| Philip Colbert courtesy of the artist studio |
| Lobster Gladiator Robot Ruin from the Future 2026. Ph Valentina Sensi |
| Philip Colbert in Pompei. Ph Valentina Sensi. Ufficio Stampa HF4 |
di Daniela Zappavigna
Una mostra diffusa di astici in una rilettura della
storia dell’arte firmata dall’artista britannico 'erede' di Andy Warhol:
un’installazione è esposta anche a Longola, il sito archeologico
incendiato pochi mesi fa
Dalle
rovine dell'antichità alle icone della cultura pop, passando per un
messaggio di rinascita per il territorio. Dal 27 luglio al Parco
Archeologico di Pompei ha preso il via: 'Philip Colbert in Pompei: Pop
Mythology', la più grande installazione artistica mai realizzata
dall'artista britannico, considerato dalla critica l'erede di Andy Warhol. Oltre
30 sculture monumentali del suo iconico alter ego, The Lobster, popolano
Pompei e i siti del territorio, tra cui il sito protostorico di Longola, dove
una delle opere sarà allestita come segno di attenzione verso il territorio, dopo
il grave incendio doloso che ha colpito l'area qualche tempo fa. 'Pop
Mythology', organizzata da 'Il Cigno Arte' nel il Parco
Archeologico di Pompei, rappresenta il prossimo grande progetto di
arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua
esplorazione della mitologia, della Storia e della cultura
contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti
delle installazioni 'site-specific' su larga scala, Colbert ha
realizzato importanti interventi artistici a Taipei, Seoul, Hong Kong,
Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, costruendo
una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca
all’intersezione tra arte, intrattenimento e cultura di massa, creando
esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo.
"Pompei è, per me, la città dell’antichità per
eccellenza', spiega
Philip Colbert, "un luogo che esiste oltre il tempo. Non
riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo
sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri
limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza, e la
città stessa sembra sospesa tra passato e presente".
Ispirata
all’arte antica di Pompei, in particolare al celebre mosaico a
soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi al Museo
archeologico di Napoli, la mostra, che include molte sculture mai
esposte prima dall’artista, dialoga con la storia del sito e del suo territorio
attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert, che
riecheggia la storia stessa di Pompei, fatta di distruzione,
conservazione e memoria collettiva. Mentre i visitatori attraversano il sito,
le sculture emergono in modo inatteso all’interno del parco: colorati
astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appaiono
tra colonne, archi e rovine antiche. Accanto a queste, una nuova trilogia di
monumentali sculture in acciaio nero, concepite come “reperti mitologici
del futuro”, tra cui 'guerrieri-astice' robotici, si
presentano come rovine speculative proveniente da un futuro
immaginario. Oltre a Pompei, dal 28 luglio scorso le
opere sono esposte anche negli altri siti gestiti dal parco archeologico: Longola,
Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real
Polverificio Borbonico.
"L'allestimento di un'opera a Longola assume un
significato particolare", sottolinea il direttore del parco, Gabriel
Zuchtriegel. "Dopo l'incendio che ha colpito il sito, la
presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e
solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L'arte
contemporanea può contribuire a mantenere alta l'attenzione sul patrimonio
culturale e a trasformare una ferita in un'occasione di partecipazione e
rinascita. Nel corso della mostra, seguiranno incontri con scuole e
associazioni nei vari luoghi, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre
Annunziata e Longola nel comune di Poggiomarino". Fondendo mitologia
classica e immaginario futuristico, 'Pop Mythology' presenta
Pompei non solo come un luogo archeologico storico, ma come uno spazio
culturale vivo, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura
visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità, la
civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia, la
mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati, invitando
un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo
contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva, ludica e
sorprendente.
"Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto
l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente
ludiche e grottesche, che non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una
satira spietata", conclude il curatore, Cesare Biasini Selvaggi. "È
una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico –
con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di
un’umanità irrazionale, incapace di imparare dalla storia, che continua a
consumare guerre nel mondo, sopraffazioni, egoismi e a ignorare o sottovalutare
la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per
consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di
fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza
civile, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori
dal recinto sacro del Parco, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi
satelliti nella carne viva, e spesso ferita, dell’hinterland campano. A partire
dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino), la Pompei prima
di Pompei. Qui, lo scorso 19 giugno, le fiamme della criminalità hanno cercato
di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito,
distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la
lunga marcia degli astici di Colbert prosegue, fino a Boscoreale, Torre
Annunziata, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso
della meraviglia, dello stupore, la fantasia e la creatività non sono un lusso
per pochi, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del
presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di
criminalità, degrado, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o
consolare: deve provocare le coscienze".
La mostra è visitabile fino al 30
novembre 2026.