Per la prima volta in Italia, all’Istituto Cervantes di Roma
Le fotografie di Emilio Andrés
Codina, Sandra Sasera Cano e Jaime Belda
Vernissage il 26 novembre alle 18, nella Sala Dalí, in piazza Navona, 91
Inaugura a Roma giovedì 26 novembre, nella
nuova sala esposizioni dell’Istituto
Cervantes in piazza Navona, intitolata a Salvador Dalí, la collettiva“Espai d’art fotogràfic”. Per la prima
volta in Italia, la mostra raccoglie 70
opere appartenenti ai tre lavori fotografici vincitori del master della
prestigiosa scuola internazionale di Valencia, Espai d’art fotogràfic: “Consumismo e abbandono. Impatto dell’uomo
nel suo habitat” di Emilio Andrés
Codina (20 foto, 2010), “The Unknown”
di Sandra Sasera Cano (30 foto, 2011) e “New
York. Lato B” di Jaime Belda (20
foto, 2012).
I Tre lavori selezionati da Francesc Vera,
Romà della Calle e Tomàs Llorens, che resteranno esposti a Roma fino al 7
gennaio 2016, hanno come filo conduttore la visione critica dell’iconosfera contemporanea
occidentale. I tre fotografi analizzano gli elementi sui quali si fonda il
discorso della post-modernità, ognuno con le proprie idee estetiche e
preoccupazioni, offrendo una chiave di lettura, capace di arricchire e
decodificare la nostra visione del mondo.
Il lavoro di Emilio
Andrés Codina (Villanueva de Castellón, 1953), “Consumismo e abbandono. Impatto dell’uomo nel
suo habitat”, rientra nel progetto “Attività umana: macchinario,
alimentazione e habitat” proposto per la prima edizione del master. Ci mostra
delle immagini pulite, equilibrate, ragionate, oggetto di un attento studio
cromatico, che sottolineano una maturità formale che sfocia nello stile
caratteristico e definito di questo fotografo. Il carattere riflessivo e
meticoloso mette in luce una chiara implicazione sociale. L’impotenza davanti
ai disastri ecologici provocati dall’abuso e dal consumo. Un grido d’allarme
accentuato dalla bellezza formale delle sue immagini.
Sandra Sasera Cano (Valencia, 1981)
in “The Unknown”,
invece, presenta un mondo particolare, partendo da storie immaginate o reali:
parla della parte più intima delle persone sulla base di gesti o dettagli. In
“The Unknown”, è molto importante la disposizione spazio-formale, in quanto ci
costringe a immaginare, completare ciò che lei ci mostra. Dobbiamo parlare di
ciò che non vediamo a partire da ciò che ci viene mostrato. La forma spiana la
strada al contenuto, lo costruisce. Spezza i pregiudizi che abbiamo del mondo
che ci circonda, derivanti dal rispecchiarci (gettarci) nella nostra personale
costruzione della realtà in cui viviamo.
Infine,“New York. Lato B” di Jaime Belda (Valencia, 1982) ricorda l’idea romantica
della suggestione che prevale sull’evidenza, del predominio del contenuto sulla
forma, o come sosteneva Hegel, del predominio dello spirito sulla forma.
Pertanto, costringe a interrogarci su che cosa ci sia oltre ciò che vediamo. Ci
parla delle rovine, dei resti che nessuno vuole, dei luoghi ai margini. Per
questo è socialmente critico. Ci fa pensare a un futuro incerto e angosciante.
L’abbandono sempre più grande dell’individuo. L’idea che, alla fine, siamo soli
nella grande città. Soli, nonostante le migliaia di persone che ci circondano.
Al vernissage della mostra, giovedì 26 novembre alle
ore 18, parteciperanno i fotografi Emilio Andrés Codina e Jaime
Belda, il direttore di Espai d’art
fotogràfic, Nicolás Llorens e Sergi
Rodríguez López-Ros, direttore
dell’Istituto Cervantes di Roma. La mostra si potrà visitare gratuitamente
dal 27 novembre 2015 al 7 gennaio 2016, dal mercoledì alla domenica dalle 16 alle 20.