersi cura di sé, anche in questa patologia in cui è difficile fare prevenzione, poiché non esistono programmi di diagnosi precoce; è importante rivolgersi a centri qualificati di riferimento per questa patologia così come ricevere il test genetico per la valutazione del gene BRCA. Abbiate fiducia verso terapie innovative che hanno cambiato e sempre più cambieranno la pratica clinica". 

 "I test genetici rivelano alle persone tutti i segreti nascosti nel DNA e aiutano a quantificare il loro rischio di ammalarsi - spiega Rossana Berardi, Presidente di W4O e direttore della Clinica Oncologica dell'Università Politecnica delle Marche e dell'AOU Ospedali Riuniti di Ancona –. Per il tumore dell'ovaio è importante ricercare la presenza di mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, importanti sia per valutare l'ereditarietà che la possibilità di beneficiarsi di farmaci innovativi inibitori di PARP". 

"Stiamo vivendo un momento estremamente interessante nella cura del tumore ovarico" conclude la Professoressa Domenica Lorusso, Professore associato di Ostetricia e Ginecologia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile della ricerca clinica presso la Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS. "Gli avanzamenti delle tecniche chirurgiche e le nuove terapie mediche, tra cui i parp inibitori, stanno cambiando la storia della malattia sia nelle pazienti portatrici della mutazione BRCA sia nei tumori non mutati e, mai come in questo momento, la ricerca sta aprendo nuove frontiere di cura che ci porteranno, se non alla guarigione, alla cronicizzazione della malattia per un numero sempre maggiore di pazienti".

 

INDUSTRIA INDIPENDENTE in scena con il debutto romano di KLUB TAIGA - DEAR DARKNESS _ dal 12 al 15 maggio Teatro India

 

Teatro India

12 • 15 maggio 2021

 Dal 12 al 15 maggio (ore 19) al Teatro India si rialza il sipario sulle espressioni produttive

 delle compagnie residenti di Oceano Indiano, finalmente visibili dopo il periodo di sospensione,

 con il debutto romano di KLUB TAIGA - DEAR DARKNESS di Industria Indipendente; uno spazio aperto in cui prendono vita diversi linguaggi, 

generi, codici – teatrali e non – lasciando crescere in quel luogo nascosto e sicuro un organismo pluripensante e agente. 

Uno spettacolo che è un manifesto e un grido per rievocare e abitare strategie di protesta, pensiero e immaginazione

KLUB TAIGA - DEAR DARKNESS

di Industria indipendente

con Annamaria Ajmone, Luca Brinchi, Erika Z. Galli, Steve Pepe, Martina Ruggeri,

Federica Santoro, Yva&The Toy George

in collaborazione con Dario Carratta, Floating Beauty, Timo Performativo, TEIN clothin

 Produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale

con il sostegno di Angelo Mai e Santarcangelo Festival 

 

Dal 12 al 15 maggio (tutte le sere ore 19) il sipario del Teatro India si rialza sui risultati produttivi delle compagnie residenti di Oceano Indiano che – in uno scambio costante, per vocazione e responsabilità istituzionale, tra saperi, pratiche, sperimentazioni e processi creativi più che mai fondamentali in questa nuova Stagione di ripartenza – tornano ad affiorare a partire dal debutto romano di KLUB TAIGA - DEAR DARKNESS di Industria Indipendente.

 

Dopo l'esordio alla Biennale Teatro 2020 di Venezia, il collettivo performativo composto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri, immerso in un processo di ricerca legato alla performing art e all'arte visiva, arriva in scena con uno spettacolo teatrale che è al contempo un concerto e un club, proponendo al pubblico l'immersione in una scena diffusa destinata alle controculture, all'unione tra simili, luogo di mostri e fantasmi. Un lavoro corale assieme a Annamaria Ajmone, Luca Brinchi, Steve Pepe, Federica Santoro e Yva&The Toy George, in collaborazione con Dario Carratta, Floating Beauty, Timo Performativo, TEIN clothin, che apre le porte di un klub al buio in cui si usano messaggi cifrati e regole proprie, dove i corpi possono esprimersi in altre modalità, i comportamenti vacillano, i pensieri oscillano, si cambia pelle. Un dispositivo in divenire, un luogo nascosto e scuro, all'interno del quale vive e cresce un organismo pluripensante e agente, un unico corpo fatto di più corpi.

 

«Abbiamo scelto questa fascia della terra come immagine metaforica dello sconosciuto, dell'intoccato, come luogo antitetico al sogno tropicale immaginato e fantasticato dalla società dello straconsumo – raccontano Erika Z. Galli e Martina Ruggeri abbiamo scelto questo come spazio metaforico, etico e politico dove poter inscrivere una storia segreta, una terza storia. Klub Taiga è un formato drammaturgico ibrido che si autogenera all'interno di una struttura fissa in cui il focus si sposta, cambia. Il punto d'osservazione non è stabilito una volta per tutte ma, così come prendono parola storie tra cui non esiste gerarchia, allo stesso modo chi le ascolta può scegliere di farlo da qualsiasi prospettiva. Klub Taiga è un paesaggio naturale e anti-naturale, il campo della simpoiesi e il luogo dell'incensurabile perché al suo interno esiste tutto ciò che sfugge alle maglie del visibile, del dicibile, del comprensibile, o almeno di ciò che viene decretato tale. Un manifesto, un grido quasi inascoltabile, che vuole propagarsi, sotterraneo, a migliaia di chilometri di distanza, come un'infezione; al fine di mettere in campo, incontrare, rievocare e abitare strategie di protesta, pensiero e immaginazione».

Farmaci antivirali e Covid-19: “Anticiparne l’uso garantirebbe inferiore progressione dell’infezione, maggior recupero, minori ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva”

 

 

Farmaci antivirali e Covid-19: "Anticiparne l'uso garantirebbe inferiore progressione dell'infezione, maggior recupero, minori ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva"

 

7 maggio 2021 - È stato appurato che l'utilizzo degli antivirali sia più efficace se effettuato sin dalle prime fasi dell'insorgenza dell'infezione da COVID-19. Ad oggi la terapia antivirale viene somministrata solo in ospedale e in fasi più avanzate della malattia. Evidenze cliniche hanno dimostrato come un uso anticipato di questi farmaci porterebbe ad una riduzione della progressione dell'infezione, una velocità di recupero maggiore, un minor ricorso all'ospedalizzazione e quindi una riduzione dei ricoveri in terapia intensiva. Con l'obiettivo di approfondire la tematica insieme a clinici, decisori, economisti sanitari e società scientifiche, Motore Sanità ha organizzato il webinar 'IMPATTO ORGANIZZATIVO DELLE TERAPIE PER LA CURA DELL'INFEZIONE VIRALE DA COVID', realizzato grazie al contributo incondizionato di GILEAD.


"A distanza di più di 12 mesi dall'inizio della pandemia da SARS-CoV-2, non abbiamo a disposizione una terapia capace di eradicare l'infezione; il trattamento dipende molto dallo stadio e dalla gravità della malattia. Poiché la replicazione della SARS-CoV-2 è massima immediatamente prima o subito dopo la comparsa dei sintomi, i farmaci antivirali diretti sono probabilmente più efficaci se utilizzati in questa prima fase della malattia. Fra i vari antivirali testati, remdesivir, un analogo nucleotidico inibitore dell'RNA-polimerasi di SARS-CoV-2, è ancora l'unico farmaco antivirale approvato dalle agenzie regolatorie (FDA, EMA, AIFA). Negli studi registrati ad oggi, il farmaco ha dimostrato di determinare un più rapido recupero clinico rispetto al gruppo placebo. Promettente sembra essere l'uso degli anticorpi monoclonali (l'associazione bamlanivimab e etesevimab è stata recentemente introdotta nella pratica clinica) che però devono essere impiegati proprio nei primi 2-5 giorni dell'infezione. Nel prosieguo della malattia si ipotizza che non sia tanto l'azione del virus a produrre l'evoluzione del quadro clinico quanto piuttosto uno stato iperinfiammatorio e di ipercoaugulabilità; in questa fase, i farmaci antiinfiammatori, immunomodulatori, anticoagulanti (e/o una loro combinazione). In Italia, è AIFA che ha il compito di valutare tutte le sperimentazioni cliniche con nuovi farmaci anti SARS-CoV-2. Il numero delle sperimentazioni è in costante crescita e questo dimostra come la ricerca italiana sia particolarmente attiva in questo ambito essendo in prima linea negli sforzi per comprendere, prevenire e trattare questa infezione pandemica", ha dichiarato Anna Maria Cattelan, Direttore Reparto Malattie Infettive e Tropicali AOU Padova 


Anche l'analisi di mortalità su circa 16'000 pazienti COVID-19 trattati con remdesivir in Italia secondo i criteri di rimborsabilità imposti da AIFA e inseriti nel Registro AIFA dal 29 ottobre 2020, ha mostrato una mortalità sulla popolazione generale sostanzialmente simile a quella emersa dallo studio registrativo.


Una recente valutazione del possibile impatto organizzativo ed economico stimato con l'utilizzo dell'antivirale attraverso un modello previsionale che simula l'evoluzione del corso pandemico ha mostrato benefici sulla possibile riduzione di occupazione delle terapie intensive con i relativi impatti economici. 


"La stima delle capacità delle terapie intensive parte da un modello epidemiologico dinamico grazie al quale è possibile simulare l'evoluzione del corso pandemico. Tale simulazione si basa su delle ipotesi relative ai cambiamenti del tasso di riproduzione RT che tiene conto degli sviluppi della campagna di vaccinazione e delle politiche in merito al distanziamento sociale. La simulazione restituisce un numero di persone infettate, una porzione delle quali, sulla base di dati di letteratura ed osservabili empiricamente, viene ospedalizzata in regime ordinario o in terapia intensiva. Questa seconda fase del modello si basa su una catena markoviana che simula il percorso terapeutico degli ospedalizzati e quindi permette di calcolare per ogni settimana di osservazione, il numero di terapie intensive occupate, il numero di morti ed i relativi costi ospedalieri. A questa simulazione sono stati poi applicati i dati inerenti all'efficacia di Remdesivir ed anche la durata media delle degenze sia ordinarie che in terapia intensiva. Ciò ha permesso di confrontare gli effetti sia clinici che economici derivanti dall'impiego di Remdesivir nei soggetti eleggibili. I risultati mostrano come l'impiego di tale terapia permetterebbe, su 20 settimane, di salvare circa 13000 vite, occupare complessivamente circa 9000 terapie intensive in meno (su tutto l'arco delle 20 settimane) e di ottenere risparmi pari a 400 milioni di euro. È da ricordare come il modello possa essere adattato ad ulteriori cambiamenti nel corso della pandemia, ponendosi in primis l'obiettivo di informare i decision makers rispetto al potenziale valore derivante dall'introduzione di strategie terapeutiche volte a diminuire la pressione sulle terapie intensive ed il tasso di mortalità", ha spiegato Matteo Ruggeri, Ricercatore, Centro Nazionale di HTA - Istituto Superiore di Sanità e Professore di Politica Economica, St Camillus International University of Health Sciences, Roma


Per i pazienti che possono beneficiare di queste terapie, rimane la necessità di garantirne l'accesso nei tempi indicati dal registro AIFA (entro i 10 giorni dall'insorgenza dei sintomi) attraverso protocolli terapeutici e di presa in carico diffusi su tutto il territorio nazionale, attraverso il coinvolgimento della medicina territoriale per l'identificazione del paziente e attraverso l'estensione della prescrivibilità a più specialità mediche all'interno delle strutture ospedaliere. Nuovi delivery form di remdesivir e nuovi antivirali contro COVID19 sono in sviluppo.