Sul
caso di una classe quarta di una scuola primaria dell’istituto
scolastico comprensivo di Brusciano, in provincia di Napoli, dove risultano
iscritti ben quattro alunni con disabilità su un totale di ventidue, i
componenti della VII Commissione di Montecitorio forniscono rassicurazioni poco
convincenti: i ragazzi con handicap saranno seguiti da più insegnanti di sostegno
con un rapporto minimo di uno a due, secondo le disposizioni normative.
Marcello Pacifico (Anief-Confedir): il rischio fondato è che quegli alunni vengano
allontanati sistematicamente fuori dall’aula per svolgere attività estranee al
curricolo o in laboratori ad alta concentrazione di alunni diversamente abili. Se
ciò accadesse, si vanificherebbe quel progetto d’integrazione che è alla base
di un’efficace didattica speciale. Ma il declino
dell’inclusione per gli alunni con disabilità è anche colpa del dimensionamento
scolastico, che ha ridotto di un terzo le nostre scuole autonome e costretto a
concentrarli nelle stesse strutture; oltre che dell’innalzamento del “tetto”
massimo di alunni per classe, introdotto nel 2009 dall’ex ministro Gelmini, in
barba alle norme su sicurezza e diritto allo studio, e dell’inadeguata
stabilizzazione dei docenti di sostegno che non garantisce continuità
didattica.
Concentrare in una sola classe quattro alunni disabili, di cui uno
‘carrozzato’, non comporta particolari problemi e se sorgeranno, saranno
risolti strada facendo. Il salto all’indietro che l’Italia ha compiuto sul
fronte scolastico, a partire dal 2008, sta tutto in questa risposta,
fornita dalla Commissione “Cultura, scienza e istruzione” della Camera (allegato
2) a seguito dell’interrogazione posta dall’on. Laura
Coccia (Pd) per i sempre meno rari casi di affollamento di alunni per classe,
anche in presenza di alunni in situazione di
handicap. In particolare, l’on. Coccia ha esposto ai colleghi della VII
Commissione l’incredibile vicenda di una classe quarta primaria
dell’istituto scolastico comprensivo di Brusciano, in provincia di Napoli, - denunciato
dall'Associazione "Tutti a scuola onlus" - dove sono stati iscritti
ben 4 alunni con disabilità su un totale di 22.
La Commissione di Montecitorio ha
spiegato che “è stato sentito l'Ufficio scolastico regionale per la Campania,
il quale ha comunicato che l'Istituto comprensivo «De Ruggiero» di Brusciano si
compone di un unico plesso di scuola primaria, con una sola sezione dalla prima
alla quinta classe. Per l'anno scolastico 2013/2014 la classe terza è stata
costituita da ventitré alunni di cui due alunni con disabilità; in vista del
prossimo anno scolastico 2014/2015, invece, la futura classe quarta è prevista
con ventidue alunni, di cui quattro disabili”. Premesso questo, continua la VII
Commissione, l’ufficio regionale del Miur ha comunque fornito “assicurazione
che, anche per il prossimo anno scolastico, gli alunni interessati saranno
seguiti da più insegnanti di sostegno con un rapporto minimo di uno a due,
secondo le disposizioni dell'articolo 19, comma 11, del decreto-legge n. 98 del
2011. Tale rapporto potrà essere incrementato con un numero maggiore di ore, in
caso di segnalata gravità da parte dell'istituzione scolastica”.
Secondo l’Anief è evidente che le
giustificazioni e le rassicurazioni esposte dalla Commissione Cultura di
Montecitorio sono davvero poco convincenti. I parlamentari non hanno fatto
menzione dei motivi che hanno portato a questo genere di situazioni,
intollerabili per uno Stato che detiene un impianto normativo ed organizzativo
per il sostegno agli alunni disabili di primo livello. Prima di tutto si è
sorvolato sul fatto che se una scuola è costretta a mantenere quattro alunni
con problematiche di apprendimento nella stessa classe è perché non vi sono
altri istituti nel territorio: una situazione che è divenuta la norma, purtroppo,
dopo che negli ultimi anni, partendo dal decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, lo Stato
ha accorpato e cancellato un terzo delle scuole autonome esistenti, passate da
oltre 12mila a poco più di 8mila (2.100 in meno solo negli ultimi 3 anni). Ciò è
avvenuto malgrado la
Corte Costituzionale, con la sentenza 147/2012, avesse posto forti
perplessità e la Conferenza Stato-Regioni non avesse trovato l’accordo sui
nuovi “tetti” minimi di alunni, vicini alle mille unità per istituto, proposti
dall’amministrazione.
Sempre nello stesso periodo, sono stati
elevati i limiti numerici di allievi per classe, che a seguito degli incrementi
approvati con il decreto 81/2009 hanno raggiunto quote consistenti: nella
scuola d’infanzia si è passati da 28 a 29 alunni per classe, alla primaria da
25 a 28 ed alle superiori si sono concesse deroghe fino alla presenza di 33
alunni. Si tratta di una concentrazione di iscritti già che rispetto alle norme
vigenti sulla sicurezza sarebbero fuori norma. Come indicato nella risoluzione
presentata dal senatore Fabrizio Bocchino e approvata dalla
stessa VII Commissione Cultura della Camera, per superare il
sovraffollamento delle classi, a norma di legge “in aula non possono essere
presenti più di 26 persone, compresi gli insegnanti o l'eventuale ulteriore
personale a qualunque titolo presente”.
Nel caso della scuola di Brusciano, è grave l’incuranza
per la presenza di tanti alunni disabili nello stesso gruppo di studio: va
ricordato, infatti, che per
le classi che accolgono alunni con disabilità, i criteri vigenti, previsti sempre
dal decreto presidenziale 81/2009, prevedono che “il numero complessivo
dovrebbe essere al massimo di 20, in modo da facilitare i processi di
integrazione e d'inclusività”.
“Come è
possibile – chiede Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo
Confedir - che vi siano realtà con ben
quattro disabili in una sola classe? La verità è quegli alunni non hanno
scelta, non essendo presente un’alternativa scolastica nel territorio
circostante. E quindi non si può negare loro il diritto allo studio. Il ragionamento
non farebbe una piega, a patto però che quella classe venga sdoppiata. Invece,
ancora una volta le logiche del risparmio prevalgono su quelle formative. E
pure sull’handicap. Con evidenti ricadute negative per l’apprendimento di tutto
il gruppo classe: anche gli altri 18 alunni normodotati, infatti, risentiranno
della situazione. Il rischio fondato è che i 4 disabili della quarta primaria
di Brusciano vengano allontanati sistematicamente fuori dall’aula per svolgere
attività estranee al curricolo o in laboratori ad alta concentrazione di alunni
diversamente abili. Se ciò accadesse, si vanificherebbe quel progetto
d’integrazione che – conclude
Pacifico – è alla base di un’efficace
didattica speciale”.
Premesso che per rispettare il rapporto uno
(alunno) a due (docenti) previsto dalla legge, a quella classe campana dovranno
essere assegnati almeno due docenti specializzati nel sostegno, l’Anief torna
anche a denunciare il fatto che con l’applicazione del piano triennale di assunzioni di docenti di sostegno, previsto dalla Legge Carrozza
128/2013, nell’a.s. 2015/2016 si continuerà ad avere un organico
di diritto sottodimensionato del 30%. Nell’anno scolastico che si è da poco
concluso stati necessari 110.216 insegnanti di
sostegno, di cui poco più della metà di ruolo: 63.348. Entro tre anni, i prof di
ruolo saliranno a 90.032.
Peccato che nel frattempo gli alunni disabili
certificati siano diventati 222mila, con lo Stato che ha continuato a mantenere
come riferimento (applicandovi gli incrementi progressivi dal 75% al 100%) il
contingente dell’anno scolastico 2006/07. Che corrisponde, appunto, a poco più
di 90mila posti di sostegno: ed è su questo parametro sottodimensionato,
conteggiato su un totale di alunni pari a circa 180mila iscritti anziché agli
attuali 222mila, che sono stati collocati nell’organico di diritto i 26.684
posti da convertire in assunzioni triennali.
Così, dopo la pessima distribuzione delle cattedre a livello regionale,
il Governo si è reso protagonista dell’ennesima manovra di assunzioni al
ribasso. Procedendo a un numero di stabilizzazioni che rappresenta il minimo
sindacale. Ciò comporterà un servizio didattico ancora contrassegnato da
un’alta percentuale di docenti di sostegno che rimarranno precari. E costretti
quasi sempre a cambiare scuola ogni anno, non garantendo quella continuità
didattica necessaria all’apprendimento degli alunni disabili. E laddove i
docenti non saranno assegnati, sarà applicata la sentenza della Corte
Costituzionale n.80 del 26 febbraio 2010 che ha abrogato una parte della Finanziaria
del 2007 ripristinando l’assegnazione in deroga di personale qualificato nei
casi di alunni con gravi handicap.
La logica del risparmio ad ogni costo è la
stessa che riguarda l’organico nazionale degli insegnanti, fermo a tre anni fa
malgrado gli alunni siano molti di più: la decisione è particolarmente grave,
se solo si pensa che nel frattempo il numero complessivo degli iscritti alle
classi della scuola pubblica è aumentato di oltre 87mila unità. Quasi 35mila in
un solo anno. Alla luce di questa contraddizione, che farà necessariamente
crescere il numero delle classi “pollaio”, durante la Conferenza Unificata di
qualche settimana fa, i governatori “hanno espresso parere negativo allo schema di decreto sulla definizione
delle dotazioni organiche per l'anno scolastico 2014-2015”.
“Il Parere negativo della Conferenza – si
legge in una nota delle Regioni - ribadisce l’analoga posizione assunta anche
per i precedenti anni scolastici ed è la conseguenza del fatto che i criteri
utilizzati dal Ministero risultano poco chiari e non condivisibili”. I
Governatori non sono convinti, in pratica, della decisione del Miur di
compensare l’aumento degli alunni con il decremento demografico in alcune aree
del Paese: perché, in ogni caso, visto che la matematica è una scienza esatta,
la maggiore quantità di discenti in determinate province non verrà compensata
con un proporzionale e logico aumento di 10mila insegnanti. Comportando,
inevitabilmente, un aumento di alunni per classe. In ossequio a quelle norme
taglia-scuola contenute nei piani di
razionalizzazione (L. 244/2007, L. 133/2008, L. 111/11, L. 135/12) approvati
negli ultimi sette anni di tagli.