STAGIONE TEATRALE 2025/2026
dal 3 all’8 marzo dal
martedì al venerdì h 21, sabato h 19 e domenica h 17
ORLANDO
TPE Teatro Astra
dal romanzo di Virginia Woolf
e dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli)
drammaturgia Fabrizio Sinisi
traduzione Nadia Fusini
regia Andrea De Rosa
con Anna Della Rosa (Premio Hystrio all’Interpretazione 2025)
scene Giuseppe Stellato
luci Pasquale Mari
suono G.U.P. Alcaro
costumi Ilaria Ariemme
aiuto regia Paolo Costantini
musica di scena Sinfonia n.6 (Patetica) di Čajkovskij
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
durata 60 min - guarda il trailer https://youtu.be/cuUC9GD27Zg
Il 9 ottobre del 1927, Virginia
Woolf scrive una lettera all’amata Vita Sackville-West: “Supponi che Orlando si
riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la
seduzione della tua mente… ti secca? Di’ sì o no”. Vita non si sottrae,
accettando di diventare oggetto, musa, modello e interlocutrice di uno dei
romanzi più originali della letteratura moderna. La scrittura di Orlando
nasce così: come un omaggio d’amore, un atto di gioia offerto a una donna e al
mondo. Intersecandosi continuamente con la vita della scrittrice, in un
enigmatico intreccio tra opera e biografia, la vicenda di Orlando – nato uomo
nel XVI secolo, vissuto per più di quattrocento anni, e mistericamente
transitato nel Femminile – si trasforma in questo spettacolo in un inno
all’estasi ma anche all’ossessione della letteratura: una lunga, straordinaria
lettera d’amore in forma di romanzo.
“Oltre che un classico di sconvolgente attualità, Orlando è un
inno alla gioia esuberante dell’avventura, alla libertà, al godimento sessuale;
un manifesto alla possibilità di prenderselo, il piacere, secondo modelli
alternativi alle leggi del conformismo patriarcale.”
Nadia Fusini
“L’identità è un fantasma. Dal momento in cui cominciamo a definirci
come esseri umani adulti, stabiliamo dei confini entro i quali ci rintaniamo.
Ma, per fortuna o per avventura, la vita spazza via tutto e travolge quegli
steccati che tanto pazientemente avevamo costruito per proteggerci. Trascinati
dalla inesauribile vitalità del suo Orlando, Virginia Woolf ci invita a
viaggiare nello spazio e nel tempo, a oltrepassare quello steccato che ci tiene
imprigionati nella trappola dell’identità, del maschile, del femminile, e di
tutte quelle convenzioni che sono solo il frutto del tempo in cui
viviamo.”
Andrea De Rosa
“Può un’opera letteraria essere al contempo una lettera d’amore? Orlando
dimostra di sì: uno dei più straordinari romanzi del Novecento è anche la più
spericolata lettera d’amore che la storia ricordi. Un vero e proprio monumento
di parole che Virginia Woolf erige a e per l’amata Vita Sackville-West –
scrittrice e poetessa con cui Woolf ebbe una lunga relazione e un intenso
sodalizio. Un amore che abbiamo voluto rendere ancora più esplicito,
punteggiando la drammaturgia del romanzo con brani dell’epistolario a Vita.
Orlando è un inno a Vita e alla Vita, nonché la testimonianza di una speranza
estrema: mentre la vita dei corpi finisce, quella delle parole è più lunga e
diversa – abbatte i confini dei sessi, delle identità, perfino della
morte.”
Fabrizio Sinisi / drammaturgia
“La luce di Orlando è la luce bianca del cielo di una mattina radiosa.
La luce di Orlando è la luce bianca della carta da scrivere, prima di
cominciare. Questi i pensieri che hanno guidato la disposizione del grappolo di
proiettori tra i quali si innalza il tronco robusto di un albero senza chioma,
come poeticamente disegnato da Giuseppe Stellato. Sono anzi sia la chioma che
il cielo sotto il quale stanno Orlando, Virginia, Anna ed il suo pubblico
assorto ad ascoltarla. Mi piace pensare che sia tutta quella luce bianca a
condensarsi e raggiungere il suolo trasformandosi in carta, in tanti fogli
bianchi che attendono che le parole si trasformino in segni. Ancora una volta
la luce è convocata a testimoniare e rendere possibile che l’astrazione si
trasformi sulla scena in realtà da abitare. “Orlando alzò gli occhi e vide
qualcosa di astratto che sta tra le colline o nel cielo oltre il quale non c’è
nulla che conti; in cui io riposo e continuerò a esistere. Questa cosa io
chiamo realtà.” (Virginia Woolf - Diari)”
Pasquale Mari / luce
“Immaginare uno spazio scenico che accogliesse le parole scritte da
Virginia Woolf per Orlando, è stata una sfida per nulla semplice. Un testo che,
tra le altre cose, racconta proprio la difficoltà della parola di descrivere la
natura, la bellezza. Alla fine, tutto confluiva qui, nella ricerca di un
connubio, di un punto d’incontro tra natura e letteratura, tra la bellezza di
un albero e il fallimento di qualsiasi forma d’arte che provi a raccontare
questa bellezza. E quindi un tronco di quercia in mezzo ad un prato quadrato,
un albero la cui chioma è fatta da luci, tralicci, americane: una fetta di
realtà trasportata in uno spazio teatrale, quel luogo magico dove da un albero,
al posto di una foglia, può cadere un foglio bianco...”
Giuseppe Stellato / spazio scenico
“Il suono, lontano e intimo, di una campana scandisce un tempo
indefinito e sospeso. Una musica nasce da quelle pagine così tormentate e vitali;
è la Sinfonia n. 6 (Patetica) di Čajkovskij. L’ultima.”
G.U.P. Alcaro / musica
“Un abito veste e spesso determina, un costume teatrale veste e crea
mondi. In scena c’è Virginia Woolf e il momento in cui visse, ma anche un blu
polveroso che ricorda il vasto cielo comune a tutte le epoche, una seta
impalpabile e ariosa che rimanda ai fasti del ‘500, un cinturone maschile e una
gonna femminile pronta a gonfiarsi a ogni danzante giravolta. Il costume
accompagna discretamente il racconto di un’anima appassionata e in ricerca di
sé grazie ai piccoli dettagli che lo compongono, senza troppo definire e
chiudere, mettendosi in dialogo con il corpo l’attrice che lo veste e lo sveste
- magnificamente - e con il vasto e concettuale spazio che li contiene entrambi.”
Ilaria Ariemme / costumi
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