Gente comune, lavoratrici e lavoratori, giovani,
famiglie intere pagano con la vita per guerre che non hanno voluto né deciso.
Così come la pagano le popolazioni innocenti che subiscono continui
bombardamenti.
La bestialità con cui il terrorismo dell’Isis attacca nei Paesi che li
combattono è la drammatica risultante della scelta di portare la guerra nei
Paesi a noi vicini per l’accaparramento delle risorse o per destabilizzare
governi non allineati.
L’Unione Europea è anch’essa artefice di questa situazione. Oggi è vittima ma è contemporaneamente carnefice.
I lavoratori non hanno scelto la guerra. Il movimento internazionale dei
lavoratori sa perfettamente che le lavoratrici e i lavoratori hanno solo da
perdere dalla guerra, comunque questa si manifesti, con i bombardamenti o con
gli attentati terroristici.
I lavoratori sanno anche che la guerra “esterna” produce sempre un inasprimento
della guerra “interna”, fatta di repressione del conflitto, di saccheggio
ulteriore delle risorse interne, di tagli alla spesa pubblica per finanziare un
prevedibile esponenziale innalzamento delle spese militari, di demonizzazione
dell’opposizione, di militarizzazione del territorio.
Non c’è altro modo per il movimento dei lavoratori di replicare a quanto sta
accadendo che proseguire nelle lotte e nelle mobilitazioni, anche contro la
guerra e gli interventi militari. Il Governo Italiano, l’Unione Europea, in nome
della comune lotta al terrorismo, stanno già rilanciando l’unità al di là delle
differenze. Mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà al popolo e ai
lavoratori francesi, non possiamo che respingere questa parola d’ordine che
ogni volta viene agitata per farci digerire altre drammatiche scelte in tema di
politica estera e di politica interna.