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23 marzo 2020

MASSIMO PANDOLFI E LA SUA INGUARIBILE VOGLIA DI VIVERE CON IL SUO LIBRO CHE REGALA RIFLESSIONI ED EMOZIONI


anno XXX n 58 del 23 marzo 2020

Massimo Pandolfi, marchigiano di nascita, romagnolo d'adozione, classe 1965. Fin da ragazzino sognava di fare 4 cose: il giornalista, il calciatore, il cantante o il cameriere. Le ha provate tutte, a parte il cantante (si dichiara stonato come una campana). Ha scelto la professione che gli riusciva, dice, peggio: il giornalista,
Ci siamo conosciuti a Forlì con varie iniziative per eventi sportivi e non solo. L'ho visto crescere professionalmente oltre che umanamente. Dopo anni di faticoso lavoro, ma è quello che amiamo entrambi ha realizzato un sogno che è diventato realtà, occuparsi di problemi della disabilità, delle varie disabilità. A 10 anni dalla sua associazione che preferisce chiamare "il Club l'inguaribile voglia di Vivere" ha raccolto in un libro "Innamorati della vita" dove ci porta a conoscere storie di altrettante persone che non mollano anzi, sono stimolo e forza collegati alla vita con il migliore insegnamento e valore della Vita. Tutto nasce da incontri inaspettati e quanto mai inattesi. Storie in un libro per tutti che trasmette emozioni e che in un periodo come questo purtroppo ci vede tutti impegnati a difendere. Seguiamo Massimo in questa confidenziale racconto che ci permette di conosce quel ragazzo diventato uomo con impegni professionali di prestigio.  

Massimo, quando è nata la tua voglia e interesse per il giornalismo, le tue prime esperienze e la lunga gavetta e percorso
Alle superiori, direi. A scuola andavo bene ma fino alla terza media tentennavo in Italiano. Poi in prima superiore ho incontrato un'insegnante di Lettere (mi piace ricordare il suo nome: Carolina Russo) che mi ha fatto amare la letteratura e mi ha stregato con le sue lezioni sul Manzoni e i Promessi Sposi. Ho virato lì. In contemporanea seguivo da matti lo sport e mi interessavo ai racconti, scritti e televisivi, dello sport. A volte abbassavo il volume del televisore e facevo lil telecronista delle partite di calcio; mia madre mi guardava storto. Oppure mi fingevo direttore di un giornale sportivo e organizzavo i servizi calcistici della domenica successiva: il giornalista tot va a fare la partita Inter-Milan, l'altro giornalista va a seguire Roma-Lazio, ecc. Poi il lunedì controllavo se ci avevo preso... Scherzi a parte (ma in realtà queste cose le facevo davvero) in quinta superiore, all'uscita da scuola, distribuivano dei depliant di una radio privata (Aria Radio di Forlì) che cercava degli annunciatori. Io ho preso il mio compagno di banco, Marco Rotondo, e gli ho chiesto: Dai, andiamo? Lui è venuto con me: lo ha fatto solo per amicizia, e ancora lo ringrazio. Da solo, timido com'ero, non ci sarei mai andato. Ho cominciato a fare programmi sportivi   ad Aria Radio, ci siamo allargati, avevamo ascolti, mi sono fatto conoscere in giro e ad un certo punto il Resto del Carlino di Forlì mi ha chiesto di collaborare. Ho cominciato come collaboratore sportivo, poi sono passato a fare cronaca, ho avuto i primi contratti a termine anche in altre città (Cesena, Pesaro, Bologna) e dopo qualche anno sono stato assunto, giovanissimo (24 anni). Alcuni anni a Forlì fra cronaca e sport poi nel 1997, quando il mio gruppo Poligrafici Editoriali ha realizzato con le sue tre testate (Carlino-Nazione e Giorno) il Quotidiano Unico Nazionale (Qn) il direttore Mauro Tedeschini mi ha chiesto di andare a fare il vice capo dello sport Nazionale alla redazione sinergica di Firenze. Ho accettato. Due anni dopo sono stato promosso capo dal direttore, che era nel frattempo diventato Vittorio Feltri. Nel 2001 sono tornato a Bologna, nel 2002 mi è stato chiesto in un momento di difficoltà di dirigere la redazione locale dove sono nato e cresciuto (Forlì) e l'ho fatto per un anno. Da allora sono a Bologna e da ormai parecchi anni sono caporedattore centrale de Il Resto del Carlino. Coordino cioè il lavoro fra la Direzione e tutte le redazioni locali (15).

Quale è il tuo ruolo nel tuo lavoro e come si riesce a coordinare tutte le varie redazioni cittadine in Emilia Romagna e parte del Veneto?
 Tengo i rapporti con le 15 edizioni locali e anche con la parte nazionale del giornale. Tutte le mattine facciamo videoconferenze per fare il punto della situazione e nel corso della giornata ci aggiorniamo Si lascia spazio all'autonomia delle singole redazioni, cercando però di far attuare le direttive generali della Direzione
Vedo che sei impegnato nel sociale con una voglia di irrefrenabile di vivere, di raccontare le storie di persone che hanno varie disabilità Ma per questa associazione che mi pare forlivese mi sembra che hai unito due aspetti di te. L'attività sociale e la tua professionalità di giornalista.
.Sono presidente del Club L'inguaribile voglia di vivere, associazione di volontariato nata dieci anni fa  che difende e diffonde il valore della vita e che aiuta le persone malate e disabili a realizzare i loro sogni. Tutto è nato dalla mia professione di giornalista, sì. Tredici anni fa stavo lavorando, per il mio giornale, ad alcuni temi cosidetti etici. Si parlava e si discuteva molto, all'epoca, della scelta  di Pier Giorgo Welby di non voler più vivere attaccato a una macchina. Era giusto o no? Entrai sull'argomento per fare un articolo, incontrai persone e storie incredibili. Mi colpì soprattutto un uomo, Mario Melazzini, medico e malato di Sla, che incontrai in un bari di Reggio Emilia e che mi disse: 'Io di inguaribile ho soltanto la voglia di vivere'. Da quella frase, da quella serie di incontri, oltre ad alcuni articoli, è nato un libro 'L'inguaribile voglia di vivere' che abbiamo portato in giro per l'Italia e che ha avuto un enorme successo. Soprattutto sono nate relazioni ed amicizie, Con Melazzini, che è presidente onorario del club, ad un certo punto ci siamo detti. 'Ma siamo un bel gruppo di amici, siamo un bel club. Facciamo un club vero e proprio, ufficiale', E così, il 29 maro 2010, è nato il Club L'inguaribile voglia di vivere.

 In questi 10 anni quali sono i risultati e gli eventi profusi.
In  questi dieci anni abbiamo fatto decine e decine di incontri in giro per l'Italia, il sottoscritto (oltre a L'inguaribile voglia di vivere) ha pubblicato anche i libri 'Liberi di vivere' ed Eluana e noi', la vita in gioco' ). Abbiamo aiutato 40 persone (15 di loro in più di un'occasione) ad esaudire i loro desideri. Abbiamo portato malati o disabili dal Papa o a Lourdes, al mare o nel ritiro di squadre di calcio come Milan, Inter e Nazionale, da Valentino e Vasco Rossi, da Fedez e da altri ancora. Abbiamo accompagnato in viaggio di nozze in crociera Tony e Simona che si sono conosciuti e innamorati grazie (sì, grazie) alla sclerosi multipla, abbiamo fatto salire in un elicottero Sergio, malato di Sla, che prima della malattia adorava andava a fare escursioni nelle sue montagne lombarde e che da anni non le vedeva più queste montagne. Le ha ammirate dall'alto, da un elicottero. 
Il Club L'inguaribile voglia di vivere ha sede legale in Romagna ma è ramificata in tutta Italia, si può diventare soci. Abbiamo il sito web (club.inguaribile@gmail.com), il canale youtube, e la pagina ufficiale Facebook Club L'inguaribile  voglia di  vivere. Molto seguito seguito su Fb è anche il gruppo Amici del Club L'inguaribile voglia di vivere- 
Ora hai realizzato un libro del Club l'inguaribile voglia di vivere che non è un romanzo ma una raccolta di come si è innamorati della vita. Ci racconti di questa iniziativa.
Il libro Innamorati della vita è lo strumento con il quale celebriamo i dieci anni del club. Si raccontano dieci storie di 'Innamorati della vita', persone che in qualche modo abbiamo aiutato in questi anni e che ci raccontano come nonostante la malattia e la disabilità si possa dare un significato a un'esistenza e anche essere felici. Sono testimonianze decisive per ognuno di noi, cosidetti sani, soprattutto in queste settimane, in quest'epoca del Corona virus che ci sta facendo capire che non siamo i padroni assoluti della nostra vita. Innamorati della vita è stato presentato a Roma, in Parlamento, il 13 febbraio scorso, di mattina, e la sera a Bologna. La vigilia di San Valentino, perché il 14 febbraio è la festa degli Innamorati e il nostro Club è la casa degli innamorati della vita.


Nel Club, simpatica l'idea del club non di Associazione, hanno aderito e ne fanno parte anche nomi conosciuti che provengono dallo spettacolo, giornalismo e altri personaggi che puoi presentare tu.
Come dicevo, oltre a Melazzini, fra i soci fondatori ci sono anche il cantante Ron e l'attore Alessandro Bergonzoni, ad esempio. Abbiamo centinaia di soci distribuiti in tutta Italia. Abbiamo anche non soci che ci stanno vicini e ci aiutano. Il direttore del mio giornale, Michele Brambilla, ha scritto una splendida introduzione del libro Innamorati della vita ed è stato con noi il 13 febbraio a Bologna, Così come Mattia Feltri a Roma. 
E' stato facile coinvolgerli?
Sì, perché quando c'è uno sguardo umano, vero sulla realtà, l' approccio cambia, Brambilla ha chiuso l'incontro di presentazione del libro a Bologna dicendo: <Spero che la routine quotidiana non mi faccia dimenticare le cose che ho sentito stasera. Spero di portarmele dietro e dentro per tutta la vita> 

Le storie raccontate non sono solo dell'Emilia Romagna

 No vanno dalla Sicilia al Piemonte, a dimostrazione di come il Club sia ramificato in tutta iItalia, IL primo capitale è dedicato alla storia di Laura, ragazza appunto siciliana.
Quasi dieci anni stava uscendo dall'università per festeggiare l'ennesimo 30 e lode quando è finito, casualmente e drammaticamente, in mezzo a una sparatoria fra balordi Un proiettile l'ha colpita al colo, da allora è tetraplegica, vive a Catania  ed è un incredibile esempio di inguaribile voglia di vivere .Leggete il capitolo del libro e lo capirete.

Hai presentato il libro recentemente a Roma e a Bologna come rispondono i lettori? Pronti per una ristampa?
Il libro è stato presentato il 13 febbraio ed uscito in libreria il 14. C'erano già 2mila prenotazioni ed è già stato ristampato. Poi, a causa del Corona virus, le vendite  sono  ovviamente  rallentate, ma crredo che in questa fase possano essere una lettura ideale per tutti noi costrretti a rimanere a casa
A chi è rivolto il libro?
 A tutti noi sani. A tutti noi sani che un giorno possiamo ammalarci, diventare disabili, diventare vecchi, diventare  poveri, diventare disperati. A tutti noi sani che un giorno potremmo non farcela più. Innamorati della vita ci dimostra, non con delle teorie, ma con della 'carne', delle esperienze, delle testimonianze, che c'è sempre, SEMPRE!,  modo di dare un senso a tutto. Come diceva il grande poeta e drammaturgo cecoslovacco poi diventato capo di stato Vaklav Havel: <La speranza non è per nulla uguale ad ottimismo. Non è la convinzione che una cosa andrà a finire bene, ma la certezza che quella cosa ha un senso, indipendentemente da come andrà a finire> 
 In questi giorni avete dei collegamenti in Facebook con quanti si vogliono collegare con voi e i vostri ospiti e dato che ora siamo tutti a casa è più facile seguirvi,
 Sì, non possiamo fare incontri ravvicinati e allora li facciamo a distanza, su Fb. Stanno avendo un grande successo 
 Come possono fare gli amici di Facebook a seguirvi e i lettori per acquistare il libro?
 Per seguirci: sul nostro canale youtube e sulla pagina ufficiale del Club L'inguariibile voglia di vivere trovate appuntamenti e potete collegarvi in diretta, interagendo con noi e facendo domande agli ospiti, Per acquistare il libro: sul  nostri sito web (www.inguaribilevoglaidivivere.it) direttamente nello spazio dedicato al libro Innamorati della vita. Oppure sul sito della Casa Editrice (a cui indirizziamo dal club, fra l'altro) Edizioni Ares Milano.
 Penso che per motivi di lavoro sei molto più Bolognese che Romagnolo, come vivi questo distacco da Forlì? Quanto ti manca Forlì?
Non sono nato ma sono cresciuto a Forlì e in Romagna. Arrivai che avevo tre anni, Un romagnolo non dimentica mai la sua terra. Prima o poi torna, è inevitabile 

I miei ricordi del Carlino partono dalla direzione di Giovanni Spadolini e quindi da allora i tempi e i modi sono cambiati, di molto, come vedi il futuro per i giornali della carta stampata e cosa devono cambiare.

Da anni il nostro mondo si è rivoluzionato. La carta finirà per scomparire o quasi, io mi auguro che qualcosa resti. Bisogna concentrarsi sull'online, trovare formule moderne,  trovare il modo di far pagare il prodotto, Ma queste sono scelte editoriali. Per noi giornalisti il mestiere, se fatto bene, resta lo stesso di sempre: con strumenti diversi provare a raccontare la verità vera, non fare i passacarte, mettersi in gioco, in discussione. Non dobbiamo avere la smania di essere potenti, ma fare i cani da guardia dei potenti, sì. E' sempre più dura, ma ancora si può,   

Tra pochi giorni le modalità per iscriversi all' Ordine dei giornalisti, finalmente cambia anche per diventare pubblicista cosa consigli ai giovani che vogliono intraprendere questa attività?
Lacrime e sangue, si arriverà alla selezione naturale, Di soldi ne girano ormai pochissimi, serve un mare di entusiasmo. il giornalismo deve essere più che mai una missione, oppure nasceranno tanti opinionisti da salotto che vorranno dire la loro (lo stanno già facendo) su tutto e su tutti senza sapere nulla o quasi. Oppure degli addetti stampa che credono di essere giornalisti. Lasciamoglielo credere...    
Redatto da Enzo Fasoli in esclusiva per Aspapress il 23 marzo 2020 
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IL MEDESIMO ARTICOLO è PUBBLICATO SU www.aspapress.it – (1991) CRONACHEDEL2000.IT (1991)*– ROMAGNASERA.IT (1982)*- ENZOFASOLI.COM-(1975)* LE MUSEINSCENA-IT (2002)* – TEATRO DELLEMOZIONI.IT (2004)*- DIRETTORE: ENZO FASOLI (1970)*
e/o edizione cartacea e successiva online
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