Agenzia Stampa Aspapress

Autorizzazione Tribunale di Forlì 6/91 del 8 marzo 1991 - Anno XXXII - Registro Nazionale della Stampa 02659 - Registro Operatori Comunicazioni n. 1187 - Direttore Editoriale e responsabile Enzo Fasoli - Casella postale 19152 - 00173 Roma Cinecittà est - Responsabile dati: Carlo Carbone - Capo redattore Cristiano Rocchi. Associazione Periodici Associati: Presidente Enzo Fasoli - Responsabile settore: Angelo Misseri - Redazione: Vincenzo Giannone, Daniela Zappavigna.

Cerca nel blog

Pagine

13 novembre 2015

SIMIT - Malattie in ospedale - respiratorie e urinarie le più frequenti, colpiscono 2 pazienti su 3

Si è concluso il XIV Congresso Nazionale della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali: 1200 gli specialisti presenti, provenienti da tutta Italia
 Indispensabile il vaccino
Scarsa la percentuale di operatori sanitari che si è vaccinata, circa il 20%. Il direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, Dr. Ranieri Guerra: "E' stato detto un cumulo di scemenze che stiamo cercando di governare"

I batteri più importanti attualmente in circolazione tra le strutture ospedaliere in Italia sono i Gram negativi: queste gravi infezioni hanno acquisito una particolare resistenza a quasi tutti - talvolta proprio a tutti - gli antibiotici presenti sul mercato. Queste costringono i medici ad impostare delle terapie molto complesse che, purtroppo, non sempre portano ad una completa guarigione.
Se n'è parlato durante la giornata conclusiva del XIV Congresso Nazionale della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, di Catania, organizzato dai Presidenti del congresso Bruno Cacopardo e Carmelo Iacobello, alla presenza del direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, Dr. Ranieri Guerra. Circa 1200 gli specialisti presenti durante i quattro giorni del programma, provenienti da tutta Italia.

LE INFEZIONI NOSOCOMIALI - Tra le infezioni che circolano in ospedale o in altri ambienti assistenziali, quelle respiratorie in Italia colpiscono un paziente su tre, causate anche per mancata vaccinazione di persone per cui era indispensabile, come anziani e categorie a rischio. A seguire, minima la differenza, ci sono le infezioni urinarie, causate spesso da cateteri che rimangono per più del tempo richiesto. 

"I pazienti - spiega Marco Tinelli, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive e Tropicali - Azienda Ospedaliera di Lodi - si muovono all'interno di un ambito assistenziale che va dall’ospedale al territorio dove i casi di infezioni dovute a batteri ad alta resistenza sono in aumento . Il rischio di contrarle aumenta ulteriormente nei casi di pazienti in condizioni critiche o con comorbidità, rendendole addirittura mortali. Credo che la controinformazione che è stata fatta negli anni scorsi contro le vaccinazioni "gridi vendetta": il rischio di effetti collaterali è praticamente irrisorio mentre i vantaggi sono enormi".

L'IMPORTANZA DEL VACCINO - A proposito del vaccino si esprime anche il Dr. Ranieri Guerra: "E' stato detto un cumulo di scemenze che stiamo cercando di governare, per cui credo che a fronte di una responsabilità civile e deontologica dei medici e degli operatori sanitari ci sia anche una uguale responsabilità da parte di chi gestisce gli organi di stampa e di chi informa come mestiere. Se ne sono lette veramente di tutti i colori, e la mia impressione è che in pochi abbiano realmente letto il piano vaccinale così come è stato elaborato e proposto e come è stato negoziato e discusso con le amministrazioni regionali". 
Scarsa la percentuale di operatori sanitari che si è vaccinata, che si aggira intorno al 20%. "Qui - spiega il Dr. Guerra - abbiamo due ordini di problemi: primo, o ci si avvicina tra operatori sanitari affinché sia credibile il messaggio che mandiamo al pubblico, oppure lasciamo perdere, perché non è possibile pensare che un sistema cerchi di reclutare e dare una comunicazione corretta e poi viene totalmente disattesa all’origine. Il secondo punto è che un operatore sanitario non vaccinato rischia di trasmettere ai propri assistiti una patologia trasmissibile, e questo non è ammissibile, da un punto di vista sia deontologico che professionale".