Agenzia Stampa Aspapress

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13 febbraio 2015

RITA SBERNA all'Auditorium S.Alfonso - Cava de Tirreni

Incontro di fede domenica 1 marzo


Cinema Trevi - Cineteca Nazionale: Incontri e proiezioni

La programmazione di Febbraio 2015


13 febbraio  Film maledetti: OcchioPinocchio e I cancelli del cielo
14 febbraio  Cinema e psicanalisi: Un mondo precario
15 febbraio  Cineteca Classic: Louis Malle
15 febbraio  Striplife: Un giorno a Gaza
15 febbraio  Fatti e strafatti
17 febbraio  Omaggio a Francesco Rosi
18 - 22 febbraio Massimo Girotti: Cronaca di un attore



Venerdì 13 febbraio

Film maledetti: OcchioPinocchio e I cancelli del cielo

Ricordato oggi essenzialmente come una catastrofe commerciale di portata storica, Heaven’s Gate fu distribuito in Italia solo nella versione massacrata al montaggio da un Michael Cimino in preda al panico, mentre la Director’s Cut che ne consentì la doverosa e tardiva rivalutazione è rimasta per anni accessibile ai soli spettatori disposti ad affrontarne la visione in lingua originale sottotitolata. Frutto di una laboriosa e attenta risincronizzazione, sull’edizione integrale restaurata, delle battute italiane disponibili in entrambe le versioni, e completata da nuovi sottotitoli per le scene presenti nella sola Director’s Cut, l’edizione approntata da Alberto Farina per Rai Movie consente per la prima volta di confrontare i due Heaven’s Gate in trasparenza per valutare l’entità degli interventi inferti negli anni Ottanta e riscoprire un capolavoro controverso e maledetto.
Alla ricerca di un film italiano da accostare a Heaven’s Gate per ambizioni e difficoltà produttive, la scelta è caduta su OcchioPinocchio di Francesco Nuti, che, se rivisto oggi, a vent’anni di distanza, con maggior serenità d’animo ed equilibrio, può regalare delle imprevedibili sorprese...

Ore 17.30 OcchioPinocchio di Francesco Nuti (1994, 139’)
«Supercult pinocchiesco. Disastro produttivo, ma anche affascinante tentativo autoriale megalomane di un comico al massimo del suo successo pronto a giocarsi tutto. Film bizzarro, difficilmente collocabile nel panorama italiano, difeso strenuamente da Nuti, che ci ha speso tre anni di lavoro, scrivendolo, dirigendolo, interpretandolo e parzialmente producendolo, portandolo a termine un anno dopo la sua prevista uscita di Natale ’93. Ma soprattutto è un caso, rarissimo nel nostro di cinema, di film monstre, di eccesso autoriale che si scontra con il potere della produzione, rappresentata in questo caso dalla coppia Cecchi Gori-Berlusconi [...]. A novembre del 1993, infatti, il film venne interrotto (“per la mia ‘probabile labilità’, questa è la causa ufficiale che ho letto. Ma io stavo benissimo” dice Nuti), gli studi vennero smontati e sembrò che tutto il progetto andasse in fumo. Le tesi erano diverse. Si parlava di eccessi di spese di lavorazione, di follie registiche [...]. A un anno esatto di distanza, Francesco Nuti riesce a riprendere in mano il suo film, a terminare le riprese e a lanciarlo in sala per Natale. [...] Il film è troppo lungo, non ben funzionante, perché si passa dall’eccesso iniziale di film alla Cimino a un minimalismo pieraccioniano. Il pubblico non ci va, ha capito che siamo di fronte a un’operazione Joan Lui, e non è interessato a un Nuti-Pinocchio, al comico che vuole far l’autore, vuole le vecchie storie comiche-romantiche. E Pieraccioni è dietro l’angolo. Nuti, comunque, riuscirà a risollevarsi dal suo Occhiopinocchio, che rimane a tutti i livelli un film di culto, eccessivo e bizzarro» (Giusti).

Ore 20.00 Heaven’Gate di Michael Cimino (I cancelli del cielo, 1980, 219’)
«Wyoming, 1890: ricchi baroni del bestiame assoldano dei mercenari per sterminare i poveri contadini immigrati, ladri presunti e comunque per necessità. […] Atipico, maestoso e curatissimo western (sceneggiato dallo stesso Cimino), che contemporaneamente celebra e distrugge il mito della frontiera. Determinò il fallimento della United Artists, che spese 44 milioni di dollari incassandone 1 e mezzo, e stroncò la carriera di Cimino, sottoposto a ostracismo dalle vaie major (per paura di disavventure produttive) e al linguaggio ideologico da parte della critica Usa per l’attacco frontale al Sogno Americano. Tempi lunghi, storia “incoerente” e ritmo fluviale non sono difetti ma virtù di questo film maledetto, che lascia senza fiato anche per la straordinaria fotografia di Vilmos Zsigmond» (Mereghetti).
Per gentile concessione di Metro Goldwyn Mayer e in collaborazione con Rai Movie.
Ingresso gratuito

Sabato 14 febbraio

Cinema e psicanalisi: Un mondo precario

Cinema e Psicoanalisi hanno diversi punti in comune: nati e sviluppatisi nello stesso periodo storico, hanno continuato ad influenzare, con la propria ricerca, la cultura e l’arte da versanti diversi. Partendo da un incontro fecondo d’interessi, la Società Psicoanalitica Italiana e il Centro Sperimentale di Cinematografia hanno da alcuni anni avviato delle iniziative comuni, tra cui il ciclo “Cinema e psicoanalisi”, articolato con delle proiezioni mensili al Cinema Trevi, giunto alla quinta edizione. Il tema della programmazione 2015 è un argomento di drammatica attualità: la precarietà. La psicoanalisi se, da un lato, si è sviluppata partendo dallo studio dei processi psichici che strutturano la nostra vita mentale, d’altra parte ci interroga anche su come certe condizioni di disagio, anche esterno, finiscono per interagire con i nostri livelli più profondi in un rimando tra realtà interna e mondo reale. Con tali presupposti il tema della precarietà verrà affrontato nei diversi terreni in cui emerge come la vecchiaia, la sessualità, la malattia, l’adolescenza, ma anche nelle situazioni sociali legate alle difficoltà nel mondo del lavoro e in quello dei migranti. Parteciperanno agli incontri (introdotti e coordinati da Fabio Castriota, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana) registi, critici e psicoanalisti.

Ore 17.00 Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini (1964, 93’)
«Nel 1963 Pasolini girò un film-inchiesta sulla sessualità, percorrendo tutta la penisola, dalle grandi città alle campagne e chiedendo a passanti, contadini, operai, calciatori famosi, studenti, commercianti, a persone comuni appartenenti a diversi ceti sociali, che cosa ne pensassero dell’erotismo e dell’amore. Dalle risposte degli intervistati, soprattutto quelli di estrazione borghese, uscì un’immagine complessiva del nostro Paese ipocrita, costituita di frasi fatte e di luoghi comuni; le persone appartenenti a classi sociali meno abbienti fornirono risposte più spontanee» (Angela Molteni).

Ore 18.45 Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci (1972, 129’)
Un uomo di mezz’età e una ragazza si incontrano casualmente in un appartamento in affitto, che farà da scenario a travolgente relazione sessuale e, in controluce, umana. «Ero partito per fare un film su una coppia, ma invece ho fatto un film su due solitudini. Esattamente nel momento in cui Maria sorpassa Marlon per strada e si volta a guardarlo, ho compreso che ciascuno dei due era condannato alla solitudine» (Bertolucci). «La prima di Ultimo Tango a Parigi […] ha avuto luogo in chiusura del New York Film Festival, il 14 ottobre 1972. Questa data dovrebbe diventare una pietra miliare nella storia del cinema […]. Questo dev’essere il più potente film erotico mai realizzato, e potrebbe diventare anche il film più liberatorio che ci sia […]. Ho cercato di descrivere l’impatto di un film che ha lasciato in me l’impressione più forte in quasi vent’anni di carriera. Questa è una pellicola di cui la gente continuerà a dibattere, credo, finché esisteranno i film» (Pauline Kael).

Ore 21.00 Incontro con Carla Dugo Visco e Salvatore Piscicelli, moderato da Fabio Castriota.

A seguire Il corpo dell’anima di Salvatore Piscicelli (1999, 110’)
«Ernesto, ricco vedovo di 64 anni senza figli, abita da solo in una grande casa di un quartiere borghese di Roma. Da solo passa anche gran parte delle giornate, vivendo la solitudine come scelta consapevole e in fondo soddisfacente. Sceneggiatore per il cinema, inattivo da tempo, accetta la proposta di un regista pubblicitario di lavorare ad un copione sulla vita di Teresa d’Avila. Venutagli a mancare la cameriera filippina, Ernesto assume la giovane Luana, che si occupa delle pulizie del condominio. Luana è ignorante e goffa, vitale e sensuale, tanto efficiente sul lavoro quanto seduttiva nei movimenti e negli atteggiamenti. Ernesto si sente sempre più attratto da lei, e la convince ad allungare l’orario di lavoro con permanenze anche notturne». «Il napoletano Salvatore Piscicelli, che dell’autore è tra i pochi nel cinema italiano di oggi a conservare intatto il pedigree (e della creatività napoletana è portatore da molto tempo prima che questa diventasse un fenomeno alla moda), ha realizzato un’opera coraggiosa, un’opera probabilmente non riuscita del tutto ma semplice e complessa al tempo stesso come sono sempre le opere che esprimono autenticità, che mette in scena ciò cui di solito il cinema artistico allude soltanto». (D’Agostini). Ingresso gratuito


Domenica 15 febbraio

Cineteca Classic: Louis Malle

Primo appuntamento dedicato a uno dei cineasti francesi più antiborghesi nella storia del cinema d’Oltralpe. «Grande borghese nemico della borghesia, in venti film narrativi e otto documentari importanti, da Les amants (1958) a Il danno (1992), con calma eleganza Malle ha violato i tabù inviolabili: l’alta condizione sociale e la mistica della maternità sconfitte dalla passione carnale improvvisa, l’incesto tra madre e figlio raccontato come un gioco occasionale e lieve, la naturalezza d’una prostituta dodicenne in un bordello americano, la scelta fascista durante l’occupazione in Francia da parte d’un contadino diciassettenne descritta come un percorso comprensibile, le pulsioni rivoluzionarie borghesi del Sessantotto irrise, l’Edipo capovolto. Nato nel Nord della Francia, terzo dei sette figli d’una famiglia di ricchi industriali d’origine alsaziana, educato in un collegio di Gesuiti e nel collegio di Carmelitani vicino a Fontainebleau evocato in Arrivederci ragazzi, obbligato nell’adolescenza a vivere isolato e protetto a causa d'una insufficienza cardiaca (Soffio al cuore), Malle è precoce: “Ho letto Gide a tredici anni”. A diciassette anni si iscrive all’Idhec, la scuola parigina di cinema (il suo film-diploma di cinque minuti mostra, come La mia cena con André, due persone in attesa di qualcuno che non arriva) e comincia presto a lavorare come assistente di Jacques Cousteau per Il mondo del silenzio. A venticinque anni dirige il suo primo film, Ascensore per il patibolo: è già sposato con Anne-Marie Deschodt, da cui divorzia per poi risposarla e infine separarsene; nel 1980 ha sposato Candice Bergen. […] “Non so cosa sia il cinema politico. Credo che i film d’autentica importanza politica non siano quelli militanti, il cui unico scopo è confermare una posizione già acquisita, una retorica già esistente, ma quelli che scuotono, che turbano, che obbligano alla riflessione”, afferma Louis Malle. Il regista lo diceva nel 1976. Diceva anche: “Io non credo alla democrazia, non ci ho mai creduto. è una parola che corrisponde a una realtà in cui la classe dominante può permettersi il lusso di dare l’impressione che sia il popolo a governare. Ma non è il popolo che governa, si sa benissimo...”» (Tornabuoni).

Ore 17.00 Il danno di Louis Malle (1992, 111’)
Stephen Fleming, un cinquantenne conservatore inglese, sottosegretario del Governo di sua Maestà ha una quieta e gradevole moglie (Ingrid), un figlio giornalista (Martyn) e una splendida casa. Il giorno in cui conosce Anna Barton, la giovane fidanzata del figlio, è immediatamente attratto da lei: è un delirio e una follia perché gli incontri amorosi con la donna si ripeteranno. «Poche volte si è vista riprodotta con tanta esattezza l’urgenza, la tenerezza, la ferocia di quel sentimento sempre così difficile da rappresentare che è l’amore fisico. Mentre resta volutamente ambiguo il senso della parabola» (Ferzetti).

Striplife: un giorno a Gaza 
«Striplife è un film corale che racconta la striscia di Gaza. Nell’arco narrativo di una giornata, le storie dei personaggi si fondono alla descrizione del contesto ambientale. Uomini e donne che resistono, capaci di tenerezza e sorrisi, determinati a non soccombere a condizioni di vita che appaiono impossibili. Il film nasce da un progetto collettivo ed è stato realizzato da videomakers italiani e palestinesi, condividendo idee, storie, visioni e competenze tecniche. Non un film su Gaza, ma con Gaza» (dalle note di regia di Striplife).

Ore 19.00 Striplife - Gaza in a day di Nicola Grignani, Alberto Mussolini, Luca Scaffidi, Valeria Testagrossa, Andrea Zambelli (2013, 60’)
Striscia di Gaza. Un evento inspiegabile è avvenuto durante la notte: decine di mante si sono arenate sulla spiaggia principale di Gaza City. Carretti di pescatori accorrono su tutta la Striscia per accaparrarsi pesce fresca. Intanto la città si sveglia. Antar sprona il fratello ad alzarsi, è il grande giorno, nel pomeriggio inciderà il suo primo disco. Noor si trucca, dovrà apparire davanti alle telecamere. Jabber è già nel campo. Gli spari dei fucili gli ricordano che vive nella zona cuscinetto che separa Gaza da Israele. Un corteo si snoda per le strade. Moemen è lì per fare il suo lavoro, il fotografo. Al porto una barca rientra con lo scafo trivellato dai proiettili. Il canto del muezzin invade lo spazio, moltiplicato dai minareti. Come in un sogno, i ragazzi del Parkour Team piroettano in un cimitero. La vita nella Striscia si snoda fino a notte. Distribuito da Lab 80 Film.
Per gentile concessione di Lab 80 Film - Ingresso gratuito

Fatti e strafatti 
«Immagino tutti ricordiate Sabrina di Billy Wilder, un capolavoro irripetibile. Nel 1995 ne fu fatta una nuova versione firmata Sydney Pollack con Harrison Ford nella parte che fu di Bogart. Con tutto l’amore che nutro per Pollack, non riuscii a terminarne la visione. Uscii dal cinema con le paturnie chiedendomi che senso ha rifare una cosa che è perfetta. Sarà inesorabilmente una brutta copia. In scultura vi sono molte rappresentazioni della Pietà, ma nessuno ha mai pensato di rifare quella di Michelangelo, mentre nel cinema è normale che i film riusciti siano soggetti a periodici tagliandi dove si sostituiscono per intero i “pezzi”. Questa rassegna intende compiere una ricognizione nello “sfasciacarrozze” della settima arte rovistando tra i pezzi originali dei più acclamati modelli, quasi tutti “assemblati” durante l’era del Muto e, più che “rifatti”, successivamente “strafatti”. Diciamo che è una rassegna vagamente polemica, ma come sempre spinta dalla più appassionata e divertita curiosità. Buona visione e buon ascolto» (Antonio Coppola).

Ore 21.00 La passion de Jeanne d’Arc di Carl Theodor Dreyer (La passione di Giovanna d’Arco, 1928, 95’)
«Processo e morto sul rogo di Jeanne d’Arc (1412-31), giovane contadina lorenese, concentrati in una sola giornata (14 febbraio 1431): la Pulzella d’Orléans raccontata come vittima e martire, donna che soffre, opponendo intelligenza, umiltà e la sua solitudine ai giudici di Rouen. Uno dei capolavori del muto, e un vertice nella carriera del danese Dreyer che si serve del primo piano (quasi metà del film) per risolvere l’arduo problema del film storico: col primo piano compensa il tempo con lo spazio e riporta al presente lontani fatti storici: il volto umano come specchio dell’anima e del suo destino. Fondato sulla plasticità dell’inquadratura e sui valori ritmici del montaggio, è in un certo senso il capolavoro dell’espressionismo e, forse, l’unico film espressionista non contaminato da elementi letterari e teatrali. Splendido bianconero di Rudolf Maté» (Morandini).
Accompagnamento musicale del M° Antonio Coppola


Martedì 17 febbraio

Omaggio a Francesco Rosi

Il 10 gennaio 2015 si è spento uno dei più grandi autori del cinema italiano, Francesco Rosi. A tal proposito ha scritto lo storico Gian Piero Brunetta: «Tra i registi del dopoguerra Rosi si inserisce in una grande linea – in cui si collocano […] anche Welles, Huston, Losey, Kubrick, Kurosawa – di autori per cui la vocazione realistica implica anche la capacità naturale di passaggio dal piano della realtà a quello del sogno, senza soluzioni di continuità. Fellini e Bergman fanno parte di un gruppo che si muove in direzione analoga, ma su percorsi paralleli. […] I film di Rosi non hanno mai una struttura in cui l’orizzonte si viene restringendo e per via di esclusioni venga improvvisamente imboccata la strada che porta alla rivelazione finale degli enigmi e alla risoluzione dei misteri. La scomposizione della linearità narrativa a favore di una forma che si potrebbe chiamare a grafo sparso fa sì che lo spettatore venga condotto lungo un percorso labirintico in cui sempre i processi di occultamento e cancellazione della verità prevalgono sulla rivelazione. A mano a mano che si avanza di fatto i nodi non si risolvono, né la verità si avvicina. Sia le cause che le soluzioni si raddoppiano, si scompongono in un gioco di specchi e rifrazioni, si dilatano ipertroficamente a ventaglio. I colpevoli non vengono scoperti, le zone d’ombra sembrano occupare uno spazio crescente nella nostra storia. Gli interrogativi senza risposta si moltiplicano. Che sia il contesto a interessare Rosi si capisce presto: la figura di Giuliano, ad esempio, non è soggetto drammatico dell’azione né viene mai ripresa direttamente. Lo si vede di profilo, di spalle, a distanza, in campo totale, se ne sente la voce fuori campo, ma il procedimento registico mira a illuminare cause ed effetti delle sue azioni».

Ore 17.00 Salvatore Giuliano di Francesco Rosi (1962, 123’)
Subito dopo la liberazione della Sicilia Salvatore Giuliano, già fuorilegge per aver ucciso un carabiniere, costituisce una banda ed entra a far parte dell’esercito separatista. Quando l’esercito viene sciolto Giuliano torna a essere un bandito. «Bellissimo, intenso film; mai la Sicilia era stata rappresentata nel cinema con così preciso realismo, con così minuziosa attenzione. E ciò discendeva da un giusto giudizio – morale, ideologico, storico – sul caso Giuliano» (Sciascia). «Secondo me, nessun regista, mai, è riuscito a ricreare una realtà con tanta esattezza, con tanta potenza» (Soldati). Tre Nastri d’Argento: film (ex aequo con Le quattro giornate di Napoli), fotografia, musica.
Restauro a cura della Cineteca di Bologna

Ore 19.15 Incontro con Roberto Andò, Fabrizio Corallo, Raffaele La Capria, Stefano Rulli
moderato da Emiliano Morreale

Ore 21.00 Le mani sulla città di Francesco Rosi (1963, 100’)
Nel centro di Napoli alla vigilia delle elezioni amministrative crolla un palazzo e alcune persone muoiono sotto le macerie. Scoppia uno scandalo e inizia un’indagine della magistratura, che coinvolge un noto imprenditore, Edoardo Nottola (Rod Steiger), candidato per un partito di destra. «È ammirevole che con delle storie di immobili, di battaglie elettorali e di discussioni al consiglio comunale, Rosi ci appassioni a questo punto. Si pensa a Preminger, al suo vigore, alla solidità dei suoi racconti, ma Le mani sulla città, più mosso, più serrato di Tempesta su Washington, emana anche più calore» (Jean-Louis Bory). Leone d’oro al Festival di Venezia.
Copia restaurata a cura della Cineteca Nazionale


18 - 22 Febbraio

Massimo Girotti: cronaca di un attore

La Cineteca Nazionale rende omaggio a Massimo Girotti, in occasione della pubblicazione della prima monografia italiana a lui dedicata. «Quella di Massimo Girotti è una carriera lunghissima fatta di traguardi passati spesso inosservati. Per capirne la misura bisogna partire dal suo temperamento di uomo schivo e riservato, non alla ricerca di facili successi ma bisognoso di rafforzare una propria solidità umana e affettiva. Discosto dal cliché dell’artista “genio e sregolatezza”, Girotti raramente si è allontanato dai saldi valori ai quali era stato educato. E se proprio nelle scelte professionali ha dato prova di carattere anticonvenzionale, nella vita privata Girotti ha invece mantenuto esemplarmente equilibrio e semplicità, incarnando una sorta di regolarità nell’arte» (dall’introduzione di Roberto Liberatori, autore del libro Massimo Girotti: cronaca di un attore, Teke Editori - Centro Sperimentale di Cinematografia, 2015).

Mercoledì 18 febbraio

Ore 17.00 Knock-out! Harlem di Carmine Gallone (1943, 90’)
«Girotti è Tommaso Rossi, un giovanotto di provincia dal volto paffuto e imberbe che si reca a New York per trovare il fratello, Nazzari, imprenditore edile felicemente integrato nella comunità italiana. Con una laurea in architettura nel cassetto si trasforma di punto in bianco in Tom Ross, pugile di successo, dopo aver steso con un destro un famoso pugile in un locale di Harlem. Con questo film Girotti torna ad essere utilizzato per le sue capacità atletiche in un film voluto per propaganda antiamericana e un po’ razzista» (Liberatori).

Ore 18.45 Un giorno nella vita di Alessandro Blasetti (1946, 117’)
«La vicenda di un gruppo di partigiani che trova rifugio in un monastero di clausura, portandovi scompiglio e morte. […] Girotti se la vede con un personaggio tormentato anima e corpo, reso con toni di composta sofferenza. È il partigiano Monotti che, sdraiato su un lettino a cui lo costringe una ferita, riconosce nella badessa Elisa Cegani la donna amata in passato. Come il protagonista di una tragedia greca, consumato dai sensi di colpa, Girotti matura la consapevolezza di non poter sfuggire alle proprie responsabilità e con un pianto liberatorio implora il perdono della donna, confessando di averle ucciso il marito» (Liberatori).

Ore 21.00 Incontro con Arnaldo Catinari, Liliana Cavani, Massimo Guglielmi, Roberto Liberatori, Giuliano Montaldo. Nel corso dell’incontro verrà presentato il libro di Roberto Liberatori "Massimo Girotti: cronaca di un attore", moderato da Laura Delli Colli

 A seguire In nome della legge di Pietro Germi (1949, 100’)
«Il personaggio del pretore Guido Schiavi inviato in Sicilia sembra un abito cucito su misura per lui: coraggioso e altruista, incrollabile di fronte alle minacce e alla corruzione… quello che si dice un personaggio attraente. La stessa struttura del film è capace di avvincere lo spettatore e farlo partecipe delle vicende del protagonista, che da una granitica risolutezza iniziale si ritrova contro tutti, ferito in un attentato, ma tuttavia capace di risollevarsi e rinnovare il proprio impegno contro il lassismo delle autorità e la violenza della mafia» (Liberatori)Ingresso gratuito


Giovedì 19 febbraio

Ore 17.00 Idoli controluce di Enzo Battaglia (1965, 95’)
«Tutto italiano è invece il film Idoli controluce di Enzo Battaglia, che, a metà strada tra fiction e documentario, porta sullo schermo un momento di crisi nella carriera del calciatore Enrique Omar Sivori, che segnerà il suo passaggio dalla Juventus al Napoli. Girotti vi interpreta il ruolo di uno scrittore mondano e fascinoso, completamente estraneo al calcio, incaricato dal suo editore di scrivere un libro sul fuoriclasse argentino. Il film è sicuramente originale per le riprese e il montaggio, ma non sa decidersi fino in fondo se intraprendere la strada dell’inchiesta sul mondo del pallone o abbracciare il racconto delle vicende private dello scrittore» (Liberatori).

Ore 19.00 Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni (1950, 102’)
«Cronaca di un amore mostra […] la consapevolezza che Girotti aveva della propria personalità cinematografica, della propria capacità di rendere credibili personaggi più complessi e inquietanti, uomini spinti da conflitti psicologici a vivere in uno stato di confusione. Come il personaggio di Guido Garroni, un uomo dalla debole volontà che per amore si lascia irretire da una donna ricca e annoiata nei suoi torbidi piani di morte. Un ruolo che ricorda, per qualche verso, quello viscontiano di Gino, proprio per la fragilità di carattere e per l’umanità e il bisogno di redenzione che lo rendono più accettabile rispetto alla figura della donna. Girotti si presenta nel film con un’immagine diversa, nell’insieme più matura ma anche meno seducente che in passato: i capelli bruni e composti, lo sguardo spento, l’abbigliamento cittadino a conferirgli un aspetto anonimo e conformista» (Liberatori).

Ore 21.00 Ossessione di Luchino Visconti (1943, 140’)
«Ossessione, che prende spunto dal romanzo americano Il postino suona sempre due volte di James M. Cain, racconta la storia di due amanti diabolici che progettano un omicidio, ambientata nella provincia tra Ancona e Ferrara. […] L’immagine di Girotti era legata a quella di eroe positivo, dal fisico forte e gentile e l’animo virtuoso. Per il pubblico è Arminio, o il pilota Rossati, riconoscibile per gli occhi chiari e la corporatura da gladiatore moderno, piuttosto che per la qualità delle interpretazioni. Visconti offre a Girotti il destro per cambiare corso alla carriera, e lui si abbandona fiducioso nelle mani dell’amico» (Liberatori).


Venerdì 20 febbraio

Ore 17.00 Scusi, facciamo l’amore di Vittorio Caprioli (1968, 92’)
«La stessa cosa accade di lì a poco a Girotti nel film Scusi, facciamo l’amore, diretto da Vittorio Caprioli, con il suo ruolo del “signorino” Alberto Tassi, un attempato gigolò che ha costruito la propria fortuna come amante di ricche e annoiate signore della borghesia milanese. Nella sequenza in cui dà consigli sulle migliori piazze in cui trovare una sistemazione al più giovane Pierre Clementi, Caprioli fa quello che Visconti aveva fatto con la Mangano [ne La strega bruciata viva, episodio de Le streghe, n.d.r.]: prende Girotti, immagine di bellezza e mascolinità per oltre due decenni, e lo mostra sfatto, preoccupato di chili che si prendono e di capelli che si perdono, alle prese con massaggi e attività fisica per combattere i segni del tempo ed essere competitivi sul mercato» (Liberatori).

Ore 19.00 Il mio corpo con rabbia di Roberto Natale (1972, 80’)
«In Il mio corpo con rabbia di Roberto Natale il suo ruolo è quello di Gabriele, il padre di una disadattata con turbe affettive. La ragazza è ossessionata dalla figura del padre: lo accusa di essere anaffettivo e di considerarla un oggetto da collocare in società, e si adopera per distruggere la sua felicità, il suo mondo di certezze. Senza, però, riuscirci, né ispirare alcuna simpatia nello spettatore. Al contrario, è proprio il personaggio interpretato da Girotti a uscire vincente dallo scontro generazionale messo in scena dalla pellicola. Portatore di valori, solido e saggio, ha la meglio su tutti i protagonisti. Ancora una volta Girotti era riuscito a mettere le mani su un personaggio che non lo condannava in secondo piano, ma aveva una funzione ben precisa nell’insieme. Il regista Roberto Natale, nel rendere il pensiero fisso della ragazza sul padre, mantiene presente l’immagine dell’attore dall’inizio alla fine del film, con inquadrature che scrutano i suoi movimenti e ogni espressione del volto» (Liberatori).

Ore 21.00 Ossessione di sangue di Daniel Tinayre (1959, 107’)
«Pressoché sconosciuta è anche la sua esperienza di lavoro in Argentina nel 1957, dove Girotti è il protagonista di una nuova versione cinematografica di La bestia umana di Émile Zola, nel ruolo che prima di lui era stato di Jean Gabin nel 1938, diretto da Jean Renoir, e poi di Glenn Ford pochi anni prima, nel ’54, per la regia di Fritz Lang. A stringere i contatti con Girotti è l’attrice protagonista del film, Ana Maria Lynch, considerata una delle donne più belle del cinema argentino, durante un viaggio in Italia alla ricerca dell’interprete giusto. […] La storia è quella di Pedro Sandoval, un macchinista ferroviario che vive una vita segreta e febbrile. Dietro l’apparenza dei modi gentili, da grande lavoratore, Pedro nasconde con tormento la sua incapacità di relazionarsi con le donne, se non in maniera brutale. L’uomo viene trascinato in un torbido piano criminale da un superiore violento e cinico e dalla bella moglie di lui, Ana Maria Lynch, per la quale perde la testa» (Liberatori).


Sabato 21 febbraio

Ore 16.30 La strada lunga un anno di Giuseppe De Santis (1958, 143’)
«Un affresco sul mondo contadino che il regista è costretto a girare nell’ex Jugoslavia, perché boicottato dai produttori a causa della sua militanza politica e del suo rifiuto di portare i contenuti verso quelli più evasivi della commedia di costume. La strada lunga un anno racconta, infatti, la storia della rocambolesca costruzione di una strada da parte di vigorosi contadini che si ribellano a un destino di povertà. […] Per il ruolo di Chiacchiera, un simpatico anarchico che affronta la vita con allegria, De Santis vuole con fermezza l’amico Girotti, che riesce a valorizzare in un registro recitativo insolito, utilizzando l’espediente di renderlo goffo e adorabile allo stesso tempo. […] Girotti si presenta sullo schermo, fin dalla prima inquadratura, completamente diverso e insolito. Mai era apparso così smagrito e imbruttito in nessun film, tanto da confondersi, con le sue ossa aguzze e la barba scura e incolta, con le fisionomie meno raffinate o sgraziate delle comparse slave, con impressi nel volto i segni della povertà» (Liberatori).

Ore 19.00 L’Agnese va a morire di Giuliano Montaldo (1976, 134’)
«Tra i primi registi a raccogliere la sua aspirazione a più dignitose produzioni è Giuliano Montaldo che lo sceglie per il ruolo del partigiano Palita in L’Agnese va a
morire. In realtà Montaldo arriva a lui con un certo imbarazzo. La parte è piccola, ha paura di non far cosa gradita all’attore di Visconti e Pasolini con un ruolo marginale. Ma Girotti accetta, con sua sorpresa, e generosamente, sapendo che il film conta su un budget modesto. Altri avevano tentato, senza riuscirci, di portare sullo schermo il libro di Renata Viganò, il racconto del risentimento popolare verso l’offesa dell’invasione nazista. […] Il personaggio di Palita riporta Girotti tra il fango alto e vischioso della pianura padana, in quegli stessi luoghi dove il Gino Costa di Ossessione aveva vissuto la sua cruenta storia d’amore. Montaldo lo cita figurativamente quando l’attore, più vecchio e più saggio, appare sullo schermo con un vecchio Borsalino in testa» (Liberatori).

Ore 21.30 Interno berlinese di Liliana Cavani (1985, 121’)
«Nel cinema, invece, Girotti fornisce una replica perfetta dell’immagine di uomo elegante e sofisticato per il film Interno berlinese di Liliana Cavani. La regista di Portiere di notte e La pelle aveva ricostruito l’ambiente sociale delle ambasciate e dell’aristocrazia del capitale alla vigilia della seconda guerra mondiale, per raccontare la storia di uno scandalo che travolge la vita di una giovane coppia quando, nel suo ménage, compare una bella giapponese che finisce per sedurli. […] Il rapporto instaurato con la Cavani è ottimo: l’attore si sente apprezzato e benvoluto anche se il suo ruolo nel film, quello di un ufficiale della Wehrmacht, vittima del pesante rigore moralistico della Germania nazista, è minimo. Accarezzato dalla macchina da presa, Girotti fa la sua piccola apparizione nella sequenza della festa in cui viene consegnato, assieme al giovane amante, nelle mani del capo della polizia come un perfetto capro espiatorio. Lo smoking impeccabile e il piglio aristocratico trasmettono una tale maestà da fissare alla sua nuova immagine di attore quella di un’umanità che trascorre l’esistenza all’insegna della distinzione» (Liberatori).


Domenica 22 febbraio

Ore 17.00 Rebus di Massimo Guglielmi (1989, 124’)
«Lo convince invece Rebus, il film debutto di Massimo Guglielmi da un racconto di
Antonio Tabucchi, con una produzione ricca e attori di calibro; qui, sempre elegantissimo, con il volto segnato da una malcelata inquietudine, appare nelle vesti di un aristocratico francese, al centro di un ricatto, costretto a sopportare per amore i tradimenti della giovane moglie Charlotte Rampling. L’attrice di Il portiere di notte, che in quegli anni godeva di una rinnovata notorietà, è solo l’ultima di una serie di partner eccezionali con le quali Girotti aveva avuto l’occasione di recitare nella sua decennale carriera» (Liberatori).

Ore 19.15 Dall’altra parte del mondo di Arnaldo Catinari (1992, 89’)
«L’occasione è l’esordio alla regia del direttore della fotografia Arnaldo Catinari, che firmerà le luci di alcuni tra i più bei film del cinema italiano. Dall’altra parte del mondo non è tra i più importanti della sua carriera, ma permette a Girotti di tornare ad essere protagonista di un film. Il suo ruolo è quello di Aureliano, un vecchio silenzioso che, dopo una vita spesa in Africa, si guadagna da vivere dipingendo ritratti di donne di colore. Nel film gli accade di tutto: di uccidere due uomini e poi spacciare droga per salvare una donna africana dai suoi sfruttatori. L’aspetto più interessante è che, con questo film, Girotti prende confidenza con il personaggio di un uomo anziano che fa da mentore a una donna giovane, personaggio che sarà ripreso anni dopo per il film che coronerà la sua carriera d’attore. Per il resto, la pellicola emoziona nelle scene in cui Girotti ritrova sul set dopo quarant’anni l’attrice Marina Berti, la sua partner di Ai margini della metropoli, che nel film interpreta il ruolo di un’amante giovanile. […] Il loro nuovo e breve incontro è segnato da un’ombra di malinconia e dalla grazia e l’intelligenza che i due attori sanno dare ai loro personaggi» (Liberatori).

Ore 21.00 La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek (2003, 107’)
«L’offerta di Ozpetek e Romoli arriva a Girotti sulla soglia degli ottantaquattro anni e dopo un periodo di inattività: due anni lunghissimi e penosi per un attore che non riusciva a stare lontano dal set e nel corso dei quali aveva in cuor suo abbandonato l’idea di una parte da protagonista […]. Avrebbe dato animo al personaggio centrale di Davide, un uomo alle prese con i meandri della memoria, una memoria dolorosa e piena di rimpianti, che fa da mentore a una giovane donna, incitandola a ritrovare se stessa e a pretendere una vita migliore. Accanto a lui attori giovani e popolari come Raoul Bova, Giovanna Mezzogiorno e Filippo Nigro, secondo uno schema efficace, che sarà una delle cifre stilistiche di Ozpetek, che unisce nuovi modelli divistici, vicini al pubblico delle sale, con vecchi leoni ruggenti» (Liberatori).

Cinema Trevi
Vicolo del Puttarello, 25  Roma
Tel: 0672294301 – 389   
Ingresso: 4 euro – rid. 3 euro 

12 febbraio 2015

Giornata dedicata alla Ferrovia San Marino - Rimini

Ferrovia San Marino - Rimini: Ferrovia "NON" Dimenticata


L’Associazione Treno Bianco Azzurro (ATBA) con il Patrocinio delle Segreterie della Repubblica di San Marino: al Territorio e Ambiente, all’Industria, Artigianato e Commercio, al Turismo all’Istruzione e Cultura agli Interni e Giustizia e con il Patrocinio dell’Unesco, presenta il giorno 1 marzo 2015, la “Giornata dedicata alla Ferrovia San Marino - Rimini”.

La Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate è una ricorrenza istituita per valorizzare i tratti ferroviari abbandonati, stimolare nell'opinione pubblica il valore sociale, la memoria storica e l'interesse pubblico verso la ferrovia e proteggere il patrimonio ferroviario storico.

La Ferrovia San Marino-Rimini fu costruita tra il 1928 e il 1932 e inaugurata il 12 giugno 1932. Il tratto costruito in territorio sammarinese comprendeva ben 17 gallerie, 4 delle quali scavate nel Monte Titano e perciò comprese nell'area iscritta nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO dal 2008. Il tracciato, completamente elettrificato, era considerato, per l'originalità delle soluzioni tecnologiche adottate, un impianto all'avanguardia, un vero capolavoro dell'ingegneria dell'epoca. Durante la seconda guerra mondiale, precisamente il 26 giugno 1944, la Repubblica di San Marino, benché neutrale, fu bombardata e il tracciato venne interrotto per danni alla rete elettrica. L'ultima corsa fu effettuata l'11 luglio 1944. Durante il periodo del fronte, con l’approssimarsi degli alleati alla Linea Gotica, le gallerie diedero riparo a migliaia di rifugiati che cercavano la salvezza nel territorio della piccola Repubblica.

Nel 2012, in occasione dell'80° anniversario dell'inaugurazione, una delle elettromotrici e un carro merci sono stati completamente restaurati e resi funzionanti. Inoltre un tratto del tracciato (circa 700 m., molti dei quali all'interno della Galleria Montale) è stato ripristinato. In questo modo l'elettromotrice AB 03, il 12 giugno 2012 ha potuto gloriosamente compiere una significativa, anche se breve, nuova corsa, dopo una sosta forzata durata sessantotto anni.

Per celebrare la Giornata Mondiale delle Ferrovie Dimenticate la Repubblica di San Marino propone un interessante programma, mirato a valorizzare il passato, far conoscere il presente e pensare al futuro della sua ferrovia "non" dimenticata.
Programma:

Ore 14.45
Incontro e partenza per una breve passeggiata attraverso le gallerie Borgo e Montalbo e ritorno
Parcheggio dietro la Stazione della Funivia, Borgo Maggiore

Ore 15.15
Dibattito
Ferrovia "non dimenticata San Marino-Rimini: Ieri - oggi - domani...
Sala Joe Cassar (Ex International), Borgo Maggiore
L'evento è organizzato dall'Associazione Treno Bianco Azzurro, con il patrocinio delle Segreterie di Stato Territorio e Ambiente, Industria Artigianato e Commercio, Turismo, Istruzione e Cultura, Interni e Giustizia. La manifestazione ha ottenuto inoltre il prestigioso patrocinio dell'UNESCO.
Associazione Treno Bianco Azzurro

Sede: Vicolo del Macello, 7 – 47890 Repubblica di San Marino
Tel. 335 84 93 861   E-mail: info@trenobiancoazzurro.sm
Pagina Facebook: Associazione Treno Bianco Azzurro

"IPPOPOTAMO BALLERINO", Spettatori protagonisti con le scuole

Ippopotamo Ballerino
Lo Spettacolo interattivo per
 antonomasia!!

Da una idea di Enzo Fasoli - Regia di Enzo Fasoli

Nella savana incontriamo un ippopotamo che insegue il sogno di diventare il più famoso ballerino di tutto il Regno. A breve ci sarà la gara di ballo: “Si cercano Leoni, Zebre, Giraffe, Elefanti, Scimmie pronti a ballare per il titolo di “Danzatore Selvaggio”.  Per arrivare alla gara di ballo dobbiamo trovare bambini  con fantasia pronti a disegnare, a dipingere, ad ascoltare e inventare la storia dell’Africa. Solo allora si darà il via alla gara di ballo. Riuscirà L’IPPOPOTAMO a dimostrare a tutto il Regno Animale che può essere un ballerino perfetto? Al pubblico l’ardua sentenza. Chi non ricorda le proprie favole dell’infanzia raccontate ai grandi quando ancora non sapevamo né leggere né scrivere? Uno scrittore si ricorda della sua infanzia e di un vecchio libro fotografico dal quale la sua fantasia creava mille favole e ora con l’aiuto dei bambini vuole far rivivere la sua Africa.
SI Disegna, SI Colora, SI Gioca, SI Sogna, SI Inventa, SI Balla e SI Impara. Preparatevi a vivere l’Emozione.
Uno spettacolo che senza “l’infanzia di tutti” non esisterebbe!

 “L’ippopotamo” devolve una parte in favore dell’Ospedale Pediatrico San Gaspare di ITIGI in Tanzania


Concorso letterario "Les Dandys Aux Parfums" (l’eleganza di essere Dandy), Prix Parfums d’Orsay

Concorso letterario di scrittura fino al 10 marzo 2015


Narrare significa tessere trama e ordito, cucire i fili di una storia. E spesso le storie si annusano, così come i profumi, così come la carta del libro dove sono dipanate.
Per la prima volta il concorso di scrittura WriteWear si snoda sull'onda dell'olfatto, avviando un'importante collaborazione con Parfums d'Orsay, un nome storico della profumeria francese. All'inizio dell'ottocento Alfred d'Orsay, figlio di un conte e di una baronessa e soprannominato “l’archange du dandysme” (l'Arcangelo del Dandismo) per via del suo gusto eccellente e del suo occhio per i dettagli, si innamorò della bella Marguerite e decise di dedicarle un profumo. La storia della Maison ha inizio proprio nel 1830 a Parigi e continua oggi grazie alla direzione di Marie Huet che, affascinata dal personaggio del conte d’Orsay, ha rilevato il marchio nel 2007.
Con WriteWear, concorso letterario attivo dal 2011 nell’ambito del progetto pfgstyle.com, si celebra dunque l'essenza, come portatrice di emozioni, ma anche un tipo di eleganza e di stile di vita che si incarna nella figura del Dandy, che sia uomo o donna.

Come ieri anche oggi Parfum D’Orsay Paris crea delle fragranze magnifiche, molto sofisticate e originali, racchiuse in un flacone di rara bellezza. - racconta Marie Huet -  Sono stata attirata dal progetto pfgstyle.com di Patrizia Finucci Gallo, perché incarna il mito del Dandy al femminile, con charme e sensualità. Sono stata letteralmente catturata dal suo senso estetico e dalla sua filosofia artistica così simile a quella del Conte D’Orsay: il suo stile infatti rispecchia moltissimo la nostra fragranza La Dandy. Questo ci ha condotto ad unire i nostri universi, il Profumo e la Scrittura, e a ideare questo concorso”.

Il concorso culminerà con la premiazione del 28 marzo durante Esxence, l'evento fieristico milanese dedicato al mondo dei profumi. In quella occasione si  proclameranno i vincitori dei racconti brevi sul tema “L’eleganza di essere dandy - racconta un’emozione che ti ha reso speciale”. Quest'anno per la prima volta i vincitori saranno due, un italiano e uno francese, a confermare ancora di più l'internazionalità di WriteWear

E' un'occasione meravigliosa poter delineare i tratti di una figura come il Dandy, declinata anche al femminile - spiega la scrittrice Patrizia Finucci Gallo, fondatrice del sito di moda e letteratura pfgstyle - grazie a questa partnership con Parfums d'Orsay possiamo raccontare l’emozione che ci rende speciali e unici, senza patire la diversità” 

Fino al 10 marzo 2015 sarà possibile inviare il tuo racconto breve (max 1.300 battute spazi inclusi) raccontando in 20 righe il tema “L’eleganza di essere dandy - racconta un’emozione che ti ha reso speciale”. Una giuria composta da scrittori, giornalisti e critici letterari selezionerà i due scritti migliori, rispettivamente tra le proposte italiane e quelle francesi, che saranno premiati con il dono del profumo Le Dandy e La Dandy prodotto da Parfum d'Orsay Paris, viaggio e soggiorno a Milano durante la Fiera. I racconti vincitori saranno inoltre distribuiti nelle profumerie italiane.
Durante questa edizione è prevista l'uscita di un piccolo livre de chevet, trilingue (italiano, inglese, francese) dal titolo Dandy in 10 mosse di Patrizia Finucci Gallo con introduzione di Marie Huet, che sarà distribuita nelle profumerie italiane insieme ai racconti vincitori.

La partecipazione al concorso, senza fini di lucro, è gratuita e aperta a tutti. Non ci sono limitazioni di stile o genere. I concorrenti potranno inviare il proprio racconto breve (max 1.300 battute spazi inclusi) entro il 10 marzo alla mail:

www.dorsay-paris.com  
Parfums d’Orsay Paris è un nome storico della profumeria francese, attivo dal 1830, anno in cui il conte Alfred d’Orsay creò Etiquette Bleue (Etichetta blu) per la sua amata Marguerite. Da quel giorno in avanti, avvertendo il successo di questa prima essenza, d’Orsay diede vita ad alcuni altri profumi. E' in questo modo che è nata la Maison de Parfum d’Orsay Paris, che mantiene ancora oggi il suo nome. Belle de Jour, Bonjour, Divine, Intoxication, Le Dandy, Leurs âmes, Poésie, Tilleul, Voulez-vous,  Arôme 3, Chevalier d’Orsay sono le tante creazioni che hanno lasciato un'impronta nel mondo senza tempo dei profumi. Nel 2007, la giovane Marie Huet, ispirata sia dalla fragranza leggendaria Etiquette Bleue sia dalla bellezza del suo creatore, ha rilevato il marchio e lo porta avanti fino ad oggi.


pfgstyle.com è il primo blog in Italia che contamina moda e letteratura. Inserito nel “Who’s Who” della moda è stato ideato da Patrizia Finucci Gallo, autrice di romanzi quali Sesso in videotel che ha ispirato il film Viol@ interpretato da Stefania Rocca, Il pudore dei sentimenti (Pendragon), Gli ultimi peccati (Sperling & Kupfer), Manuale di scrittura femminile, La prima volta volta (Es editore),  Guida ai piaceri di Bologna (scritta a quattro mani con Francesca Mazzucato, Il Fenicottero), Io non mordo ve lo giuro - Storie di donne immigrate in Italia e I love Islam (Newton Compton) sull’emancipazione delle donne islamiche attraverso la moda.

11 febbraio 2015

“18+ con le regole non si gioca”, Campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione al gioco minorile e problematico

"Programma di Gioco Responsabile" di Lottomatica e Moige


Sabato 14 e domenica 15 febbraio prosegue a Brescia la Quarta Edizione della campagna informativa “18+”, realizzata in collaborazione con il Moige (Movimento Italiano Genitori) e la Fit (Federazione Italiana Tabaccai) per illustrare gli interventi realizzati negli anni attraverso il "Programma di Gioco Responsabile" di Lottomatica, incentrati sulla prevenzione del gioco minorile, del gioco problematico e per la tutela dei giocatori contro i rischi connessi ad un approccio scorretto al gioco.

Il progetto «18+ con le regole non si gioca», che nella scorsa edizione ha coinvolto 160 mila adulti, si presenta anche quest’anno come un vero e proprio tour, dal Nord al Sud Italia. 21 tappe che toccano le piazze di città come Milano, Torino, Genova, Reggio Emilia, Firenze, Bari, Catania, con l’obiettivo di proseguire l’azione di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della prevenzione e del divieto di accesso ai giochi con vincita in denaro per i minori di 18 anni, regolamentato anche dalla legge del 1° gennaio 2011 rafforzato dall’art 7 del D.L. 158/2012.

«La quarta edizione della Campagna “18+” vuole essere un’ulteriore testimonianza dell’impegno costante di Lottomatica in tema di gioco responsabile e della volontà di trovare insieme soluzioni concrete e condivise per una maggiore tutela dei giocatori e dei minori, dove tutti sono chiamati a fare la loro parte sul terreno comune della legalità: concessionari, associazioni di categoria, associazioni per la tutela dei minori, come sempre in stretta collaborazione con il Regolatore» -  ha affermato Fabio Cairoli, Direttore Generale di Gtech-Lottomatica.

Per l’occasione, in Piazzale Miro Bonetti, Lottomatica, Moige e FIT hanno realizzato uno stand all’interno del quale i visitatori possono effettuare un vero e proprio corso interattivo su PC, seguito da due test attraverso i quali è possibile valutare la conoscenza sul tema del divieto ai minori e la presenza di eventuali comportamenti problematici nei confronti del gioco da parte dei genitori.

«I minori non devono giocare e i genitori devono educare i propri figli a non farlo, evitando di compiere, in loro presenza, azioni di partecipazione al gioco. I giochi con vincite in denaro sono riservati agli adulti e tutti devono fare la loro parte per impedire l’accesso ai minorenni, a partire dai rivenditori, che  devono sempre verificare l'età del giocatore – ha commentato Antonio Affinita, Direttore Generale del Moige – movimento genitori - I minori non devono accedere al gioco è un messaggio che tocca tutti gli adulti ed a loro spetta metterlo in pratica con responsabilità, a tutela dei nostri figli».
Fondamentale, per la corretta applicazione della legge, il contributo che può dare la rete di distribuzione. 
«Quella delle tabaccherie è una rete controllata dallo Stato - ha spiegato Giovanni Risso, Presidente della Fit - ed i tabaccai sono costantemente formati grazie a corsi certificati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Ecco perché la Federazione Italiana Tabaccai sostiene, per il quarto anno consecutivo, la Campagna 18+. Perché riteniamo, a pieno titolo, di rivestire un ruolo chiave nel contrasto al gioco minorile».

Il tour, che si concluderà a Roma a maggio 2015, sarà supportato anche da una campagna online e stampa nei territori coinvolti nell’iniziativa.

CAMPAGNA 18+ (Lottomatica-Moige-Fit)
14-15 febbraio 2014
BRESCIA, PIAZZALE MIRO BONETTI
(Antistante il Centro Commerciale Freccia Rossa)

CYBERBULLISMO, un fenomeno ancora in crescita

5 Consigli utili per affrontare il cyberbullismo nelle scuole


Recentemente il fenomeno del cyberbullismo è tornato a far notizia elencando dati preoccupanti: colpisce mediamente dagli 8 anni in su, dilagando tra gli adolescenti. Ne è colpito il 31% dei 13enni e crescendo con l’età arriva ad interessare 1 su 2 ragazzi
Si propaga soprattutto attraverso social media, chat, SMS.


WatchGuard, multinazionale americana che si occupa di sicurezza delle reti, ha rilasciato 5 consigli per invitare gli istituti e i professionisti dell’IT ad arginare il dilagare di questo fenomeno che può distruggere una vita. Per WatchGuard occorre fare fronte unito tra genitori, scuole e responsabili IT degli istituti.


- Controllate l’accesso degli studenti alle app
Gli studenti vogliono accedere a tutte le loro app preferite ma queste possono fornire una piattaforma per il bullismo e far emergere le debolezze della sicurezza. Le app devono essere monitorate e controllate per proteggere gli studenti che le usano e per limitare la banda che richiedono funzionalità come il video sharing.

- Assicuratevi di poter filtrare contenuti criptati
La crescita di protocolli SSL è la naturale conseguenza della necessità di connettere in modo sicuro i dispositivi a Internet. Tuttavia, in casi di cyberbullismo o malware, il traffico HTTPS può ridurre la visibilità e creare rischi per la sicurezza. Accertatevi di avere in uso sistemi appropriati per ispezionare contenuti criptati e sventare attacchi alla rete più avanzati.

- Segmentate la vostra rete e osservate chiaramente le minacce
Separare in modo efficace le reti che contengono informazioni confidenziali da quelle accessibili apertamente agli studenti è fondamentale per proteggere i dati – soprattutto oggigiorno con la crescita esponenziale del Bring Your Own Device (BYOD). Ampliate la visibilità sulla provenienza del vostro traffico di rete e salvaguardate questa separazione richiedendo l’autenticazione e rafforzando le policy di sicurezza.

- Mantenetevi informati sui trend in atto
I dipartimenti IT devono sapere quali siti di social media e quali applicazioni sono popolari tra i loro studenti. Queste informazioni possono essere ottenute osservando il traffico Internet, leggendo pubblicazioni che trattano questi temi e si focalizzano sugli studenti, così come visitando i social media stessi. Una volta che avete identificato i modelli di navigazione, ricordate che i giovani d’oggi sono più esperti di computer di molti adulti e alcuni tenteranno in qualsiasi modo di raggirare le misure di sicurezza restrittive. Poiché gli studenti le provano tutte per trovare espedienti vari, mantenetevi informati sulle ultime problematiche relative alla security e all’hacking: questo può fare la differenza nel proteggere le vostre reti.

- Create un fronte unito attraverso programmi di divulgazione
Il cyberbullismo può accadere in ogni luogo e in ogni momento. Fate in modo che tutti coloro che ruotano attorno alle vite degli studenti sappiano cos’è il cyberbullismo, conoscano i suoi effetti e come sia essenziale prevenirlo. Campagne di informazione e divulgazione possono essere fatte attraverso cartelloni, incontri, workshop.


In un’era in cui anche gli studenti più giovani oggi accedono a contenuti online e le conseguenze del cyberbullismo diventano sempre più serie, la necessità di proteggere bambini e ragazzi non è mai stata così grande” spiega Fabrizio Croce, Area Director SEMEA di WatchGuard Technologies. “WatchGuard si impegna a proteggere gli utenti Internet da azioni illegali, amorali o dannose. Oggi qualsiasi dispositivo può diventare un bersaglio, il che significa che la sicurezza online deve rispondere alle esigenze di ogni individuo. Fornire a chi educa la visibilità che serve per individuare velocemente da dove provengono le minacce, significa poter consentire di agire in tempo reale per proteggere gli studenti.

10 febbraio 2015

"TESTIMONIANZE DI FEDE" su RADIO FRA LE NOTE

Frate Alessandro "La voce di Assisi"


Rita Sberna, l'autrice del libro “Medjugorje. L’Amore di Maria.” nonchè ideatrice e conduttrice del programma radiofonico Testimonianze di Fede su Radio Fra Le Note, intervisterà Frate Alessandro "La voce di Assisi" che condividerà con i radioascoltatori la sua musica e il suo carisma francescano.

TESTIMONIANZE DI FEDE è tutti i lunedi, giovedì e sabato alle ore 11 domenica alle 19 su www.sanmartinodalbaro.it.





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