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20 settembre 2021

TELESCOPE | racconti da lontano #73

 

 

EDITORIALE

 

Entrando nell'atelier di Cézanne ad Aix-en-Provence, si rimane avvolti da una luce diffusa che entra dalla vasta vetrata oltre la quale si intravede il bosco: la luce illumina lo spazio-pittura, la vecchia palandrana dell'artista, il putto barocco protagonista memorabile di alcune nature morte.

Guardandoci intorno non dovremmo dimenticare che il privilegio di essere lì ci è stato dato da John Rewald (1921–1994), uno dei più grandi studiosi dell'artista e dell'Impressionismo francese, che nel 1953, avvertito della minaccia di una speculazione immobiliare sul fabbricato, coinvolgendo alcuni collezionisti americani, lo acquistò per donarlo alla città.

Rewald – di cui è stato appena ripubblicato Gli anni di Van Gogh e Gauguin – è stato uno studioso straordinario: ha fotografato tutti i luoghi di Cèzanne prima che il paesaggio cambiasse per sempre (segando a volte i rami degli alberi perché l'immagine corrispondesse alla perfezione), ha inventariato, ritratto per ritratto, tutti gli amici di Van Gogh ad Arles, ha raccolto storie dagli eredi di Pissarro, di Renoir, di Zola, ha studiato epistolari, archivi, giornali d'epoca, poesie e romanzi, raccontando tutto di quegli artisti straordinari – amicizie, scandali, drammi – senza mai giudicare.

Per lui, ebreo berlinese fuggito a Parigi e poi in America a vent'anni, quelle tele e quelle storie erano come tornare a casa, nella sua Europa. Per questo non sembra strano che le sue ceneri riposino proprio ad Aix-en-Provence, accanto alla tomba dell'amato pittore.

 

In questa settantatreesima edizione di TELESCOPE, la nostra newsletter settimanale dedicata alle istituzioni e ai progetti culturali di cui siamo portavoce, nella sezione RACCONTI trovate un testo di Maria Fratelli, Direttrice Unità Case Museo e Progetti Speciali del Comune di Milano, dedicato alla mostra di Premiata Ditta Frottage. Un dispositivo socievole appena inaugurata alla Casa Museo Boschi di Stefano; un'analisi della curatrice Lara Gaeta sulla performance il Corpo Elettrico di Sasha Vinci al Mann di Napoli in occasione del finissage di P.P.P. Possibile Politica Pubblica, mostra promossa da aA29 Project Room Gallery; un excursus di Cristina Masturzo, giornalista e docente della NABA, dell'edizione 2021 di miart - la fiera internazionale d'arte moderna e contemporanea di Milano, che si conclude proprio oggi.

Nella parte dedicata ai VIDEO trovate un riassunto dell'ultima giornata del Festivaletteratura di Mantova per darci appuntamento l'anno prossimo alla 26° edizione del festival dal 7 all'11 settembre 2022; e un promo dedicato a Misfits, la mostra di Nairy Baghramian in corso alla GAM Galleria d'Arte Moderna di Milano, terzo appuntamento di Furla Series di Fondazione Furla.

La sezione dedicata agli EXTRA, infine, comprende la prima edizione di CREATIVITY FORUM. Carrara for the UNESCO Creative Cities a Carrara dal 24 al 26 settembre 2021; il restauro sostenuto da Fondazione Peruzzo dell'opera Resistenza e Liberazione di Jannis Kounellis nel cortile dell'Università di Padova; la presentazione del volume Posterius di Carlo Valsecchi alla Triennale di Milano.

 

Buona lettura!

Lo staff di Lara Facco P&C

#TeamLara

 

Vi ricordiamo che l'archivio di tutte le edizioni di TELESCOPE è disponibile su www.larafacco.com

 

TELESCOPE. Racconti da lontano

Ideato e diretto da Lara Facco

Editoriale e testi a cura di Annalisa Inzana

Ricerca ed editing Francesca Battello, Camilla Capponi, Barbara Garatti, Giulia Notarpietro, Marta Pedroli, Marianita Santarossa, Claudia Santrolli, Denise Solenghi, con la collaborazione di Giulia Bochicchio, Alberto Fabbiano, Andrea Toro e Carlotta Verrone

 



RACCONTI

 

Dispositivi socievoli per attivare luoghi e comunità, di Maria Fratelli

 

La mostra Frottage. Un dispositivo socievole, realizzata da Premiata Ditta al terzo piano di Casa Museo Boschi Di Stefano, esprime figurativamente il senso del luogo. Lo spazio che la ospita, infatti, è stato attivato negli ultimi tre anni dal Municipio 3 in collaborazione con il museo di cui è estensione come centro culturale, rinnovando così nell'uso la funzione originaria di due appartamenti di famiglia, uno dei quali è stato la prima casa dei due collezionisti Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, oggi di proprietà del Comune di Milano. Dietro le due porte, riaperte sul pianerottolo del palazzo disegnato da Portaluppi, fanno bella mostra di sé, appese alle pareti, una serie di porte disegnate che, come quelle in questione, raccontano innanzi tutto relazioni di comunità. Le sedici opere inedite frutto di un lavoro svolto da aprile a giugno 2021 dal duo artistico Premiata Ditta (Anna Stuart Tovini e Vincenzo Chiarandà) sono frutto di un percorso condiviso con gli abitanti dei quartieri della Zona 3 di Milano, così quanto lo spazio del terzo piano è protagonista di un racconto di impegno che ha visto cittadini, politici, storici dell'arte, attori e musicisti lavorare insieme alla realizzazione di un progetto comune: animare il museo con produzioni culturali che ne hanno ampliato funzioni e possibilità, dando luogo a processi creativi e partecipativi. Stuart Tovini e Chiarandà si avvalgono del frottage quale scelta poetica. La grafite registra nella qualità della materia l'azione del tempo che ha modificato le superfici delle porte secondo gli usi, le consunzioni, i rifacimenti; i disegni esposti sono l'esito di un processo di delocalizzazione della realtà, che l'opera ritrae e trasporta arrotolata in altri luoghi, oggi nel "museo che sale", conservandone essenza e memoria. Nell'accadere dell'operazione artistica, nella durata della sua realizzazione, così come nei tempi e nei modi della sua esposizione, gli artisti incontrano le storie della gente e cercano di fissarle con la grafite e raccontarle con la narrazione. L'arte restituisce esperienza. La mostra porta dentro la casa iconica dei Boschi Di Stefano le tante altre case che ad essa fanno riferimento, riconoscendosi senza soluzione di continuità come luogo della comunità. Con questo obiettivo la mostra si fa strada nelle ricerche, nelle emozioni, nei ricordi, nelle suggestioni di chi rivisita la città circostante incontrandola dentro una casa, dentro lo spazio del museo. Questi portoni sono ritratti. Nella formula delicata e poetica del frottage la grafite, incespicando sul foglio teso scorrendo sopra la carta, registra le discontinuità della realtà; rivela il lavoro del tempo che passa sulla superficie delle cose. Il museo lo mostra al presente, richiamando attenzione al fuori, a quello che queste opere rappresentano, alle porte che sono metafora delle relazioni e delle scelte che compendiano, tra lo spazio pubblico e quello privato, l'esito finale della dimensione urbana di questa città. Non è la prima volta che questo accade perché il Novecento a Milano, di cui il museo è la massima espressione, richiede attenzione. Le attività culturali di Casa Museo Boschi Di Stefano mettono "Milano al centro", come soggetto e come argomento delle proposte e delle idee che ogni mostra innesca come argomento di riflessione. Basterebbe ricordare il lavoro di Roberta Colombo con i suoi abbandoni, le sue città modellate con i cittadini nella creta e le sue passeggiate situazioniste per capire che questa mostra non è un episodio, ma parte di un processo di costruzione di consapevolezza e identità. L'arte è un dispositivo socievole e il museo è il luogo della sua espressione. La mostra di Premiata Ditta è quindi una tappa importante di un progetto di cui a fine mandato è necessario dar conto con un ringraziamento al Municipio 3, che è stato alleato di lungo corso del Museo e che con queste proposte evidenzia quanto l'arte sia diventata, grazie all'esistenza di questa collezione, lingua comune.

 

 

Crediti: Premiata Ditta, Via Cadamosto 2a, Frottage su carta, Milano, 2021 Ph. F. Stipari | Premiata Ditta, Via della Sila 30, Frottage su carta, Milano, 2021 Ph. F. Stipari | Premiata Ditta, Via Paracelso 5, Frottage su carta, Milano, 2021 Ph. F. Stipari | Premiata Ditta, Frottage su carta, Milano, 2021 Ph. Avitabile Leva


 

 

Caduta leggera e sorprendente ascesa, di Lara Gaeta

 

Se si volesse, in sintesi, rappresentare figurativamente la performance di Sasha Vinci Il corpo elettrico, realizzata appositamente per le sale del MANN di Napoli insieme al musicista Vincent Migliorisi, la si potrebbe dipingere così: due vettori, della stessa lunghezza, uno che sale e l'altro che scende.

La struttura bionica nera, che ricopre e trasfigura il corpo dell'artista, è allo stesso tempo pesantissima e leggera. Spinge il corpo verso il basso anche se fatica e sofferenza sono nascoste sul volto da una maschera geometrica ma allo stesso tempo i due schermi, sorretti dall'artista durante il corso della performance, si dispiegano come ali, alludendo al volo e alla necessità di andare oltre i propri limiti e confini corporei. Il riferimento intuitivo e immediato va a quelle figure mitologiche e alate che nei musei archeologici quale il MANN fanno da protagoniste, da Icaro a Nike. I due vettori, che rappresentano due forze che spingono contemporaneamente verso l'alto e il basso, si ritrovano visualmente anche negli schermi che trasmettono lo stesso video che scorre normalmente e al reverse, una caduta leggera e posata, e poi un'ascesa, un levitare sorprendentemente innaturale di piume rosse.

Questi flussi d'energia uguali e opposti si completano nel "corpo elettrico", che è un corpo di carne e di metallo, un corpo potenziato che accoglie l'energia della corrente e di quella delle persone che lo circondano e che ne entrano in contatto in vario modo. Tale corpo non concede alla vista il primato dei sensi, ma sente e percepisce in maniera diversa, con il tatto e l'udito che diventano sensibilissimi e ultra fini.

Il corpo elettrico freme, vibra, soffre, resiste, si ricarica, grazie anche all'altro e trova la sua ragione d'essere proprio in quella duplice forza vettoriale e orientata a cui è sottoposto che potrebbe portarlo in un istante a crollare o a elevarsi.

La sua ragione d'essere risiede dunque in questa alternativa, nella costante ricerca di un equilibrio tra queste due forze contrarie, un'estensione del corpo e della percezione che parrebbe impossibile senza la presenza e il sostegno dell'altro.

 

 

Crediti: Sasha Vinci, Il Corpo Elettrico, 2021. Courtesy l'artista e aA29 Project Room. Ph: Francesco Natale


 

Una fiera contro la paura, di Cristina Masturzo

 

Settembre ha scandito il termine del nostro tempo liberato, di un momento di pausa vitale in cui tirare il fiato, dopo un anno tra i più faticosi che tutti potremo ricordare. Ma segna anche, ora, il momento di accogliere finalmente il ritorno a Milano della prima fiera italiana d'arte in presenza. E di percorrere, con il fresco, i viali alberati della città, e superare gli ambienti di Viale Scarampo che sono stati, in momenti oscuri, luoghi di cura e lotta contro un nemico invisibile.

miart ha infatti riaperto i suoi cancelli, indicando al pubblico e agli addetti ai lavori il momento esatto in cui potevamo sentirci pronti a tirar su pareti, maniche e morale.

In un calendario degli eventi dell'arte globale complesso e compresso, con il gigante Art Basel pronto anche lui, tra poche ore, a segnare il calcio d'inizio, le gallerie italiane e internazionali sono dunque tornate a ideare e abitare i booth in Fiera Milano, ad allestire progetti temporanei con cui presentarsi o ripresentarsi agli appassionati dell'arte moderna e contemporanea.

E mentre intorno, in città, si avvia la costellazione di eventi della Milano Art Week, sono più di 140 gli espositori provenienti da 19 Paesi stranieri, oltre all'Italia, che, divisi nelle tradizionali 5 sezioni della fiera (Established Contemporary, Established Masters, Emergent, Decades, Generations), riavviano il viaggio nelle traiettorie dell'arte storicizzata e presente, con un attenzione particolare al dialogo di quest'ultima con gli artisti e le opere del Novecento.

La fiera, la prima in Italia, come dicevamo, a tornare nella sua versione in presenza, e che pure non lascia da parte la possibilità di uno spazio "aumentato" in digitale, arriva così alla sua venticinquesima edizione e alla prima diretta da Nicola Ricciardi, che ne ha preso le redini in una fase storica difficile, a dir poco, e con tempistiche rapidissime e accelerate.

Il risultato sotto i nostri occhi – volendo lasciare in quest'occasione da parte, dato che mentre stiamo scrivendo miart è ancora in pieno svolgimento, i risultati delle vendite realizzate e dei contatti aperti, che pure restano certo l'obiettivo di un evento legato al mercato – appare essere quello di una fiera in piedi contro la paura, che concretizza il bisogno, umano e professionale, di ritrovarsi nei corridoi dei padiglioni e nella città. La necessità di ritessere una relazione con gli altri attraverso l'essere vicini, insieme; di trovare insieme la forza, morale ed economica, per non lasciarsi sopraffare dalla paura, che paralizza o spinge l'istinto alla fuga. Di ristabilire nessi e connessioni, tra persone e luoghi, idee e aspirazioni, di "mettere insieme, pezzo dopo pezzo, i mondi stellari", per rubare le parole alla poetessa americana Adrienne Rich, tra le ispiratrici di un'edizione della fiera che proprio dalla poesia, dalla parola poetica e dalle sue aperture di senso ha voluto ripartire e accettare la scommessa dell'esserci.

 

 

Crediti: miart 2021, Installation view. Ph: Paolo Valentini


VIDEO

 

Nella villa dei bambini

 

Fino al 26 settembre le sale e il giardino all'italiana di Villa Reale a Milano sono abitate dalle strane sculture imperfette di Nairy Baghramian con i loro "mancati incastri", protagoniste di Misfits, la sua prima personale in una istituzione italiana. Promossa da Fondazione Furla e GAM – Galleria d'Arte Moderna di Milano, Misfits è una riflessione sull'imperfezione e l'inadeguatezza come possibilità creative e di crescita. In questo video le sculture dell'artista sono oggetto dell'interazione e della curiosità dei bambini, i soli tra l'altro a poter entrare di diritto nei giardini di Villa Reale.

 

 

Crediti immagine: FURLA SERIES - NAIRY BAGHRAMIAN. Misfits, installation view at GAM – Galleria d'Arte Moderna, Milan. 2021. Exhibition curated by Bruna Roccasalva, promoted by Fondazione Furla and GAM – Galleria d'Arte Moderna, Milan Photo: Nick Ash. Courtesy Fondazione Furla


 

Come saranno i prossimi venticinque anni?

 

Lo scopriremo dal 7 all'11 settembre 2022, quando si terrà la prossima edizione di Festivaletteratura Mantova. Conclusosi lo scorso 12 settembre 2021 – dopo cinque giorni di incontri, laboratori, percorsi, lezioni, con oltre 300 appuntamenti, 400 autori e autrici ospiti da tutto il mondo, e più di 30.000 presenze – alla boa del suo primo quarto di secolo il Festival ha dimostrato di saper cambiare, capace di soluzioni innovative di fronte alle nuove regole della fruizione culturale, forte di un programma di qualità, trasversale e transgenerazionale e della consapevolezza che la via della sostenibilità sia quella giusta. I contenuti digitali (tutti gli eventi in streaming, i programmi della radio e le installazioni web) della venticinquesima edizione di Festivaletteratura sono disponibili sul sito 2021.festivaletteratura.it In questo video un riassunto in pillole dell'ultima giornata, sperando di vedervi a Mantova l'anno prossimo!

 

 


 

EXTRA

 

La rinascita che parte dal saper fare

 

Dal 24 al 26 settembre a Carrara si tiene la prima edizione di CREATIVITY FORUM. Carrara for the UNESCO Creative Cities, un forum di confronto tra esperti e rappresentanti della politica e delle amministrazioni delle undici Città Creative Unesco italiane. L'obiettivo è di fornire un contributo al dibattito sulla rinascita dei centri storici post-pandemia, mettendo al centro l'artista e l'artigiano come attori dello sviluppo sostenibile e custodi delle identità locali. Il Forum si apre al termine di una serie di tavoli di confronto che hanno portato alla realizzazione di due documenti strategici: la Dichiarazione di Carrara sul ruolo dell'Artista e dell'Artigiano e la Carta di Carrara per lo Sviluppo Sostenibile attraverso Arte e Artigianato.

 

Crediti immagine: Scultura. Ph. Michele Ambrogi


 

Resistenza e liberazione

 

È questo il titolo dell'opera di Jannis Kounellis che dal 1995 abita il cortile dell'Università di Padova per ricordare, nel 50° Anniversario della Liberazione, le vicende eroiche dei professori Ezio Franceschini, Concetto Marchesi ed Egidio Meneghetti, protagonisti della Resistenza partigiana. Un'opera molto importante per l'artista, che raramente si era confrontato con un monumento pubblico di grandi dimensioni e di tale valore sociale. Composta da vecchie travi di legno e da un tricolore, l'opera è stata restaurata grazie alla Fondazione Alberto Peruzzo – dal 2015 dedita a recupero, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio, e alla promozione dell'arte contemporanea – e verrà presentata al pubblico il prossimo 21 settembre all'Università di Padova, alla presenza della Presidente e del Direttore dell'Archivio Kounellis. Verrà presentata anche una pubblicazione inerente all'opera, con testi di Guido Bartorelli e Vincenzo de Bellis. La Fondazione sta terminando anche un altro importante restauro: quello della chiesa di Sant'Agnese a Padova, che dal 2022 diventerà un centro culturale che ospiterà le attività e la collezione dell'istituzione.

 

Crediti immagine:Jannis Kounellis, Resistenza e Liberazione, fotografia di Marco Furio Magliani, 2021


 

Un'astronave sulla via Emilia

 

Martedì 21 settembre alla Triennale di Milano, Carlo Valsecchi presenta Posterius, il volume nato dal progetto artistico realizzato il con sostegno di Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, edito da Silvana editoriale in 500 copie numerate: uno sguardo alla scoperta di un mondo che verrà. Come sottolinea William A. Ewing nel saggio all'interno del libro, "Carlo Valsecchi ci consegna immagini di spazi eterei, astratti, che confinano con il surreale riuscendo a far emergere il mistero insito in essi. Potremmo aggiungere che vi regna una sorta di silenzio visivo. Non si può però fare a meno di immaginare che un suono di sottofondo accompagni queste immagini: come il lento, pesante respiro di astronauti rinchiusi nelle tute spaziali."

 

Crediti immagine:Carlo Valsecchi, # 01072 Crespellano, Bologna, IT. 2017, courtesy l'artista


 

 

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