Sì viaggiare
Evitando le buche più dure
Senza per questo cadere nelle tue paure
Gentilmente senza fumo con amore
Dolcemente viaggiare
Rallentando per poi accelerare
Con un ritmo fluente di vita nel cuore
Gentilmente senza strappi al motore
Dedichiamo la nuova edizione di #Moodboard, la nostra newsletter visiva, a un lungo viaggio attraverso l'Italia, alla scoperta delle bellissime città che ospitano i musei, le fondazioni, le gallerie e le mostre di cui ci occupiamo, posti che fino ad oggi abbiamo immaginato di visitare e di cui timidamente ricominciamo a varcare le porte.
E tornare a viaggiare
E di notte con i fari illuminare
Chiaramente la strada per saper dove andare
Con coraggio gentilmente, gentilmente, gentilmente
Dolcemente viaggiare
(Lucio Battisti, Si, viaggiare – 1977)
#Moodboard è realizzato da Camilla Capponi, Alberto Fabbiano, Lara Facco, Barbara Garatti, Annalisa Inzana, Giulia Notarpietro, Marta Pedroli, Claudia Santrolli, Denise Solenghi, Andrea Toro
Progetto grafico Francesca Battello
LA CORONA DI SIGISMONDO È UN CASTELLO
Sigmundskron (corona di Sigismondo) è il modo in cui i conti del Tirolo ribattezzarono Castel Firmiano, il più antico castello dell'Alto Adige (945 d.c.), che, insieme al cinquecentesco Castel Flavon, dai sontuosi saloni affrescati, Castel Mareccio, circondato da vigne, e Castel Roncolo, arroccato su uno sperone appuntito, compone il patrimonio unico di rocche turrite della città di Bolzano.
Fondazione Antonio Dalle Nogare
CORRADO E ISABELLA (mica solo Romeo e Giulietta!)
Nascosto tra case e vicoli Il Pozzo degli Innamorati di Verona è il simbolo della cinquecentesca storia d'amore tra il soldato Corrado di San Bonifazio e Isabella Donati. La leggenda racconta che Corrado, innamorato di Isabella, apparentemente indifferente, un giorno incontrandola al pozzo, le disse che la trovava gelida proprio come la sua acqua; offesa, la ragazza lo sfidò a buttarsi per vedere se l'acqua fosse davvero fredda come credeva. Corrado, ormai rassegnato alla sua indifferenza si buttò davvero e lei, per il senso di colpa e per l'amore che in realtà provava, si buttò dietro di lui. Un epilogo degno degli innamorati shakespeariani!
Contemporanee | Contemporanei, Università di Verona e AGI Verona
TRE SENZA PER UNA CITTÀ
Con un santo senza nome, un prato senza erba e un caffè senza porte, Padova è conosciuta come la città dei tre senza. Il santo in questione è naturalmente S. Antonio da Padova, da tutti chiamato semplicemente il Santo; il prato senza erba è la piazza chiamata Prato della valle, fino a pochi decenni fa la piazza cittadina più grande d'Europa, dove naturalmente non cresce l'erba; mentre il caffè senza porte è il Pedrocchi, storico locale cittadino, detto così perché rimase aperto giorno e notte dall'inaugurazione nel 1831 fino al 1916.
L'INDIRIZZO DEL DIAVOLO
In via XX Settembre 40 a Torino si trova Palazzo Trucchi di Levaldigi, oggi sede della Banca Nazionale del Lavoro; tutti conoscono quel palazzo perché è il Palazzo del Diavolo. L'origine di questo nome viene dal monumentale portone d'ingresso, realizzato a Parigi nel 1675 da Pietro Danesi con ricchi intagli di fiori, frutta, animali, amorini e, particolare più inquietante, un battente bronzeo a forma di Satana con corna e bocca spalancata, da cui escono due serpenti: il Portone del Diavolo. Si dice che sia comparso dal nulla, nella notte in cui un apprendista stregone invocò le forze oscure e Satana, infastidito dall'invocazione, decise di punirlo imprigionandolo lì dentro. E questa è solo una delle leggende legate a questo angolo di una città che, collocata al vertice dei due triangoli della magia nera e della magia bianca, è da sempre considerata associata a culti magici ed esoterici.
OGR - Officine Grandi Riparazioni
BISCOTTINOPOLI
Il Biscottino di Novara, di forma rettangolare con angoli arrotondati, molto leggero (8 gr), fatto solo con farina, zucchero e uova, è l'antenato dei ben più noti Pavesini prodotti dalla locale Pavesi dal 1948. Un biscotto che ha origini antiche: le prime notizie storiche risalgono infatti al 1500, quando veniva preparato dalle monache nei monasteri femminili. Il Biscottino di Novara dà anche il nome a Re Biscottino, maschera storica del carnevale novarese nata nel 1872, quando la città venne ribattezzata Biscottinopoli proprio per celebrare i rinomati biscotti.
AL BAR DEL DRAGO VERDE
Se un milanese ti invita a bere al bar del drago verde, non pensare a cosa ordinare, perché potrai bere soltanto acqua! I draghi verdi o vedovelle sono infatti le fontanelle pubbliche, da cui sgorga un filo d'acqua incessante, simile appunto al pianto di una vedova inconsolabile, da un erogatore a forma di drago, pare in omaggio al biscione visconteo. Si dice che la prima vedovella sia quella di Piazza della Scala, l'unica realizzata in ottone e non in ghisa, incorniciata da un'elegante greca in mosaico, e disegnata dall'architetto Luca Beltrami. In questa fontanella, inoltre, la testa di drago è ispirata a uno degli scoli d'acqua laterali del Duomo, che hanno forma di mostri fantastici. Volete sapere dove trovarle? Qui potete consultare la mappa di Milano!
Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck
Collezione Giuseppe Iannaccone
miart - fiera internazionale d'arte moderna e contemporanea di Milano
NON LA SOLITA MINESTRA
La leggenda racconta che, esasperato ma anche ispirato dalle monotone richieste dei clienti che volevano sempre la stracciatella alla romana – minestra tipica della cucina capitolina, in cui l'uovo si rapprende nel brodo bollente – Enrico Panattoni, ristoratore di origini toscane trapiantato a Bergamo negli anni Quaranta, abbia realizzato un gelato particolare. Da appassionato sperimentatore di pasticceria, durante il processo di mantecazione del gelato al fiordilatte Panattoni inserisce nel composto una dose di cioccolato fondente caldo, che mentre si solidifica si "straccia" come l'uovo nella minestra. Ebbene sì, la Stracciatella è nata a Bergamo al caffè La Marianna, nel 1961.
AMACI - Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiani
GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
C'ERANO MANZONI, ANAKIN SKYWALKER E 007
Elegante dimora del XVIII secolo, Villa del Balbianello, oggi patrimonio del FAI Fondo Ambiente Italiano, venne costruita nel 1787 dal cardinale Angelo Maria Durini sulle fondamenta di un antico monastero francescano affacciato sul Lago di Como. Acquistata dal marchese Giuseppe Arconati Visconti, nel corso dell'Ottocnto ospitò nel suo salotto letterati del calibro di Alessandro Manzoni, Giovanni Berchet e Giuseppe Giusti. Non è certo un segreto, poi, che la villa sia stata lo sfondo perfetto dell'amore segreto tra Anakin Skywalker e Padmé Amidala, nell'episodio II di Guerre Stellari L'Attacco dei Cloni (2002), e che nel 2006 abbia ospitato anche le riprese di 007 Casino Royale. Quando si dice "una splendida cornice".
LA SIGNORINA PELLEGREFFI
Non vi parleremo di tortelli di zucca, nè della Sbrisolona o della Camera degli Sposi, ma di una infestazione di fiori di loto. Fiori di loto? A Mantova? Ebbene sì. Nel 1921 la signorina Pellegreffi partecipò a un progetto di coltivazione di Nelumbus nucifera – nome latino del fior di loto, magnifico fiore acquatico tipico dell'Asia e dell'Australia – a scopo alimentare. La farina a Mantova non ebbe successo ma i fiori, che si riproducono molto velocemente, infestarono il lago Superiore. Oggi, grazie a continue potature, la situazione è sotto controllo, e tra luglio e agosto, davanti ai giardini pubblici di Belfiore, si può assistere alla fioritura spettacolare di una vera e propria isola di fior di loto.
FIRMARE CON UN FIORE
Seconda moglie di Napoleone, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1816 al 1847, Maria Luigia resta ancora oggi un mito indelebile nel cuore dei parmigiani. La sua grande passione? Una viola a fiore doppio, di colore azzurrato che si fa mandare da Parigi. Appassionata di botanica, la fa piantare nell'orto botanico cittadino e ne segue personalmente la coltivazione. Ama talmente quel fiore che diventa il suo simbolo e colore distintivo: in alcune lettere, una viola dipinta sostituisce la sua firma, e viola sono le divise dei suoi valletti, gli abiti dei cortigiani, i suoi mantelli. I primi flaconi di Violetta di Parma, profumo che rende in seguito la città famosa in tutto il mondo, sono destinati unicamente al suo uso personale.
Attraverso le Avanguardie. Giuseppe Niccoli visione e coraggio di una galleria, Ape Parma Museo
STAZIONI A FORMA DI ANIMALI
L'architettura di Santiago Calatrava si trova nello spazio tra ingegneria e scultura: per il progettista spagnolo ogni costruzione è prodigio strutturale e forma seducente, precisione scientifica e creatività. La sua formazione, costantemente nutrita dalla passione per le arti visive – che ha spesso portato la critica a paragonarlo al geniale Gaudì – gli ha permesso di sviluppare un immaginario fortemente ispirato alla Natura. I suoi progetti sembrano spesso sculture zoomorfe, il cui candore, tratto distintivo del suo stile, rende travi e pilastri, nervature e contrafforti, simili a parti di uno scheletro dalla struttura spettacolare. Un approccio particolarmente adatto a infrastrutture legate alla mobilità, come la Stazione dell'Alta Velocità Mediopadana di Reggio Emilia.
SE SORRIDI TI FACCIO ENTRARE
Nella chiesa di Santa Maria Maddalena di Bologna, il portone centrale, quello solitamente chiuso e aperto nelle occasioni importanti, è molto speciale. Grazie a un software sviluppato con i ricercatori del D.E.I.S. Dipartimento di Elettronica Informatica e Sistemistica della Facoltà d'Ingegneria di Bologna, questa porta si apre soltanto se sorridi. Si tratta dell'opera d'arte Mind the Door! del collettivo di artisti Antonello Ghezzi, commissionata dal Prior Parroco Don Pierluigi Toffenetti e installata in modo permanente nella chiesa dal 2012.
DA SOTTO IN SU
Fu il primo a praticare con grande successo l'arte del sotto in su. Melozzo di Giuliano degli Ambrosi (Forlì 1438 – 1494) detto Melozzo da Forlì divenne famoso nella pittura quattrocentesca italiana per la sua grande abilità nel realizzare gli "scorci dal basso", quella particolare prospettiva che, in suo onore, viene detta melozziana. Di lui tutti conosciamo – magari senza sapere che sono suoi – gli Angeli musicanti (1472 c.a), parte di un affresco staccato dalla chiesa romana dei Santi Apostoli, e realizzati quando era pictor papalis per Sisto IV. Oggi questi angeli sono conservati nella collezione della Pinacoteca Vaticana e del Museo del Prado di Madrid.
LE DONNE DEL 7 LUGLIO
"In centinaia tremavano, avevano paura davanti alla mitragliatrice tedesca, ma di quel tipo di paura che in un attimo si trasforma in razionalità e forza". Raccontava così la partigiana Francesca Rolla (Carrara 1915 – 2010), una delle donne che salvarono Carrara dallo sfollamento il 7 luglio 1944. La città si trovava infatti sulla Linea Gotica e il Comando tedesco aveva ordinato a tutti di abbandonare le case, ma un gruppo di donne carraresi decise di opporsi: "Quando ci trovammo davanti i militari tedeschi, noi che eravamo in prima fila, capimmo che se avessimo mostrato la nostra paura tutto sarebbe stato inutile e le donne che erano dietro sarebbero fuggite. Allora ci siamo fatte coraggio e a mani nude ci siamo avventate come belve contro il Comando tedesco, per impaurire i soldati e prenderli alla sprovvista". Abbandonarono il presidio solo quando il Comando revocò la disposizione.
IL CAMMINO DI SANTIAGO VERSO PISTOIA
San Giacomo (Jacopo), uno degli apostoli prediletti di Gesù, venne decapitato per ordine di Menenio Agrippa nel 42 d.C. e la sua prima tomba fu a Santiago (Sant'Jacopo) di Compostela in Spagna: il nome campus stellae evoca il miracolo secondo cui una stella indicò il luogo dove sarebbe dovuta sorgere la Basilica. Da lì, nel 1150 circa, venne concesso al Vescovo di Pistoia un frammento della testa del santo. La reliquia venne portata in città dai pellegrini Tebaldo e Mediovillano, che percorsero a piedi quel cammino di Santiago che, attraverso la via Francigena, univa Pistoia alla basilica di Compostela. Grazie a quella reliquia, San Jacopo divenne il patrono di Pistoia e il suo culto viene onorato anche con questo interminabile cammino verso la Galizia spagnola.
TOSCANI MA NON CANTUCCI
La loro confezione blu (o rossa per gli amanti del cioccolato) è inconfondibile, e se si va a Prato è davvero un peccato non portarsene via una. Sono i Biscotti di Prato del Biscottificio Antonio Mattei, aperto in Via Ricasoli 22 nel 1858, quando l'Italia non esisteva ancora e la Toscana era un Granducato. A Prato è prassi da sempre che i forni facciano anche i biscotti, quindi c'è un gran numero di ricette: i biscotti di Mattei seguono una ricetta leggermente diversa dal cantuccio toscano, diretta eredità della tradizione dei panificatori pratesi. Come dimostra la stima per questo negozio storico da parte di fan illustri in tutte le epoche – da Pellegrino Artusi ad Ardengo Soffici, da Hermann Hesse a Bill Clinton – un pacco di biscotti di Mattei vale davvero il viaggio!
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci
BRUTTO TEMPO ALLA FRANCESE
Fino al 1814 Firenze fu capoluogo del Dipartimento dell'Arno dell'Impero Francese, cosa che agli indipendenti fiorentini proprio non andava giù. Per tutti gli anni della dominazione straniera, per gli abitanti della città i nuvoloni non annunciavano affatto l'arrivo della pioggia: con il loro proverbiale spirito critico i fiorentini infatti coniarono questo appellativo per i loro invasori, che iniziavano tutti gli annunci ufficiali con "Nous voulons…"
Felice Limosani, Dante Il Poeta Eterno
DA ADDENTARE CON ATTENZIONE
Nell'antica Roma le donne preparavano per i mariti braccianti una pagnotta con uvetta e miele per sostenersi nelle giornate nei campi, ricetta che nel Medioevo si evolve diventando un dolce poco dolce, mangiabile durante la Quaresima, il Quaresimale appunto o er santo maritozzo. Ma maritozzo è la deformazione della parola marito. Perché? Divenne usanza dei promessi sposi regalare alle promesse spose, il primo venerdì di marzo, un dolce beneaugurante con una decorazione di zucchero a forma di due cuori trafitti. Il maritozzo andava sempre addentato con cautela, perché a volte al suo interno il fidanzato nascondeva un anello d'oro.
PS: è comunque buona norma addentarlo con attenzione, perché oggi è una soffice brioche straripante di panna montata!
Fondazione In Between Art Film
SAN GENNARO E GLI ALTRI 52
Napoli non ha soltanto il Santo patrono che tutti conoscono, San Gennaro, ma anche una vera e propria squadra di santi protettori, ben 52, che si assicurano che la città e i suoi abitanti siano tutelati in ogni momento della loro vita. Tra questi c'è anche Santa Patrizia, molto conosciuta non soltanto perchè protettrice dei single, ma anche perchè il 25 agosto anche il suo sangue, come quello di San Gennaro, si scioglie, radunando ogni anno nella Chiesa di san Gregorio Armeno una folla di fedeli in cerca dell'amore.
Francesco Bosso. Primitive Elements
BUFALE MA NON BUGIE
Furono i Borbone a sviluppare il primo caseificio sperimentale in Italia, portando un allevamento di bufale a Caserta, all'interno della Reggia, la residenza reale più grande al mondo per volume, progettata nel XVIII secolo da Luigi Vanvitelli su commissione di Carlo di Borbone, re di Napoli e di Sicilia. L'allevamento fu il primo ad avere un registro di stalla: a ogni animale veniva dato un nome, che ricordava i personaggi di corte. E dal 2016 le bufale sono tornate a Palazzo: da cinque anni, infatti, il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP ha sede presso le Regie Cavallerizze della Reggia di Caserta, grazie a un accordo di collaborazione – per la prima volta in Italia – tra i Beni Culturali e le eccellenze agroalimentari.
GIUSTI TRA LE NAZIONI
Vivevano a Polverigi (AN) Attilio e Lidia Pigliapoco, mezzadri della famiglia Morpurgo di Milano. Durante l'occupazione tedesca della Seconda Guerra Mondiale, i Pigliapoco decisero di proteggere Federico Guglielmo Morpurgo, sua moglie Adriana e le loro figlie Clara ed Elena, nascondendoli a Polverigi e per qualche tempo nella vicina Offagna. Per questo il 27 giugno 1995, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito ai coniugi l'alta onorificenza di giusti tra le nazioni, che dal 1962 celebra i non-ebrei che a rischio della propria vita e senza interesse personale non esitarono a salvare anche un solo ebreo dalla Shoah.
Alessandro Sciarroni, iNTEATRO Festival
CAMMINARE SUL MARE
Pare li abbiano inventati i Fenici, ma in Italia, sulla costa adriatica che va dall'Abruzzo al Molise fino alla Puglia, i trabucchi – o trabocchi, bilance o travocchi, a seconda della zona – sono una parte fondamentale e affascinante del paesaggio costiero. Palafitte leggere, dalle strutture apparentemente traballanti e protese nel mare, i trabucchi sono antiche macchine da pesca, documentate sin dal Settecento, quando i pescatori dovettero ingegnarsi per ideare una tecnica di pesca che non fosse soggetta alle condizioni meteomarine della zona. A Termoli, partendo dal Castello Svevo, è possibile percorrere la passeggiata dei trabucchi fino al porto.
MACTE - Museo di Arte Contemporanea di Termoli
FORTE COME LA PIETRA
A Lecce, all'incrocio tra via Federico d'Aragona e Vico del Theuta, in alto sulla facciata di un palazzo, c'è una figura femminile scolpita nella pietra. La leggenda racconta di un uomo follemente innamorato di una ragazza che abitava nel palazzo di fronte al suo: i due, guardandosi ogni giorno dalla finestra, si innamorarono, ma la famiglia di lei ostacolò il loro amore portando la ragazza alla follia e al suicidio. Per non smettere di amarla e di guardarla dalla finestra, l'uomo fece scolpire il suo volto nella pietra del palazzo.
Cascina I.D.E.A. edizione Puglia
TEMPLI CHE DIVENTANO MOSCHEE CHE DIVENTANO CHIESE
Affacciato su piazza Minerva all'isola di Ortigia a Siracusa, il Padiglione dell'Artemision è un progetto di valorizzazione degli scavi archeologici del Tempio di Artemide, un piccolo padiglione museale sull'area dell'ex chiesa di San Sebastianello, parte di un piano di riqualificazione urbana che consente di accedere agli scavi dalla piazza. Le rovine dell'Artemision furono scoperte negli anni Sessanta, quando, sotto gli attuali uffici comunali furono rinvenuti i resti delle fondazioni di un tempio ionico, che secondo le interpretazioni più accreditate era dedicato ad Artemide. La rigenerazione architettonica è parte della storia di Siracusa, prolunga la vita dei suoi edifici, come testimoniano non soltanto le sorti di questo tempio oggi visibile, ma anche quello di Atena, diventato moschea, poi chiesa cattolica e oggi Duomo barocco di Siracusa.
Alfredo Pirri. PASSI, Castello Maniace
2000 PIANTE IN MEZZO AL LAGO
Le Isole di Brissago, in mezzo al lago Maggiore, sono l'unico giardino botanico svizzero su un'isola. Dal 1949 di proprietà del Canton Ticino e dei comuni di Ascona, Brissago e Ronco, qui crescono oltre 2000 specie vegetali provenienti dal Mediterraneo e dalle regioni subtropicali di tutti i continenti. Il Giardino Botanico dell'isola di San Pancrazio nasce grazie all'amore della Baronessa Antoinette de Saint Léger che, acquistatele con il marito nel 1885, si dedicò a trasformare l'Isola Grande in un parco con specie provenienti dal mondo intero. Quando nel 1897 il barone la abbandonò, la baronessa scelse di dedicare la sua vita alla botanica e alla cultura, e trasformò la sua casa in un salotto culturale che ospitò pittori, scultori, musicisti e scrittori, tra cui (pare) anche James Joyce.
UNA STRADA DELLE FIABE
Le fiabe sono molto care agli abitanti dell'Engadina, dove si trova il paesino di Susch, tanto che in questa valle è nata una vera e propria Strada delle fiabe: un percorso in sei tappe in mezzo ai boschi, che parte dal romantico paesino di Bever e si snoda fino a Spinas, stazione del Trenino Rosso dell'Albula, inserito, insieme alla linea del Bernina, nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO. Ad ogni tappa del percorso – dedicata a una fiaba della tradizione locale – si trova un librone di legno, un trono per il lettore, una scultura di artisti del luogo che descrive il senso di ciascuna fiaba, e tante piccole sedute ricavate dai tronchi degli alberi. Un progetto culturale molto interessante e pensato per tutti, tradotto in cinque lingue: romancio, tedesco, francese, inglese e italiano.
METROPOLITANE IMMAGINARIE
A Belgrado, vicino nel quartiere di Vukov Spomenik colloquialmente detto Vuk, uno degli snodi più trafficati della città, esiste una stazione della metropolitana… senza metropolitana! Descritta come "una delle più belle strutture ferroviarie costruita nel periodo peggiore dello stato", la stazione di Vukov Spomenik offre uno sguardo straziante su un futuro che, per problemi di fondi e per problemi strutturali, probabilmente non arriverà mai.
58° October Salon | Belgrade Biennale
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